Ecosistema urbano 2019

Qualità dell’aria migliore: la rivincita delle piccole città del Centro-Sud

Riscontri positivi anche a livello nazionale. Solo due capoluoghi di provincia, Torino e Ragusa, hanno superato i limiti per la protezione della salute umana; nel 2017 erano 13. Ma c’è ancora molto da fare

di Giacomo Bagnasco


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(Fotogramma)

3' di lettura

Poveri sottili e biossido di azoto in diminuzione. È uno scenario in via di miglioramento quello raccontato dall’ Ecosistema Urbano di Legambiente e Ambiente Italia che confluirà nella classifica della Qualità della vita 2019, la trentesima edizione dell’indagine del Sole 24 Ore . L’argomento aria, tuttavia, è uno dei più sensibili e un ottimismo eccessivo sarebbe fuori luogo: basti pensare che di recente l’Agenzia europea per l'ambiente ha reso noti alcuni dati secondo cui nel 2016 l’Italia è stata il Paese dell’Unione europea con il valore più alto di decessi prematuri per biossido di azoto e per ozono (rispettivamente 14.600 e 3mila).

Tornando ai dati, la concentrazione di biossido di azoto nel 2018 ha fatto registrare due cali non indifferenti. Rispetto al 2017, infatti, i capoluoghi di provincia dove il valore medio delle concentrazioni misurate dalle centraline è superiore al limite di legge di 40 microgrammi a metro cubo sono scesi da 16 a sei: tra queste ultime si va da un valore di 43,5 per Torino al 52,0 di Milano passando per Como, Roma, Palermo e Ragusa. Nello stesso arco di tempo si è ridotto anche il valore medio nazionale, da 29,0 a 26,9.

La testa della classifica è sempre occupata da città di dimensioni medie e piccole del Centro-Sud ed Enna conferma il suo primato migliorando anche il proprio valore, passato da 4,2 a 3,2. Tra le prime classificate anche un’altra siciliana (Siracusa), due marchigiane (Macerata e Ascoli Piceno) due calabresi (Vibo Valentia e Catanzaro), una pugliese (Taranto), una Toscana (Massa), una umbra (Terni) e - alla pari al decimo posto - la campana Caserta e il capoluogo abruzzese L’Aquila.

Di netto miglioramento parla la stessa Legambiente a proposito delle concentrazioni delle polveri sottili (PM10), rilevando che in due soli Comuni (Torino e Ragusa), rispetto ai 13 del 2017, il dato medio annuo di almeno una centralina ha raggiunto il limite per la protezione della salute umana di 40 microgrammi per metro cubo indicato a livello comunitario. Venendo al dato contenuto nella graduatoria specifica, e relativo alla concentrazione media di tutte le centraline presenti sul territorio, il valore di 40 era superato da quattro città mentre nel 2018 l'ultima, Padova, si è arrestata a 35,0. E pure al vertice della classifica c'è un leggero miglioramento, con la capofila Massa (14,0) che fa meglio del 14,3 registrato 12 mesi prima da Enna. Tanti i capoluoghi della pianura padana verso il fondo della classifica, mentre due realtà del Nord (Verbania e Aosta) si piazzano rispettivamente quarta e quinta alle spalle di Nuoro ed Enna.

Per quanto riguarda l’ozono, è positivo l’aumento da 11 a 14 delle città nelle quali non è mai stato oltrepassato il limite giornaliero di 120 microgrammi per metro cubo come media mobile su otto ore. A vantare uno “zero” assoluto sono Caltanissetta, Chieti, Latina, Macerata, Messina, Nuoro, Palermo, Prato, Ragusa, Reggio Calabria, Salerno, Teramo, Vibo Valentia e Viterbo. Inoltre scende da 63 a 49 il numero di capoluoghi nei quali si va oltre la soglia di protezione della salute umana, fissata in 25 giorni di superamento del limite giornaliero citato. Si rimane però abbastanza lontani dalle 38 città fuori-soglia del 2016 e peggiorano i valori delle ultime classificate: nel 2017 Bergamo era finita in coda con un valore di 87 giorni, superato un anno dopo da Lecco (88) e da Brescia (103) in una graduatoria che vede nuovamente sul fondo diversi capoluoghi lombardi. Se poi - anziché alle medie - si guarda alle rilevazioni di singole centraline, crescono le situazioni più critiche: per esempio passano da sette a nove i Comuni con valori superiori al triplo della soglia.

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