Storie di libri

Quando Moravia disse no ad Anne Frank

Negli anni Cinquanta il «Diario» venne tradotto in Europa e negli Usa. Einaudi predispose l'edizione italiana e pensò di affidare la prefazione al romanziere. Lui accettò, ma non la scrisse mai

di Massimo Bucciantini

 Al principio degli anni Cinquanta il «Diario» di Anne Frank venne tradotto dall’olandese nelle diverse lingue e diventò un best seller planetario

4' di lettura

La circolazione in Italia del Diario di Anne Frank inizia nel 1950, all’indomani della traduzione francese stampata a Parigi da Calmann-Lévy, tre anni dopo l’edizione olandese. Ed è noto che tra i primi a leggerlo furono Natalia Ginzburg e Paolo Serini. «Io ero a Torino - ricordava la Ginzburg nel 1990 -, lavoravo alla casa editrice Einaudi, è arrivata una copia di questo libro. L’abbiamo letta io e Paolo Serini, che era consulente, lavorava con noi. E niente, l’abbiamo fatto tradurre dall’olandese - io l’ho letto in francese - e pubblicare». Nonostante fossero passati così tanti anni, la Ginzburg rammentava di averlo letto «nel ’50 o nel ’49». E in effetti la prima edizione in lingua francese uscì il 31 ottobre 1950. Le date collimano perfettamente.

La decisione

È difficile stabilire con esattezza quando venne presa la decisione della traduzione. Nei verbali delle riunioni editoriali, pubblicati da Tommaso Munari, non ce n’è traccia. Così come non esistono schede di lettura del libro. È plausibile pensare che il successo internazionale - soprattutto dopo l’edizione americana (giugno 1952) che si fregiava della prefazione firmata da Eleanor Roosevelt - fosse già un’ottima referenza.

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Quello di cui si è certi è che il Diario - al singolare, ovviamente - venne letto da più persone all’interno e fuori della casa editrice. Il libro uscì il 17 marzo 1954, nella collana «Saggi», la stessa che pochi mesi dopo ospitò le Lettere di condannati a morte della Resistenza europea e quattro anni dopo la nuova edizione di Se questo è un uomo di Primo Levi. Così come si può affermare che il contratto tra l’Einaudi e il padre di Anne venne siglato nel 1952. Ne fa fede, tra l’altro, una lettera che Otto Frank scrisse da Basilea a Giulio Einaudi il 27 dicembre 1952.

La lettera del padre a Giulio Einaudi

È una lettera molto cordiale. Il padre di Anne è animato dalle migliori intenzioni ed è sempre più convinto che la fortuna del libro dipenda non solo dalla qualità della traduzione ma anche dalla popolarità della persona cui è affidata la prefazione. A sei anni dalla prima edizione olandese, grazie al sostegno ricevuto da Eleanor Roosevelt, il Diario stava infatti riscuotendo attenzione in tutto il mondo. Era già stato tradotto - oltre che in Francia, Germania, Stati Uniti e Inghilterra - in Norvegia, Danimarca, Israele, Argentina e Giappone. E il padre-imprenditore-editor seguiva personalmente ogni aspetto giuridico ed economico relativo alle nuove traduzioni, chiedendo continuamente di essere tenuto al corrente sull’avanzamento dei lavori.

Il 29 maggio 1953 Giulio Einaudi lo informava che la traduzione era conclusa, prevedendo l’uscita per luglio o settembre. E oltre a chiedergli alcune foto da inserire nel libro, gli comunicava che «per quanto riguarda la prefazione, a noi piacerebbe poter riprodurre quella della signora Roosevelt». La risposta di Otto Frank non si fece attendere. Immediatamente spedì le foto, tra cui la mappa dell’appartamento segreto, e a proposito della prefazione disse che invece di ripubblicare il testo di Eleanor sarebbe stato preferibile puntare su una «personalità italiana, conosciuta e popolare».

Alberto Moravia

Questo accadeva i primi di giugno. Un mese più tardi la scelta del prefatore sembrava finalmente risolta, facendo anche tesoro dei consigli ricevuti da Otto Frank. Così, il 15 ottobre, Luciano Foà gli comunicava la notizia tanto attesa: «È quasi certo che a presentare l’edizione italiana del libro sarà Alberto Moravia, il nostro migliore romanziere. Appena riceveremo la sua breve prefazione, il libro sarà pubblicato».

La decisione di rivolgersi a Moravia sembrava dunque la carta migliore da giocare. Scrittore impegnato e di successo, aveva tutti i requisiti necessari per promuovere il libro. E fu Giulio Einaudi in persona a rivolgersi direttamente allo scrittore romano: «Caro Moravia, tu certo conosci il Diario di Anna Frank, la ragazza israelita olandese [sic] che visse quasi due anni nascosta durante l'occupazione nazista e perì poi nei campi di sterminio […] Stiamo per pubblicarne la traduzione italiana. La traduzione francese ha la prefazione di Daniel Rops, quella americana di Eleonore Roosevelt. Ma noi vorremmo invece presentarlo con una prefazione, che soprattutto mettesse in luce il valore anche psicologico di questo documento d'una adolescenza svoltasi in così strane circostanze. Perciò ci rivolgiamo a te. Una tua prefazione ci sarebbe molto gradita».

Moravia accettò l'invito, anche se, pare, non con particolare entusiasmo. Rispose in modo assai sbrigativo, aggiungendo questo nuovo lavoro all'elenco delle tante cose che aveva messo in cantiere: a cominciare dal battesimo di una rivista, «Nuovi argomenti», fondata con Alberto Carocci proprio in quello stesso 1953, e dalla stesura de I racconti romani e de Il disprezzo, che videro la luce l'anno seguente. Alla proposta di Einaudi del 21 settembre seguì una risposta quasi telegrafica: «Va bene per la prefazione al libro di Anna Frank che però non ho, in alcuna lingua. Ti prego di mandarmelo. Tieni però conto che non potrà essere lunga perché ho moltissimo da fare». Sta di fatto che alla fine del 1953, il libro era già pronto. «Attende soltanto la tua breve prefazione per uscire», gli scriveva Giulio Einaudi il 12 gennaio 1954. Nonostante i ripetuti inviti, Moravia non la scrisse mai. Alla Einaudi non restava allora che “guardarsi” in casa.

Così il compito venne affidato a Natalia Ginzburg, cioè a colei che per prima all'interno della casa editrice aveva letto il libro e raccomandato la sua traduzione. «Provo a fare prefazione», rispose da Roma via telegramma il 14 febbraio. Due settimane dopo, la missione era compiuta. Il 3 marzo spediva tutto a Torino.Quella che da allora in poi diventerà la prefazione italiana al Diario – e, successivamente, ai Diari – arrivò dunque sul filo di lana. Il nome di Natalia Ginzburg venne deciso all'ultimo momento e “in seconda battuta”, dopo che tutto era pronto per la stampa e dopo che Moravia aveva dato forfait.

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