Criptovalute

Quali sono le altre valute da tenere d’occhio?

di Vito Lops

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2' di lettura

Il Bitcoin è considerato il faro del settore. Il livello di decentralizzazione del network (oltre 10mila nodi sparsi in tutto il mondo) e la sua sicurezza (in 13 anni di vita non è mai stato violato) non hanno pari nel mondo crypto. L'industria però si sta evolvendo. Per conoscerla meglio si può spacchettare al momento in diverse macro-categorie.

Ci sono dei progetti di prima generazione che si pongono come sistemi di pagamento (Bitcoin, Litecoin, Dash, ecc.). C'è la categoria di riserva di valore (che al momento vede il Bitcoin come principale candidato, non a caso molti lo considerano una sorta di “oro digitale”). Poi c'è la grande categoria legata alle dapp (applicazioni decentralizzate).

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La maggior parte di queste app girano nella rete Ethereum che può essere immaginato come una sorta di computer globale dove girano le applicazioni decentralizzate. Per farlo hanno bisogno di carburante, e questo carburante sono gli Eth, ovvero i token della blockchain di Ethereum. Il network Ethereum è considerato il più grande e sicuro per le dapp ma proprio perché molto utilizzato spesso risulta congestionato.

Questo fa lievitare i prezzi delle commissioni di transazione e ha favorito la nascita di ecosistemi paralleli (fra cui Solana, Avalanche, Polkadot, Cardano) che hanno fatto passi da gigante in termini di scalabiltà (numero di transazioni per secondo) pagando però un prezzo in termini di sicurezza e decentralizzazione (i nodi del network sono molti meno e quindi tecnicamente questo aspetto li rende più centralizzati e meno sicuri).

Poi c'è il mondo delle stable coin (Tether, Usdc, Ust, ecc.), criptovalute ancorate a una valuta fiat (dollaro, euro, ecc.). Sono fondamentali perché consentono agli investitori sia di spostarsi più facilmente da una criptovaluta all'altra e soprattutto di mantenere nel “mondo crypto” della liquidità, magari momentaneamente disinvestita da alcuni progetti, senza essere esposti alla volatilità delle quotazioni. Molto importante è anche la categoria dei token legati agli exchange, ovvero le piattaforme che consentono di effettuare le compravendite di criptovalute.

Tra queste la più importante (terza per capitalizzazione) è Binance. In forte ascesa anche Ftx, Crypto.com, Kukoin, ecc. In questo caso acquistare i loro token è come acquistare delle azioni di un'azienda per la quale si crede ci siano delle prospettive di crescita futura. Infine, non si può non menzionare la categoria delle “shitcoin”, come vengono senza mezzi termini chiamate nel settore.

Si tratta di monete prive di valore intrinseco ma create ad arte per attrarre capitali di investitori dilettanti (ma allo stesso tempo avidi) che si prestano all'applicazione del vecchio “Schema Ponzi”. I creatori sono bravi ad attirare i “polli” innescando un “pump” del prezzo e altrettanto bravi a prendere profitto prima di far scattare il “dump”, con annesso panico e caduta del prezzo.

Essendo un mercato non regolamentato, il mondo crypto presenta anche questa sfaccettatura. Bisogna però sapere che acquistare questi token è come comprare un biglietto di una lotteria. Al 99,99% si perde tutto. Se lo si fa con questo spirito e quindi con un capitale minimo che si è disposti a perdere allora nessuno si rovina.

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