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Quale destino aspetta il personale Ubi? «La priorità è motivare»

Nell’integrazione di Ubi in Intesa Sanpaolo, così come nella cessione delle filiali a Bper ci sono comunque diversi ostacoli da superare che metteranno alla prova anche la tenuta delle relazioni sindacali

di Cristina Casadei

Intesa-Ubi, Messina: siamo tutti vincitori, rafforziamo l'Italia

Nell’integrazione di Ubi in Intesa Sanpaolo, così come nella cessione delle filiali a Bper ci sono comunque diversi ostacoli da superare che metteranno alla prova anche la tenuta delle relazioni sindacali


3' di lettura

Per i lavoratori di Ubi quest’estate sarà quella dell’integrazione nel futuro secondo gruppo bancario europeo per capitalizzazione, Intesa Sanpaolo. Non per tutti, però. C’è infatti chi lavora nelle 549 filiali da cedere a Bper che farà un percorso diverso. Ma è pensando a tutti che il consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha ragionato dei bancari che sono dietro l’Ops di Intesa su Ubi. Per il manager «in qualunque azienda il punto di forza sono le persone che ci lavorano». E saranno tali anche tutti i 20mila bancari di Ubi. Anzi, Messina dice che la sua priorità adesso «sarà lavorare alla motivazione delle persone di Ubi facendole sentire parte di un percorso di successo in Europa. Mi occuperò direttamente della loro motivazione e della loro crescita e di fare in modo che le nostre persone che andranno in Bper possano essere tutelate».

Quanto alla cessione delle filiali a Bper non ci sono numeri precisi «sui lavoratori che saranno coinvolti: ancora non abbiamo avuto accesso alle informazioni di Ubi banca e su queste cose non si scherza - dice Messina -. Ricordo solo che queste persone non vengono solo dai nuclei di banche storiche di Ubi, operanti a Bergamo e Brescia, e dal nucleo piemontese. Ci sono anche le banche che sono entrate recentemente nel gruppo Ubi e che sono una componente importante». Dato l’elevato tasso di sindacalizzazione dei bancari, il sindacato nelle prossime settimane avrà un ruolo importante per il successo delle diverse operazioni che si prospettano. «Con i sindacati ho sempre avuto un ottimo rapporto, io li stimo», spiega Messina. «Sarà perché nasco come persona che in banca ha fatto tutti i diversi passaggi e poichè i sindacati fanno, correttamente, gli interessi delle persone, ma credo che non sarà difficile trovare punti di incontro», aggiunge il manager.

Nell’integrazione di Ubi in Intesa Sanpaolo, così come nella cessione delle filiali a Bper ci sono comunque diversi ostacoli da superare che metteranno alla prova anche la tenuta delle relazioni sindacali. I segretari generali di Fabi, Lando Maria Sileoni, First Cisl, Riccardo Colombani, Fisac Cgil, Nino Baseotto, Uilca, Massimo Masi e Unisin, Emilio Contrasto, dicono che «presidieranno attentamente sui livelli occupazionali e sulla tutela del risparmio dei cittadini». Su questo fronte ci sono molte variabili di cui tenere conto. Innanzitutto «c’è una differenza territoriale importante – osserva Sileoni -. Un conto è lo sportello di Modena, un altro quello di Milano e un altro ancora quello di Bergamo e Brescia. Bergamo e Brescia sono città di campanile dove è stato difficile arrivare all’integrazione. Bisognerà usare l’esperienza e la conoscenza del gruppo dirigente di Bergamo e Brescia che dovrà però capire che oggi risponde a Intesa: questo sarà un passo importante per riuscire a integrare le filiali bergamasche sia nel caso di Bper che in quello di Intesa. Pur con delle differenze, i rapporti all’interno delle tre banche sono stati costruiti nel tempo e per avere un’integrazione vera servirà un affinamento personale reciproco. Tutto il gruppo dirigente deve fare un salto e capire che si è voltato pagina: prima era al servizio di una grande banca interregionale, adesso di una grande banca nazionale».

Compatibilmente con le operazioni societarie, il primo step delle trattative «sarà l’armonizzazione dei trattamenti economici, di welfare e normativi di tutti i lavoratori: non ci devono essere differenze di trattamento e non ci devono essere penalizzazioni per chi ha maturato situazioni migliorative», afferma Sileoni. Inoltre non si può trascurare il fatto che nell’assegnazione delle mansioni e degli inquadramenti le tre banche hanno tre percorsi diversi su cui c’è «un grande lavoro da fare. Ma - aggiunge il sindacalistica - mi fido delle rassicurazioni di Messina sia verso il personale sia verso la clientela».

Quanto al cambio di guardia in Ubi, l’ipotesi ormai data per certa di Gaetano Micciché, «rappresenta l’arrivo di un grande manager con esperienza e relazioni - osserva Sileoni -. Deve però capire che il suo ruolo è al servizio della buona riuscita dell’operazione, in tempi rapidi, e che non arriva per costruirsi il proprio gruppo dirigente e la propria cordata. Non abbiamo bisogno di un Micciché rock star, altrimenti l’operazione diventerà difficile e con tempi lunghi. L’obiettivo è arrivare all’integrazione della clientela e del personale basandosi esclusivamente sulle indicazioni strategiche dettate da Messina e condivise dai sindacati».

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