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Quando la botanica era cara agli dei

di Armando Torno

2' di lettura

Quando gli dei abitavano la terra, i boschi, i fiori, i paesaggi partecipavano alle azioni divine. Innumerevoli storie ricordano i rapporti tra un dio e una pianta o la sua presenza nei luoghi silvestri, le sue predilezioni o la sua apparizione. Qualche esempio?
Se la quercia era cara a Zeus, il dio supremo della mitologia greca, il cipresso fu gradito a Plutone, dio della morte ma anche della fecondità. L'ulivo invece rimandava ad Atena, la dea che tra l'altro personificava ragione e sapienza.
L'origine dei fiori era permeata di leggende. Per l'orchidea - è uno dei possibili esempi – detta dai greci “kosmosandalon”, ovvero sandalo del cosmo, si narra la storia di un fanciullo bellissimo di nome Orchide al quale spuntarono i seni e, crescendo, si ritrovava sempre più con sembianze femminili.
Con il passare del tempo diventava sinuoso, delicato, ambiguo; mostrava un carattere timido e schivo, anche se a volte eccedeva in lussuria. Sino a quando, non sapendo più liberarsi da quelle che il mondo additava come contraddizioni, si gettò in una rupe e morì. Nel luogo in cui i suoi tormenti trovarono requie, cominciarono a nascere fiori. Diversi tra loro, ma simili nella sensualità. Si chiamano ancora orchidee.

Per meglio conoscere tutto questo, anche negli aspetti scientifici indagati dagli antichi, sono usciti due volumi presso la casa editrice parigina Les Belles Lettres, una delle più prestigiose per studi e testi classici.
Innanzitutto è stato pubblicato il terzo tomo de “ Les causes des phénomènes végétaux ” di Teofrasto, l'erede di Aristotele. Contiene i libri V e VI dell'opera, ovvero le parti dedicate alle situazioni giudicate “contro natura” e “ai sapori e agli odori dei vegetali” (curato da Suzanne Amigues, pp. 418, euro 55). Dalle malattie alle deformazioni, dalle ferite degli alberi alle cause di morte naturale o accidentale, dall'analisi del cambiamento dei sapori ai profumi che emanavano, Teofrasto offre un trattato formidabile di botanica senza chiedere aiuto agli dei.
Un libro divertente, colto, leggibile, anch'esso uscito presso Les Belles Lettres, è invece “Flora” (pp. 344, euro 15), che parla dei fiori nell'antichità. E' una raffinata raccolta di testi riunita e presentata da Delphine Lauritzen, preceduta da un'intervista che la curatrice ha fatto ad Alain Baraton.
Le pagine conducono il lettore in un mondo fascinoso. Ecco Pindaro che nelle “Olimpiche” parla dei fiori d'oro o Catullo che ricorda il centauro Chirone, il quale alle nozze della dea Teti con il mortale Peleo reca la decorazione floreale; ecco Virgilio che nelle “Georgiche” rivela gli antidoti celati nei fiori o Sofocle che nell'”Edipo a Colono” narra del bosco sacro.
Un libro che fa smarrire il lettore tra profumi, miti e divinità.

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