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Quando le ganasce fiscali restano anche se si paga la cartella esattoriale (e si rischia la multa)

Bisogna controllare al Pra per verificare che il fermo sia stato cancellato. Il rischio c’è per le cancellazioni disposte dal 1° gennaio 2020, che devono essere automatiche

di Maurizio Caprino

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4' di lettura

Si fa presto a dire che è tutto automatico, grazie alla digitalizzazione. Se la si sfrutta fino in fondo, si rischia anche di ritrovarsi con la patente revocata, il veicolo confiscato e una supermulta da pagare. Può succedere a chi incappa nelle “ganasce fiscali” (cioè il fermo amministrativo del mezzo, apposto dagli agenti della riscossione quando non si paga una cartella esattoriale), salda finalmente il debito ma poi - confidando nel fatto che è tutto automatico - non verifica che il fermo sia stato cancellato.

Il rischio c’è per le cancellazioni disposte dal 1° gennaio 2020, che devono essere automatiche. Per quelle precedenti, la procedura era fastidiosa ma a prova di errore: una volta pagato il dovuto, era necessario recarsi al Pra (Pubblico registro automobilistico) a far cancellare il fermo.

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Ora provvede il riscossore stesso. Ma non sempre ciò accade subito, per cui chi circola credendo di essere in regola e viene sottoposto a un controllo potrebbe andare incontro alle stesse pesanti sanzioni previste per chi deve ancora saldare il debito.

Il rebus sanzioni

Fino alla fine del 2018, l’articolo 214, comma 8 del Codice della strada non distingueva né tra queste due situazioni né tra il fermo amministrativo che deriva da infrazioni al Codice stesso e quello che nasce da cartelle esattoriali non pagate (noto anche con la definizione impropria di fermo “fiscale”). Così la norma faceva scattare in tutte le ipotesi la revoca della patente, la sottrazione del veicolo (che passa in proprietà alla depositeria cui il mezzo è poi affidato in custodia) e una sanzione amministrativa da 1.984 a 7.937 euro.

Il Dl 113/2018 ha riformulato l’articolo 214. Non chiarisce esplicitamente che queste sanzioni si riferiscono solo al fermo “non fiscale”, ma lo fa pensare. Tanto che il 21 gennaio 2019 il ministero dell’Interno, in una circolare dedicata alla norma, ha di fatto ritenuto che per il caso della circolazione con ganasce fiscali non ci sia più alcuna sanzione.

Ma questo concetto è stato espresso in termini molto sfumati: il paragrafo 10.2 della circolare si limita ad affermare che «la nuova formulazione» della norma «porta ad escludere» che ci siano sanzioni. Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizzano i prontuari più utilizzati dagli agenti su strada.

È comprensibile che il ministero non abbia voluto dire apertamente che il legislatore si è dimenticato di fissare una sanzione o non ha voluto farlo, minando la deterrenza della norma. Ma a questo punto sarebbe altrettanto comprensibile se qualche agente ritenesse che le sanzioni siano comunque da applicare. In un caso del genere, non resterebbe che convincerlo con calma di avere di fronte non un debitore incallito, ma solo una vittima della burocrazia.

Una mezza riforma per tre milioni di ganasce

In fondo, fra i tre milioni di veicoli che al Pra risultano sottoposti a fermo (di cui 508.154 “ganasciati” nel 2021), c’è un po’ di tutto. Compresi cittadini in perfetta buona fede, che magari credono pure agli annunci della politica, sempre ansiosa di “farsi bella” nei confronti degli elettori.

Era nata così anche la norma che ha portato alla cancellazione automatica del fermo da parte del riscossore: il Dlgs 98/2017 l’ha introdotta assieme a una serie di altre innovazioni nelle pratiche automobilistiche per attuare l’accorpamento del Pra nella Motorizzazione previsto dalla riforma della pubblica amministrazione (articolo 8 della legge 124/2015, nota come legge Madia). Un’operazione presentata con squilli di tromba, come da copione.

È finita che l’accorpamento si è rivelato più un’operazione cosmetica (ma questa è un’altra storia) e che la cancellazione automatica del fermo avviene effettivamente. Di più: per chi paga a rate il suo debito, è stata “inventata” anche la sospensione del fermo, che consente di tornare a circolare prima di saldare l’intero importo.

Così si è ingenerata fiducia, ma si è anche omesso di spiegare bene come funziona il meccanismo.

Va detto che nella maggior parte dei casi funziona bene: Ader (Agenzia delle Entrate-Riscossione), che è il principale riscossore italiano, è nota per essere efficiente e rapida sul fronte dei fermi amministrativi. Tanto che li cancella appena acquisisce il pagamento, per cui chi si reca a versare direttamente ai suoi sportelli ha già la certezza di essere in regola (chi invece va alla Posta o paga da casa con modalità telematiche normalmente deve attendere qualche giorno).

Tutto ciò ha contribuito a far sì che non si parli mai di chi invece ha problemi. Quindi nessuno viene messo in guardia su cosa accade in alcuni casi: ci sono piccoli riscossori (che però a volte operano anche per enti importanti) lenti nell’effettuare le cancellazioni.

Si può arrivare anche a ritardi di qualche mese, ma chi li subisce ne resta perlopiù ignaro e riprende a circolare nonostante il suo veicolo risulti ancora sottoposto al fermo amministrativo. Normalmente va tutto bene, ma in caso di controllo o di incidente si rischiano le maxi-sanzioni.

Come verificare di essere in regola

Quindi è bene alzare la guardia e verificare, almeno quando non si paga direttamente agli sportelli del riscossore. Occorre effettuare una visura al Pra qualche giorno dopo il versamento. Costa 6 euro e si può fare anche online, accedendo al servizio Visurenet attraverso il sito ufficiale dell’Aci o alla funzione Infotarga dell’app Aci Space (il servizio è offerto anche da siti privati, con sovrapprezzo).

Ci si può rivolgere anche direttamente all’ufficio provinciale del Pra (ma è necessario prendere appuntamento) o a un’agenzia di pratiche automobilistiche (cui normalmente è dovuto un compenso per il servizio).

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