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Quando il mistero è donna

La verità di Emma Thompson ne «Il piacere è tutto mio»

di Hilary Tiscione

2' di lettura

Thompson è nuda. Nuda in tutti i sensi. È nuda anche quando è vestita con una camicetta di seta floreale sui toni del porpora e una longuette temperante tinta sabbia, con dei décolleté morigerati di castigata statura e i capelli comandati in una piega rigida di un biondo indeciso.

Una professoressa di religione in pensione, madre di due figli, una vedova nella terza età che tiene tra le mani la lista delle cose da fare: sesso orale, poi una sessantanove, poi io sopra e poi dietro. Resistenze, conflitti interiori, faticose collisioni, pudori e compostezze, si alternano e corteggiano la fermezza degli obiettivi, la prontezza nelle affermazioni e una spregiudicata libertà nell'esprimere le mancate esplorazioni del piacere.

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Un hotel appartato di Londra

Thompson è già nuda anche quando indossa la giacca e attende inquieta il suo giovane gigolò calpestando, turbata dai suoi stessi giudizi, la moquette di un blu avio nella stanza di un hotel appartato di Londra. Perché è lì, così ben ordinata e totalmente priva di istruzioni, per dichiarare a un giovane irlandese con gli occhi gialli e il corpo tonico di un soldato, che non ha mai avuto un orgasmo in vita sua, mai neanche uno, non ha mai nemmeno fatto un “pom...” – sì, Thompson dice così e lo dice con disinvoltura, fasciata in un tailleur composto e di buona manifattura, con in mano un flute di champagne – una donna che dichiara di avere l'esperienza sessuale più carente di quella di una suora e dice fin da subito di essere in quella stanza per conoscere cosa si è persa. Non per rivivere i suoi sedici anni, ma per provarne ancora la sensazione. Non per scopare, ma per conoscersi come soli non siamo capaci di fare, serve l'irrinunciabile incontro con l'altro, che sia un professionista del sesso come Leo Grande, un marito, una figlia, un figlio, una ex studentessa con l'espressione frizzante e tagliente come ha Backy - Isabella Laughland – in questo film capace e lucido della regista australiana Sophie Hyde.

Tutto chiuso in una stanza, tutto il tempo, via tutto l'eccedente, tutto ciò che non è essenziale; la stanza diventa un raccoglitore di rivelazioni, di espressioni con tutte le differenziazioni possibili. Bisogna guardare lei, stare su di lei e su di loro. E basta. Emma Thompson si dischiude attraversando tutti gli ingombri del corpo e gli impedimenti della mente, con calma, matrice di dialoghi penetranti e sarcastici a cui risponde con assoluto accordo un Daryl McCormac connesso in modo esclusivo e pieno ai desideri di una donna che prima di tutto dice la verità.

Una danza sulle note di Always Alright degli Alabama Shakes

Non è un film sull'erotismo, è una danza acutissima sulle note di Always Alright degli Alabama Shakes, è il progredire delle rivelazioni più complesse e sublimi che appartengono al mistero che sono le donne.

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