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Qualcosa si perde tra Carlo e Diana

La celebre serie conserva l’alta qualità delle immagini e della recitazione, ma l’intreccio di scandali sentimentali e istituzionali diventa ripetitivo con metafore troppo facili e figure superficiali e macchiettistiche

di Chiara Checcaglini

Drama. Elizabeth Debicki è Diana e Dominic West è Carlo

2' di lettura

Preceduta dal peso di essere la prima stagione dopo la morte della regina, e da rinnovate polemiche sul rapporto tra realtà e finzione, la stagione 5 di The Crown ci porta tra il ’91 e il ’97, un periodo cupo per la famiglia reale.

Nonostante la sempre alta qualità del comparto visivo e del nuovo cast, in questa stagione qualcosa sembra essersi perso. Uno dei temi portanti è ancora il conflitto tra tradizione e modernità, tra doveri e desideri, declinato nel rapporto tra una regina inamovibile sul ruolo che ha ereditato, e Carlo, che vorrebbe guardare al futuro per riscattare l’inadeguatezza che gli viene rinfacciata: i sondaggi segnalano l’impopolarità della monarchia, ma le colpe si possono ripartire tra abitudini vecchie (l’uso delle tasse dei cittadini da parte dei reali) e nuove (i più giovani immersi in continui scandali). La disamina dell’intreccio tra terremoti sentimentali e istituzionali rimane però in superficie, in una ripetitiva sfilata di matrimoni naufragati (Carlo e Diana, ma anche quelli di Anna e Andrew).

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Elizabeth Debicki brilla con una Diana credibile e vitale, nonostante l’inquietante mimesi di alcune pose, ma è imbrigliata dalla sceneggiatura in un’ennesima versione della “principessa triste”, tra lo sconforto della solitudine e la crescente paranoia che la porta all’infausta intervista alla BBC. Dominic West rende sorprendentemente bene la frustrazione e l’impazienza del principe, e non mancano momenti intensi, come i dialoghi tra la regina e Diana, e il ritratto empatico di Camilla. Ma è una stagione meno sottile: parallelismi troppo marcate (lo yacht reale da rottamare come la regina, il montaggio tra una battuta di caccia e un massacro, la congiura delle polveri e l’intervista a Lady D), un Mohamed Al-Fayed macchietta (protagonista di un episodio intrigante solo per la figura del valletto Sydney Johnson).

Approfondimenti poco pregnanti, come l’episodio sui Romanov, che toglie l’opportunità di scandagliare meglio Margaret, Diana o la stessa Lilibet/Imelda Staunton, relegata spesso sullo sfondo. La sesta e ultima stagione eredita foschi presagi e la necessità di ricalibrare le priorità narrative, o rischia che lo yacht Britannia diventi metafora di tutta la serie.

The Crown 5

Peter Morgan
Netflix

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