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Quando il container in disuso diventa ufficio, negozio o centro sportivo

Si chiama «cargotecture» l’architettura che prevede il riciclo, tramite materiali naturali, di questi dispositivi per il trasporto. A Genova è stato presentato un piano per creare una cittadella dello sport. Ma in Italia i vincoli e le leggi ne limitano l’impiego

di Laura Dominici

3' di lettura

Conferire una nuova identità a siti da tempo in disuso, con lo scopo di trasformarli attraverso l’utilizzo di materiali non tradizionali. È la mission di Urban Food Italy, società di Rho che, assieme a Phoenix International, utilizza i container per le riqualificazioni.
«L’architettura del container, definita in gergo tecnico cargotecture – commenta Mauro Alfaroli, amministratore delegato di Urban food Italy – è declinata con creatività in numerose tipologie, dai centri sportivi agli spazi espositivi, dagli edifici temporanei ai bar, ristoranti e negozi, che prendono forma dall’assemblamento di più container».

Un progetto – nuovissimo e di ampia portata - riguarda Genova, dove è stato presentato e approvato dall’amministrazione locale un piano per creare una cittadella dello sport, che dovrebbe diventare operativa per il 2024, anno in cui il capoluogo ligure sarà Capitale Europea dello Sport. Attualmente il Patrimonio pubblico è alla ricerca di un’area disponibile per la realizzazione del progetto.

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Il piano

«Il piano di sviluppo si espande su un'area cittadina di 20.000 mq per un costo stimato che va dai 13 ai 15 milioni di euro – annuncia Alfaroli –. Per quanto riguarda i tempi di realizzazione, abbiamo previsto un anno e mezzo-due con l'avvio dell'operatività entro il 2024. Prevederà al suo interno un impianto polisportivo formato da 8 attività, bar, ristoranti, pizzerie, centro benessere, negozi, centro medico sportivo. Essendo costruito con moduli da 20 e 40 piedi (6 e 12 metri), il centro è potenzialmente ampliabile, cioè potrebbe incrementare il proprio business, posizionando altri moduli all’interno dello spazio».

La pratica della “cargotecture”

La pratica edilizia della “cargotecture” si è ormai diffusa in tutto il mondo per la sua trasversalità e la sostenibilità ambientale che la contraddistingue. «Oltre alle caratteristiche di resistenza e durabilità e ai costi relativamente bassi, che si abbattono di un 50% rispetto all'utilizzo di materiali e metodi di lavoro più tradizionali – spiega il manager – l’architettura dei container prevede pratiche sostenibili, dal momento che implica il riciclo di container usati, che possono essere smontati, trasportati e sfruttati per nuovi utilizzi». L’idea di base dei progettisti è infatti il riciclo: recuperare i container abbandonati sfruttando il più possibile le loro potenzialità.

Tra gli esempi di cargotecture – indica Alfaroli – c’è la Sion Music Venue in Svizzera, realizzata nel 2015 dallo studio Savioz Fabrizzi Architects, poi ci sono gli alloggi galleggianti per studenti di Copenhagen o lo spazio polivalente di Berlino dove si svolgono manifestazioni culturali e proiezioni.“Le strutture realizzate con container marittimi rappresentano attualmente una delle tendenze costruttive in più rapida crescita in molti paesi tecnologicamente avanzati che valorizzano la creatività”, asserisce Alfaroli, riferendosi alle indicazioni dell’Intermodal Steel Buildings Units and Container Homes (Isbu).

In Italia, però, l’utilizzo di questa pratica architettonica è ancora limitato. «I motivi di ostacolo sono principalmente due – commenta il manager –: il primo ha a che vedere con la legislazione italiana in materia di edilizia, molto più restrittiva rispetto ad altri paesi. Il secondo riguarda poi un fatto di pregiudizio che si ha in Italia per tutto ciò che appare come nuovo e che rappresenta un qualcosa di diverso rispetto a quello a cui siamo abituati».

Attualmente la società guidata da Alfaroli sta seguendo anche un progetto alberghiero per un hotel che ha previsto la realizzazione di una Spa con questa metodologia architettonica. “Ci occuperemo anche di ampliare alcune strutture alberghiere – aggiunge – e stiamo ad esempio lavorando con località montane, dove imprenditori innovativi hanno previsto la realizzazione di piccoli appartamenti camere-container immerse nel bosco. L’idea è di farle diventare degli chalet a 5 stelle da 40 mq con vetrate». Tra le società con cui Urban Food Italy sta collaborando per l’installazione pop-up di piccole attività commerciali come bar, ristoranti e luoghi espositivi ci sono aziende come Bricomen, Decathlon, Leroy Merlin e Eni.

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