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Quali sono le richieste e le necessità delle grandi imprese francesi in Italia

In una tavola rotonda i vertici di quattro società chiedono alle istituzioni maggiore coesione e sinergie puntando su sostenibilità e innovazione

di Enrico Netti

3' di lettura

Affrontare la crisi energetica e la difficile congiuntura internazionale con un gioco di squadra, facendo sistema secondo un percorso di crescita e di sviluppo condiviso. Questa la via a cui pensano quattro grandi aziende francesi attive in Italia che chiedono alle istituzioni e al sistema economico maggiore coesione e sinergie perché la crisi ha scoperto la fragilità delle filiere di approvvigionamento in diversi settori, tra cui quello dell’agroalimentare e dell’automotive, oltre a garantire gli obiettivi di sostenibilità e innovazione indicati nel Green new deal.

Questi i temi al centro della tavola rotonda «Le filiere produttive tra crisi e sfide per il futuro» organizzata dalla Camera di Commercio Francese in Italia (CCI France Italie) a cui aderiscono oltre 350 imprese francesi e italiane. «L’interscambio tra Italia e Francia vale oltre 84 miliardi di euro e crea complessivamente 400mila posti di lavoro - ricorda Denis Delespaul, presidente della CCI France Italie -. Le aziende (Renault Italia, Michelin Italia, Carrefour e Lactalis ndr) presenti a questa tavola rotonda contribuiscono fortemente alla creazione di questa ricchezza. Grazie a valori condivisi, una storia comune e a una complementarietà unica, le nostre economie insieme contribuiranno a costruire un futuro responsabile». In Italia Michelin è presente dal 1906 e oggi da lavoro a 3.800 persone che producono 14 milioni di pneumatici con una quota di export intorno ai due terzi. «C’è un problema di impoverimento per le imprese e i consumatori con il rischio di uno spostamento verso prodotti di minor valore e qualità» dice Simone Mattion, Ceo Michelin Italia. Il mondo dell’automobile è al centro di un cambiamento radicale di tutti i paradigmi e, aggiunge Raffaele Fusilli, amministratore delegato Renault Italia «tra 10 anni il 40-45% dei ricavi arriverà dalla gestione dei dati, dei servizi digitali e dagli abbonamenti». Dalla proprietà alla mobilità condivisa il passo sembra vero ma Fusilli pensa che forse nel 2035 non saremo pronti allo stop della vendita di auto a benzina e diesel. «Oggi, noi che lavoriamo nell’industria dell'auto siamo di fronte ad una rivoluzione copernicana, i cui tre principali ingredienti sono la transizione tecnologica, la transizione energetica e la transizione digitale.

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Elementi che, sommati l’uno all’altro, possono essere volano di sviluppoeconomico e opportunità per l'intero comparto, a condizione che vi sia un approccio sinergico pubblico-privato ad accompagnare questa rivoluzione - continua Fusilli -. Per il Gruppo Renault, l’Italia e i suoi fornitori sono una leva fondamentale data la loro centenaria esperienza e conoscenza dell'industria automotive. Ad oggi, il Gruppo realizza acquisti per circa 1 miliardo di euro in Italia, al 40% attorno al gruppo motopropulsore ed i suoicomponenti, grande punto di forza del mercato italiano. Renault intende fare un passo avanti e sviluppare un sistema solido attorno alla catena del valore dell'auto elettrica, alla tecnologia, alla digitalizzazione e all’economia circolare». Anche Christophe Rabatel, Ceo di Carrefour Italia, parla di transizione ma alimentare. «In un periodo storico complesso tra inflazione, costi energetici e diminuzione del potere d’acquisto siamo fortemente convinti che per vincere le sfide di oggi e di domani sia fondamentale fare sistema con tutti gli attori della filiera. Come Carrefour Italia, siamo impegnati per supportare i produttori locali italiani e crediamo si possa lavorare insieme per un ricercare un migliore equilibrio tra sostenibilità e accessibilità in ambito alimentare. Il nostro obiettivo a livello di gruppo è realizzare concretamente la transizione alimentare per tutti e crediamo che l’Italia, con la sua grande tradizione alimentare, i suoi valori di territorialità e tipicità regionali e le sue eccellenzeagroalimentari, possa giocare un ruolo da protagonista in questo percorso». Anche Giovanni Pomella, general manager di Lactalis in Italia, parla di una filiera i cui costi sono sotto pressione a causa dei rincari dei mangimi e dell’energia, e guarda al domani. «Investiamo per un continuo rinnovamento e sviluppo del settore lattiero-caseario. Crediamo nella necessità di fare sistema per supportare al meglio l’intera filiera, ancora di più di fronte al difficile scenario attuale, sostenere un percorso di crescita suimercati internazionali, che già oggi ci vedono protagonisti: riusciamo infatti ad essere presenti con il brand Galbani in 140 Paesi, e abbiamo raggiunto 30 Paesi con le Dop, vero fiore all'occhiello del nostro settore e su cui intendiamo investire sempre più. L'Italia necessita di misure ed interventi partecipati e condivisi per una maggiore competitività del comparto e il ruolo delle istituzioni oltre che delle imprese italiane è fondamentale».

Certo si deve affrontare il nodo dell’alto costo della manodopera su cui si deve intervenire con il taglio del cuneo fiscale andando «verso un modello ibrido di sviluppo, con l’interazione tra diversi ecosistemi diversi» sottolinea Pomella. Perché sullo sfondo c’è una storica complementarietà tra Italia e Francia i cui Pil valgono il 30% del Pil europeo.

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