ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’indice sulla parità di genere

Qualità della vita delle donne: al top a Treviso, cresce il Centro-Nord

Dodici indicatori al femminile tra speranze di vita, lavoro, politica e sport. Due aree metropolitane nella top ten: Firenze 5ª e Bologna 10ª

di Marta Casadei

Ilustrazione Maria Teresa Limongelli/Il Sole 24 Ore

4' di lettura

Alta speranza di vita, tasso di occupazione giovanile elevato, performance sportive tra le migliori d’Italia e una percentuale incisiva di amministratori comunali donna. Sono questi alcuni dei parametri che incoronano Treviso come la provincia con la più alta qualità della vita per le donne.

Nella top ten ci sono province medie e piccole del Centro-Nord, oltre a due città metropolitane, Firenze (5ª) e Bologna (10ª). Ad eccezione di Frosinone (90ª), le ultime trenta posizioni, invece, sono occupate da territori del Centro-Sud con Caltanissetta (107ª) in coda. Non brillano particolarmente le performance delle grandi città metropolitane: Torino, Roma e Milano sono posizionate rispettivamente al 24°, 27°e 33° posto; Palermo all’86° e Napoli al 105°.

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TOP 10
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Priorità nazionale

Sebbene l’indagine del Sole 24 Ore abbia sempre tenuto conto di alcuni di questi indicatori, quest’anno li “scorpora” per la prima volta dalla classifica generale, creando un indice a sé stante che mette in luce le discrepanze territoriali nella parità di genere.

Il tema, tra i 17 Sustainable Goals che l’Onu ha stabilito per il 2030, occupa una posizione centrale nelle politiche di rilancio e ripresa post pandemia: se a ottobre è stata modificata la legge sulle Pari opportunità per garantire maggiore corrispondenza tra i salari maschili e femminili, da gennaio sarà attiva una certificazione che attesterà le misure adottate dal datore di lavoro per ridurre il divario tra sessi nelle retribuzioni (con uno sgravio fiscale fino a 50mila euro per le aziende che si doteranno del documento).

Di respiro più ampio è la prima Strategia nazionale per la parità di genere 2021/26 presentata dalla ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti. Si tratta di un piano concreto, con obiettivi misurabili: stabilite cinque priorità (lavoro, reddito, competenze, tempo e potere). Vengono definiti gli interventi - anche trasversali - da adottare e i relativi indicatori che misurano la disparità attuale e i target cui ambire.

L’obiettivo è aumentare di cinque punti, entro il 2026, il Gender Equality Index dello European Institute for Gender Equality: l’Italia attualmente è al 14° posto con 63,5 punti su 100 (4,4 in meno alla media europea).

A dare concreta attuazione alle politiche per la riduzione del gender gap saranno anche gli investimenti. In primis i circa 7 miliardi del Pnrr tra sostegni al lavoro, all’imprenditoria femminile e agli asili nido. Proprio questi ultimi sono stati inseriti nella legge di Bilancio tra le prestazioni essenziali da garantire sul territorio, grazie all’impegno della ministra per il Sud Mara Carfagna. Il Mezzogiorno, infatti, beneficerà in modo particolare dell’obiettivo imposto dal piano: garantire un posto al nido al 33% dei bambini entro il 2027.

LA MAPPA

Classifica generale della Qualità della Vita delle donne

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Indicatori e posizionamenti

La classifica è definita dalla media dei punteggi conseguiti in 12 indicatori relativi al mondo femminile nelle sue molteplici sfaccettature: la speranza di vita alla nascita; il tasso di occupazione delle donne e l’occupazione giovanile; il gap occupazionale di genere; il tasso di mancata partecipazione al lavoro; il gap retributivo tra uomini e donne; il numero di imprese femminili; gli amministratori donne, sia nelle imprese sia nei Comuni; le violenze sessuali; le performance nello sport; le prestazioni olimpiche.

TUTTI I DATI

Classifica generale e classifiche parziali della Qualità della vita delle donne

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In testa Treviso, che vince per speranza di vita alla nascita: «Abbiamo messo in campo una serie di politiche sul territorio e progetti per permettere a chiunque, uomini e donne, di esprimere il proprio talento - spiega il sindaco di Treviso Mario Conte, in carica dal 2018 -. Già prima della pandemia avevamo previsto lo smart working per le dipendenti comunali e, grazie alla commissione pari opportunità e all’assessorato Politiche sociali, abbiamo creato laboratori per il reinserimento lavorativo delle donne».

A brillare in più di un indicatore anche Bolzano, prima in due indici: tasso di occupazione giovanile e di mancata partecipazione al mondo del lavoro. Oppure Benevento, in testa per percentuale di imprese femminili sul totale delle registrate e per basso numero di violenze sessuali denunciate.

I divari territoriali

A penalizzare il Sud sono pressoché tutti i sottoindicatori che riguardano l’occupazione e la retribuzione femminile. Qualche esempio: a Caltanissetta la media delle donne occupate supera di poco le 22 su 100, mentre la differenza tra il tasso di occupazione maschile e femminile è del 38,6 per cento; a Siracusa la retribuzione media annua delle donne lavoratrici dipendenti è del 45% inferiore alla media maschile, complice probabilmente la maggiore incidenza di contratti part time. «Le differenze esistevano già prima del Covid che, di fatto, le ha amplificate - spiega Paola Profeta, docente di Scienza delle Finanze dell’Università Bocconi e direttrice dell’Axa Research Lab on Gender Equality -. Sono legate al fatto che al Sud non ci sono infrastrutture come asili nido e scuole con la formula del tempo pieno.Gli investimenti devono andare in questa direzione, cioè del sostegno alla famiglia».

La situazione, però, si ribalta quando si analizzano il numero di imprese femminili e il numero di amministratori donne sul totale degli amministratori di imprese. In fondo alla classifica, infatti, nel primo caso finisce Milano con il 17,2%, preceduta da Bolzano (106ª) e Trento (105ª): due teste di serie della Qualità della vita, che però “cadono” con un tasso di imprese femminili poco superiore al 18 per cento. Le stesse tre province si trovano in coda sul fronte degli amministratori: Bolzano veste la maglia nera, Trento è alla posizione 105 e Milano alla 103. «È un dato interessante, anche perché di solito misuriamo il gender gap in base ai tassi di occupazione - chiosa Profeta -. Per comprendere questi dati si deve però considerare che nelle grandi città ci sono imprese più grandi in cui le donne possono fare carriera; in altri posti, invece, aprire la propria azienda per una donna rappresenta l’unica chance».

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