il dibattito sul servizio militare

Quando il Carroccio votò a favore dell’abolizione della leva obbligatoria

di Andrea Marini

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2' di lettura

«Al Senato, dopo una lunga trattativa, il Governo è intervenuto e grazie alle nostre pressioni si è arrivati ad un miglioramento del testo, che ci porterà ad esprimere oggi un voto favorevole». Con queste parole, il 29 luglio 2004, Federico Bricolo, vicepresidente della Lega Nord, annunciava il voto favorevole del Carroccio alla legge che di fatto stoppava la leva obbligatoria. Un atteggiamento opposto rispetto alla proposta dell’attuale leader leghista, Matteo Salvini, che ha ventilato il ritorno del «servizio militare e civile per i ragazzi» (proposta già annunciata più volte in passato).

Il voto bipartisan del 2004
Il 29 luglio 2004 la Camera diede il via libera definitivo alla legge Martino, dal nome dell’allora ministro della Difesa Antonio Martino. Votarono a favore sia gli esponenti della allora maggioranza di centrodestra (si era sotto il governo Berlusconi II) che buona parte dell’opposizione di centrosinistra (votò contro Rifondazione comunista e i Verdi si astennero): favorevoli 433, contrari 17, astenuti 7, votanti 450, presenti 457. In realtà si trattava di una legge che anticipava al 2005 la sospensione della leva in tempo di pace, già prevista, ma dal 2007, dalla legge delega 331 del 2000, voluta dal centrosinistra.

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Sì leghista e la critica all’esercito professionalizzato
In realtà il sì della Lega arrivò solo dopo le successive modifiche al testo. «Nel corso della prima lettura del provvedimento, alla Camera – spiegò sempre Bricolo – la Lega Nord ha votato contro l’approvazione di questo provvedimento sia per la norma introdotta dalla Commissione in sede referente (che avrebbe aperto il reclutamento agli apolidi e agli extracomunitari), sia perché temevamo uno snaturamento del Corpo degli alpini». Eliminato ogni riferimento alla possibilità di reclutare apolidi o extracomunitari e introdotti incentivi per i ragazzi che intendevano entrare negli Alpini, il Carroccio votò sì. Anche se non mancarono comunque critiche al «nuovo esercito di professionisti»: «Sarà composto, nella sua stragrande maggioranza, da ragazzi provenienti da una sola parte del nostro paese, il Mezzogiorno», concluse Bricolo.

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