Interventi

Qualità dell’aria, una variante decisiva

La mortalità da coronavirus colpirebbe i nostri anziani perché l’esposizione dei loro polmoni a polveri sottili e smog sarebbe durata più a lungo

di Luca Arnaboldi

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(AFP)

La mortalità da coronavirus colpirebbe i nostri anziani perché l’esposizione dei loro polmoni a polveri sottili e smog sarebbe durata più a lungo


3' di lettura

Circa un anno e mezzo fa fui gentilmente invitato a una riunione ristretta di imprenditori, professionisti e accademici che aveva lo scopo di stimolare idee e raccogliere suggerimenti per la città metropolitana di Milano, al fine di accelerare ulteriormente il riconquistato primato italiano della città “nel mezzo della pianura”, con l’ulteriore ambizione di lanciare definitivamente Milano e provincia nell’olimpo delle metropoli più attrattive e fantastiche del globo: una metropoli “stellata”, da magic circle.

In quel contesto, mi affrettai a confermare come fossero state brillantemente illustrate tante idee meravigliose, ma aggiunsi subito che a Milano persiste da decenni un problema immanente che viene prima di tutto ed è sopra tutto: l’inquinamento atmosferico, che, per la verità, è tutt’altro che un problema semplicemente milanese, ma lombardo e addirittura padano. Aggiunsi anche quanto fosse velleitario illudersi di attirare gente da tutto il mondo in una camera a gas, anche se fossimo riusciti a metterci dentro le golosità più attraenti del pianeta.

Da quando è scoppiata l’epidemia del coronavirus e abbiamo scoperto, increduli, che la Lombardia ne è diventata uno degli epicentri mondiali mi è ritornato ossessivamente in mente quell’incontro. Sono trascorsi ormai diversi mesi da quella riunione e ben poco è stato fatto nella direzione della lotta all’inquinamento, mentre non sono certo mancate le inaugurazioni, i nuovi grattacieli, il varo di progetti ambiziosi, stadi compresi.

Pure le Olimpiadi. Evviva.

Gli inquinanti più problematici per la salute delle vie respiratorie e organi limitrofi e interconnessi (compreso il cuore) sono il particolato (Pm10), l’ozono troposferico (O3) e soprattutto il biossido di azoto (NO2). Questi gas potrebbero risultare i più preziosi alleati del coronavirus, gli “preparano la strada”. Questa correlazione, se dimostrata, spiegherebbe l’elevatissimo numero di casi gravi da terapia intensiva e un tasso di mortalità da record mondiale, a parità di infetti. La mortalità da coronavirus colpirebbe prevalentemente i nostri anziani non perché essi siano vecchi e più o meno malconci, bensì perché l’esposizione dei loro polmoni usurati alle polveri sottili e allo smog sarebbe semplicemente durata più a lungo. E, al contrario, ma esattamente per lo stesso motivo, si spiegherebbe pure perché i bambini e gli adolescenti ne siano prevalentemente immuni (almeno sino a ora): le loro vie respiratorie non sono ancora state martoriate da lunghe e pluriennali esposizioni al velenoso inquinamento atmosferico.

In attesa che anche la comunità scientifica mainstream si pronunci ufficialmente al riguardo, cominciano a comparire alcuni timidi studi che sembrerebbero supportare questa teoria. Il primo è stato promosso dalla Società italiana di medicina ambientale e tende non solo a confermare la relazione tra i danni prodotti dal Covid-19 e la qualità dell’aria, ma addirittura sostiene che le polveri sottili sarebbero un vettore ideale per il coronavirus, una sorta di booster che ne determina una capacità di propalazione esponenziale. Un secondo paper, proveniente questa volta da Harvard ed elaborato da una ricercatrice italiana, stabilisce che esisterebbe un’associazione tra letalità del coronavirus e qualità dell’aria.

Proprio in questi giorni, tra l’altro, ci si interroga sul perché il virus sembrerebbe, almeno per il momento, non sfondare la “linea gotica”. Il confronto impietoso dei numeri racconta che la diffusione al Nord rispetto al Centro-Sud sia clamorosamente superiore.

Coronavirus a parte, comunque, si stima che per colpa di malattie causate dall’inquinamento presente nell’aria, nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019 siano morte, ogni anno, dalle 50mila alle 70mila persone in Italia, la maggior parte delle quali residenti al Nord (dati della European environment agency, tra gli altri).

L’effetto boomerang derivante dall’aver ignorato la soluzione di questo problema ha prodotto e produrrà danni economici e sociali di gran lunga superiori a quello che ci sarebbe invece costato debellare per tempo questo annoso e ben poco sostenibile problema. Chiediamo dunque alle nostre istituzioni, a ogni livello, di affrontare con energia, creatività e determinazione la sanificazione della nostra aria, costi quello che costi e anche se sarà tutt’altro che semplice. Se veramente crediamo che la salute venga prima di tutto, allora pensiamoci qui e ora, non quando rischia di essere troppo tardi.

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