L’indagine sul benessere dei territori

Qualità della vita 2021: è ora di obiettivi imposti per legge

Dai livelli essenziali delle prestazioni al Piano integrato di attività e organizzazione degli enti pubblici: è con obiettivi vincolanti nel tempo e da verificare passo dopo passo che si può innalzare davvero la qualità della vita dei cittadini

di Marco Mariani

Qualità della vita 2021, premiato il Nord-Est: vince Trieste, Milano è seconda

2' di lettura

Passare dai numeri ai fatti. Dalla rilevazione sempre più affinata delle disparità che affligono l’Italia ad iniziative concrete per innalzare la qualità della vita dei cittadini. Con obiettivi vincolanti nel tempo e da verificare passo dopo passo.

Come spiega Francesco Maria Chelli, responsabile della produzione statistica Istat, decenni di riflessione sugli strumenti per misurare il benessere - al pari delle indagini del Sole 24 Ore sulla qualità della vita - hanno ormai prodotto un quadro di indicatori affidabili, in sintonia con gli obiettivi di sostenibilità Onu e declinati nel contesto specifico italiano.

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• Qualità della vita 2021: guarda tutte le classifiche

Non solo. Ma gli indicatori di benessere sostenibile, i «Bes», dal 2017 sono stati inseriti a pieno titolo nel Documento di economia e finanza, con l’obiettivo di mettere alla prova ogni anno l’impatto delle nuove scelte di politica economica su alcune dimensioni fondamentali della qualità della vita.

Stimolato dalla crescente consapevolezza dell’opinione pubblica sui valori della sostenibilità ambientale, questo lungo lavoro preparatorio e di timida sperimentazione legislativa, per essere davvero incisivo, richiede ora un salto di qualità.

Sviluppi virtuosi

Una via da seguire c’è. Ed è già stata tracciata per gli asili nido. La prossima legge di Bilancio li promuove, infatti, tra le prestazioni essenziali che devono essere comunque garantite dalle città in base a livelli predefiniti di prestazione, i cosidetti «Lep». E, in particolare, impone l’obbligo di raggiungere entro il 2027 una copertura del 33% su tutto il territorio nazionale, mentre oggi è molto disomogenea e il Sud si ferma al 14-15 per cento. Una spinta con forza di legge, sostenuta dalla dote poderosa di 4,6 miliardi del Pnrr, per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e migliorare la conciliazione tra vita familiare e lavorativa.

Altri due sviluppi recenti si muovono in questa direzione. Il primo ha il nome in codice «Piao»: dal 2022 tutti gli enti pubblici dovranno approvare il nuovo «Piano integrato di attività e organizzazione», che sostituisce in toto l’attuale dedalo di documenti di programmazione. Tra i suoi elementi qualificanti ci sono anche la misurazione delle performance e la richiesta di sviluppare le azioni per «l’incremento del benessere economico, sociale, educativo, assistenziale, ambientale» di cittadini e imprese.

Il secondo spunto arriva dalla Corte costituzionale che, con la sentenza 220 del 25 novembre, ha richiamato il legislatore all’obbligo di definire i livelli essenziali delle prestazioni, relative ai diritti civili e sociali, che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale.

Serve una transizione “culturale”

Oltre che ecologica e digitale, la transizione dell’Italia post Covid deve essere, insomma, anche culturale e generare un cambio di mentalità. Per abbattere le disuguaglianze - a partire da quelle territoriali, di genere e generazionali documentate in queste pagine - è indispensabile imparare a misurare i risultati, come è del resto nello spirito del Pnrr che condiziona le erogazioni dei fondi al tassativo raggiungimento di traguardi intermedi. E, sotto la spinta di obiettivi imposti per legge, innalzare ogni volta sempre di più la qualità della vita per i cittadini.

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