strategie di comportamento

Quando «dire no» fa bene all’organizzazione

di Simona Mirano *


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3' di lettura

Quante volte avete detto “sì” quando non volevate? E quante volte questi sì hanno portato più problemi che soluzioni? Il dire sempre sì ha spesso più svantaggi che benefici, specialmente in ambito professionale. Esistono occasioni in cui pronunciare troppi sì vuol dire sovraccaricarsi di lavoro e di responsabilità. Altre in cui un sì non fa presentare dubbi e perplessità che farebbero convergere a decisioni magari migliori. A volte si dice sì a compiti impossibili da portare a termine, e non si fa emergere il problema.

Ci sono molte ragioni che ci impediscono di dire no a qualcosa o a qualcuno. Molte volte lo facciamo perché non pensiamo che l’altra persona sia in grado di reggere il nostro rifiuto, perché temiamo il conflitto, perché dire no non è in linea con quello che vogliamo essere, perché mettiamo le necessità e gli obiettivi degli altri sempre un gradino sopra le nostre. O perché nelle organizzazioni dire no ha implicazioni che possono essere percepite come pericolose per il ruolo: dire no alla richiesta di un capo può voler dire essere giudicati negativamente, da lui e dai colleghi.

Mettere sempre le esigenze dell’altro, reali o immaginate da noi, davanti alle nostre, ci può portare a non vivere la vita che vorremmo. E se è vero che convivere con gli altri, familiari, amici, colleghi, vuol dire anche trovare compromessi, non è vero che questo debba significare mettere le nostre esigenze, necessità o aspirazioni in secondo piano. Imparare a dire di no impatta favorevolmente su molti aspetti della nostra vita, personale e professionale. Per esempio ci può aiutare a gestire meglio il nostro tempo, a raggiungere i nostri obiettivi personali e professionali, e, più in generale, a vivere una vita coerente con i nostri valori.

Dal punto di vista organizzativo, persone che sanno dire di no quando è necessario possono aiutare le aziende ad individuare o fare emergere problemi spingendole a trovare soluzioni.Si può imparare a dire di no? Certo, basta qualche piccolo accorgimento, un po’ di impegno e qualche riflessione.

Si può imparare a dire no in 5 semplici passi.
1. Che ruolo ho io? Questa la prima riflessione da fare. Quale è il mio obiettivo e cosa è prioritario per il mio ruolo? Quali sono le mie necessità? È un passo importante che spesso dimentichiamo. Di fronte ad una richiesta immediatamente diamo la nostra disponibilità e solo in un secondo momento riflettiamo sulle conseguenze che questa ha sulla nostra vita. Prendersi il tempo per riflettere su come la richiesta dell’altro impatta sulla realizzazione delle nostre necessità e obiettivi è quindi il primo passo essenziale. Non rispondere di getto ma prendersi il tempo per farlo ci può aiutare.

2. Cosa succederebbe se dicessi di no? Spesso non ci fermiamo a pensare a quali sono i reali rischi nel dare una risposta negativa. Spesso le conseguenze sono meno catastrofiche di quello che pensiamo.

3. Non sottovalutare l’altro. Le persone sono molto più forti di quanto noi pensiamo. Possono reggere un nostro no molto di più di quanto noi crediamo. È un errore comune pensare di poter “ferire” l’altro semplicemente non accontentando una sua richiesta. Spesso chi ci fa una richiesta ha valutato l’opzione di una nostra risposta negativa. Cerchiamo quindi di capire il reale impatto sull’altra persona di un nostro no.

4. Imparare a dire «no, perché...». Il no categorico in effetti non piace a nessuno, e se avete difficoltà a dire no, è probabile che non sia neanche il no che riuscirete mai a dare. Ma un no argomentato è generalmente ben accettato. Spiegare le ragioni del nostro no aiuta l'altro a capire anche le nostre necessità e le nostre ragioni.

5. Imparare a dire «no, ma…». Quest’ultima regola è quella che più di tutte può aiutarci a farci imparare a dire no. Fare una proposta alternativa alla richiesta, che tiene in conto il bisogno dell’altro e anche il nostro, fa capire all’altro la nostra disponibilità e rende il no accettabile. Questo tipo di no, soprattutto in campo professionale, è spesso la soluzione «win-win» che ci aiuta a collaborare con gli altri.

* Consulente senior bbsette

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