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Quando gli asini sono umani

di Armando Torno

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(Getty Images/F1online RF)


2' di lettura

Chi ama il barocco tedesco e, per poterlo ammirare, sceglie la chiesa interconfessionale di St Martin, deve arrivare a Biberach an der Riss, una cittadina sita nell'Alta Svevia, nel land del Baden-Württemberg. Ha poco più di trentamila abitanti. È ricca di musei e ospita sovente mercatini.
Bene. Se per caso capitate da quelle parti, chiedete della piazza del mercato, accanto alla chiesa ricordata, e concedetevi un po' di tempo per riflettere su una scultura contemporanea di Peter Lenk lì posta. Ha la forma di un asino. A chi è dedicata? Risposta: si tratta di un monumento alla stupidità umana.
Non ponetevi soverchie domande sulla fonte ispiratrice, perché l'idea nasce dal romanzo satirico di Christoph Martin Wieland (1733-1813) “Storia degli Abderiti”. Pubblicata nel 1774, rielaborata nel 1781, quest'opera, nel libro quarto, offre la descrizione di un processo celebratosi nell'antica città greca di Abdera per l'ombra di un asino. Qualcosa che ha rischiato di scatenare la guerra civile in quella che fu la patria del filosofo Democrito e i cui abitanti avevano fama di sciocchi e/o creduloni.

Da poco l'editore torinese Beppegrande ha pubblicato in edizione bilingue, a cura di Simona Marengo, la “Storia degli Abderiti” di Wieland (pp. 686, euro 20), rimettendo in tal modo in circolazione il primo romanzo satirico tedesco. Un libro che fu meditato anche da Immanuel Kant.
Il sommo filosofo riprese il termine “abderitismo” nella seconda parte della sua opera “Il conflitto delle facoltà” del 1798; per la precisione il pensatore intese esprimere con ”abderitismo del genere umano” quella concezione secondo cui non esisterebbero né progresso né regresso nella storia: se così fosse l'avventura umana si trasformerebbe in un agitarsi senza senso.
Seguendo Kant, è possibile aggiungere che una simile concezione induce a credere che il tutto assomigli a un succedersi di bene e di male e che i possibili scambi reciproci della nostra specie su questa terra “dovrebbero considerarsi come un gioco di marionette”. Insomma, Wieland intuì qualcosa che andava al di là della satira e, se nel Settecento la sua ironia era rivolta contro certi dotti dell'epoca, oggi potrebbe riguardare la politica.
Beppegrande è un piccolo editore che ha fatto rivivere un libro da meditare e un autore che, iniziato alla massoneria da Goethe, ha tra gli altri influenzato anche Mozart.
La sua riflessione è continuata, a volte in segreto; anzi qualcuno ha tentato di stilarne degli aggiornamenti. Jean Cocteau ha scritto a tal proposito: “Il dramma della nostra epoca è che la stupidità si è messa a pensare”. Dalle pagine della rivista “Rivarol” ha aggiunto Robert Poulet, un amico di Céline: “Questo non sarebbe niente se l'intelligenza non si fosse messa a rimbecillire”.

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