La classifica Liuc

Quali sono le province più favorevoli alle imprese? Ecco l’indice del “fermento”

Ai primi posti Milano, Roma e Bologna. L’indice si basa su 20 indicatori elaborati dall’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness della Liuc

di Carlo Andrea Finotto

(AdobeStock)

4' di lettura

Quali territori sono stati capaci negli ultimi anni di creare l'ecosistema ideale per stimolare la competitività e le prospettive di crescita delle proprie imprese? Bella domanda.

A tentare di dare una risposta ci ha provato l'Institute for Entrepreneurship and Competitiveness della Liuc – Università Cattaneo di Castellanza, stilando l’Indice del Fermento Imprenditoriale, uno strumento che valuta performance imprenditoriali, tessuto industriale, sviluppo finanziario, innovazione e sviluppo delle competenze mettendo in fila tutte le province italiane, con un focus dedicato alle 50 più dinamiche.

Loading...

Ai primi tre posti si trovano Milano, Roma e Bologna, mentre in coda alla graduatoria si trovano Pordenone, Cremona e Macerata, cinquantesima. «Il nuovo Indice si basa sulla combinazione di 20 indicatori appositamente selezionati – spiega Fernando Alberti, direttore dell’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness – e ci permette di rilevare le province che stanno supportando maggiormente la nascita di startup innovative e la crescita delle proprie aziende. A ciascuna dimensione analizzata (performance imprenditoriali, tessuto industriale, sviluppo finanziario, innovazione e sviluppo delle competenze) è stato assegnato un punteggio da 0 a 100».

I PRIMI 50 ECOSISTEMI IMPRENDITORIALI ITALIANI
Loading...

Gli obiettivi

Tre gli obiettivi principali – come si legge nel report – che si prefigge il lavoro dell’Istituto che fa capo alla Liuc:
● Creare una mappa degli ecosistemi imprenditoriali italiani più dinamici e in “fermento”, utile sia agli aspiranti imprenditori che alle imprese consolidate per navigare in maniera consapevole tra i vantaggi competitivi offerti dalle province e prendere decisioni più informate su dove investire le proprie risorse.

● Sostenere i processi decisionali e strategici delle funzioni di governo regionale e locale circa i propri punti di forza, le aree da migliorare e le migliori pratiche adottate da ecosistemi di successo.

● Supportare le agenzie di sviluppo e gli operatori di settore (consulenti e analisti) nell'aiutare imprenditori, manager e, nel complesso, gli ecosistemi, a prosperare grazie ad un set di indicatori comparabili tra province e nel tempo.

«Questo strumento – sottolinea Fernando Alberti – nasce dalla necessità di mappare le caratteristiche peculiari di ciascun territorio italiano in termini di capacità di innovare, dinamicità, e attrattività per talenti e aziende. Non si tratta di una fotografia statica, ma di un'analisi che vuole esprimere quanto le situazioni possano evolvere nel tempo e quanto la competitività non sia un fatto immutabile».

L’elaborazione dell’indice

L’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness ha esaminato cinque importanti indici di riferimento a livello internazionale – Gem, Oecd/Iep, Gedi e Redi, e Surge Cities Index – quindi, dall’analisi delle evidenze e «delle ricorrenze di indicatori comuni tra essi, è stato definito un set di cinque dimensioni più adatte a descrivere e analizzare il contesto locale italiano». Nello specifico si tratta di sviluppo delle competenze, tessuto industriale, sviluppo finanziario, innovazione e performance imprenditoriali. A cascata, sono stati poi individuati venti indicatori per giungere «all’analisi e alla comprensione del dinamismo degli ecosistemi imprenditoriali» si legge nel report.

Le prime tre: Milano irraggiungibile

Milano risulta prima con il punteggio massimo 100, avendo ottenuto questa valutazione in tutti gli indicatori tranne uno: 86 in quello relativo alle performance imprenditoriali. «Un ecosistema, quello milanese, che è primo in Italia per il numero di imprese innovative, registrando oltre 1000 startup innovative e più di 250 Pmi innovative» chiarisce la ricerca. «Milano è diventata negli anni anche un polo finanziario per le startup italiane. Determinanti per il piazzamento anche la più alta densità di eventi a livello nazionale a supporto e diffusione della cultura imprenditoriale, le varie comunità online che organizzano eventi di formazione e networking e i numerosi spazi collaborativi presenti in città che offrono programmi di incubazione e accelerazione».

Roma spinta dai finanziamenti alle startup

Roma, al secondo posto, ha ottenuto un punteggio complessivo di 56, frutto dell’84 per le performance imprenditoriali, 62 per il tessuto industriale, 62 per lo sviluppo finanziario, 41 per l'innovazione e 31 per lo sviluppo delle competenze. Particolarmente significativo per il piazzamento della provincia, il ruolo guida nello sviluppo finanziario del Paese, con 35 investimenti early stage in startup registrati nell'ultimo triennio (Roma si trova così in seconda posizione dietro solo a Milano).

Bologna terza con Motor Valley e Alma Mater

Sul terzo gradino del podio, Bologna ha totalizzato un punteggio complessivo di 47 (2 punti in più di Firenze e tre rispetto a Padova). Merito della valutazione di 63 per le performance imprenditoriali, 60 per il tessuto industriale, 29 per lo sviluppo finanziario, 43 per l'innovazione e 47 per lo sviluppo delle competenze. Il capoluogo della Motor Valley emerge come un ecosistema che è stato in grado di creare e valorizzare le connessioni locali tra attori privati, pubblici e accademici. Merito anche di un attore fondamentale per la città: l'Università Alma Mater Studiorum che ha dato vita all'incubatore Almacube.

Dietro alle “locomotive”

Al di là dei vertici della classifica – dietro alle prime tre la top ten è completata da Firenze, Padova, Trento, Pisa, Torino, Bolzano, Bergamo –, lo studio evidenzia poi alcune particolarità che emergono tra le cosiddette province in “fermento” (le prime 50). Trento, Bolzano e Reggio Emilia, mette in luce la ricerca, hanno saputo valorizzare progetti di riqualificazione urbana (riconversione di ex fabbriche dismesse), mentre a Siena, Pisa e Trieste piani di trasferimento tecnologico molto avanzato hanno favorito ricadute in termini progettuali e di business. Ci sono poi realtà che hanno tra i punti di forza la capacità di creare «ottime sinergie tra privato e pubblico come Lecce, Cremona, Salerno, Palermo, Udine», si legge, e altri contesti che mantengono un forte tessuto industriale e su questo basano la loro dinamicità come Vicenza, Prato e Varese.

Per contro, scorrendo la classifica targata Liuc oltre le 50 province migliori, si scoprono territori con secolare tradizione industriale come Lecco (al 57° posto), Livorno (67°), Biella (79°), Vercelli (90° posto) o Savona (92°) che non sono probabilmente ancora riuscite a innescare una transizione e uno sviluppo virtuosi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti