sanità

Quali cure si possono fare e quali no al tempo del coronavirus

Questa la parola d’ordine arrivata con il decreto legge messo in campo dal Governo per fronteggiare il virus con 20mila operatori in più

di Barbara Gobbi


Coronavirus: come assistere una persona in isolamento domiciliare

3' di lettura

Rinviare tutte le cure procrastinabili a dopo che lo tsunami Covid-19 avrà lasciato l'Italia. Questa la parola d’ordine arrivata con il decreto legge messo in campo dal Governo per fronteggiare il virus con 20mila operatori in più. La direzione è chiara: «rimodulare o sospendere le attività di ricovero e ambulatoriali differibili e non urgenti», incluse quelle in libera professione intramuraria.

La frenata delle cure “non Covid” nelle Regioni
Da Nord a Sud e come al solito in ordine sparso quando si tratta di sanità le Regioni rispondono alla chiamata: chiusura di interi presidi territoriali per ospitare i pazienti Covid, come è successo in Liguria, sospensione degli interventi chirurgici ordinari e dell'uso delle sale operatorie a eccezione di urgenze, operazioni salvavita e interventi oncologici (Piemonte). O ancora: stop a ricoveri, visite ambulatoriali, esami diagnostici e operativi, ricoveri programmati differibili fatti salvi quelli oncologici e di Pronto soccorso considerati indifferibili (Puglia). Proroga fino al 30 giugno dei piani terapeutici dei farmaci e dei dispositivi per i malati cronici (Sardegna). Gestione telefonica di tutti i pazienti in “follow up” rinviabili (Toscana).

Distribuzione diretta dei farmaci limitata a quelli a esclusiva erogazione ospedaliera e blocco delle attività distrettuali salvo le urgenze e le cure domiciliari (Veneto). La sospensione di tutti gli ambulatori che non abbiamo priorità urgente e breve, con la garanzia di attività vaccinali screening oncologici (Lazio). E' un puzzle di risposte alla crisi sanitaria che tutela i bisogni di salute più urgenti ma nel complesso si traduce in una brusca frenata per tutti i pazienti non Covid.

Diritto alle cure più debole
«È chiaro che l'emergenza coronavirus oggi è tale da giustificare ogni misura – spiega il coordinatore di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato Antonio Gaudioso – ma in questo contesto rischia di affievolirsi il diritto alle cure dei cittadini che presentano altre malattie e che spesso possono proprio per questo essere più vulnerabili al Covid». Un rischio che si prova ad arginare facendo squadra: è partita proprio da Cittadinanzattiva e dai medici internisti ospedalieri Fadoi la richiesta all'Aifa di prorogare la validità dei piani terapeutici per dieci milioni di pazienti cronici. Che sono poi spesso anziani multi-patologici, prime vittime del virus.

Le linee guida per l'oncologia
Per i pazienti oncologici le direttive arrivano dall'Associazione di oncologia medica Aiom: «Il rinvio delle visite di follow-up e dei percorsi di verifica preventiva via mail o telefono – spiega il presidente eletto Saverio Cinieri - è la strada che indichiamo per i guariti e per i controlli, mentre nel caso di pazienti in trattamento attivo chiediamo la valutazione caso per caso di un eventuale rinvio in base al rapporto tra i rischi legati all'accesso all'ospedale e i benefici attesi dalle cure».

Liste d'attesa senza tregua
Il Servizio sanitario quindi quando può mette in stand-by e rinvia le «altre cure», restringendo anche fisicamente gli spazi o liberando interi reparti e ospedali per i posti letto Covid. Con buona pace delle liste d'attesa, bestia nera della Sanità pubblica: c'è il rischio concreto che i tredici mesi di attesa per una mammografia, i 12 per una radiografia e i 10 per una Tac - quando il Covid ce lo saremo lasciate alle spalle - non crescano ancora. L'unico antidoto sarà dare stabilità a contratti e piante organiche potenziate e riorganizzate in fretta e furia per arginare l'emergenza.


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