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Quando la piccola impresa agroalimentare diventa una multinazionale di successo

Dalla frutta secca alle macchine per l'olio, dai canditi all'healty food, negli ultimi mesi l'ingresso di fondi e investitori ha portato alla leadership internazionale

di Giorgio dell'Orefice

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Dalla frutta secca alle macchine per l'olio, dai canditi all'healty food, negli ultimi mesi l'ingresso di fondi e investitori ha portato alla leadership internazionale


4' di lettura

Dalla frutta candita ai marron glacé, dalle macchine per frantoio agli healthy food a base di frutta secca. Da tempo sono multinazionali tascabili e ora anche fortemente appetibili. Si tratta di un modello di business diffuso nel settore agroalimentare made in Italy: Pmi familiari che partendo dalla provincia italiana hanno saputo nel tempo individuare e poi specializzarsi in specifici segmenti di business fino a diventarne assolute protagoniste a livello internazionale con divisioni all’estero e quote di mercato che in più di un caso sfiorano il monopolio.

Aziende che ora, forti di numeri di tutto rilievo, si scoprono particolarmente appetibili sul mercato e scelgono di aprire il proprio capitale a soci esterni sia industriali che finanziari superando così la dimensione familiare per intraprendere un nuovo sentiero di sviluppo.

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Due di queste operazioni di apertura del capitale si sono verificate quest'estate mentre una terza, chiusa lo scorso anno nel corso delle scorse settimane ha cominciato a dare i propri frutti. Stiamo parlando del leader della frutta secca Besana di San Gennaro Vesuviano (Napoli) con un giro d’affari di 185 milioni di euro che quest’estate ha visto l’ingresso del colosso spagnolo dell'healthy food Importaco.

Da questa joint nasce un polo della frutta secca che è tra i primi tre in Europa e tra i primi dieci al mondo con un giro d’affari aggregato di 770 milioni di euro, una produzione di 123mila tonnellate e 17 stabilimenti in tutto il mondo. La famiglia Calcagni resterà alla guida dell’azienda con Riccardo Calcagni confermato come ad mentre Giuseppe Calcagni ne diventa presidente onorario. Presidente del nuovo gruppo è invece lo spagnolo Toño Pons.

Integrazione del portafoglio prodotti, economie di scala e internazionalizzazione i pilastri dell’operazione visto che Importaco è specializzata oltre che nella frutta secca nelle bevande naturali mentre Besana grazie ai contratti di coltivazione in Asia Centrale e Ucraina, ha in atto diversi progetti di sviluppo nelle aree vocate, soprattutto per nocciole, noci e mandorle.

Altra operazione di quest’estate che ha coinvolto un vero e proprio fiore all’occhiello dell’agromeccanica italiana è quella che ha coinvolto la Pieralisi di Jesi (Ancona) vero prototipo della multinazionale tascabile made in Italy. Pieralisi è infatti il leader mondiale delle macchinari per il settore oleario, basti pensare che si calcola che il 75% dell’olio d’oliva prodotto al mondo dall’Europa all’America Latina fino all'Australia è realizzato con frantoi sui quali campeggia la scritta “Pieralisi – Jesi”.

L’azienda marchigiana fondata e sviluppata dalla famiglia di Gennaro Pieralisi con un giro d’affari di 104 milioni di euro, a luglio scorso ha visto l’ingresso nella compagine sociale, con una quota del 51%di IDea CCR, il fondo gestito da Dea Capital Alternative Funds Sgr. La famiglia Pieralisi resta al 49% mentre come amministratore delegato è stato confermato Alessandro Leopardi. L’operazione di investimento di Idea CCR punta ad affiancare la famiglia Pieralisi nel rafforzamento patrimoniale e finanziario del Gruppo accelerando i piani di sviluppo dell’azienda e consolidando la leadership globale. In particolare il progetto di sviluppo di Idea CCR prevede investimenti per circa 15 milioni di euro.

«Ci siamo aperti a nuovi soci per continuare a crescere – ha commentato il cavaliere del lavoro, Gennaro Pieralisi -. In particolare in un frangente come questo nel quale in alcuni paesi per via del Covid non è possibile andare. E quindi nell’immediato abbiamo bisogno di capitali per rimodulare una parte della produzione dal settore oleario ad altri segmenti come quello delle centrifughe per gli impianti di depurazione. Ma non abbiamo certo in mente di abbandonare l’olio d’oliva. In giro per il mondo si stanno piantando nuovi uliveti e siamo convinti che la richiesta di macchine per la lavorazione delle olive riprenderà a correre».

Se tre indizi fanno una prova il grande appeal degli investitori nei confronti delle Pmi specializzate dell’agroalimentare made in Italy è confermato anche da un’altra operazione che in realtà risale allo scorso anno ma che proprio in questi giorni ha cominciato a produrre i propri frutti.

Si tratta dell’ingresso, anche stavolta con una quota di maggioranza del fondo Investindustrial (attraverso la controllata VI LP.) nella Italcanditi di Padrengo (Bergamo). La società fondata nel 1963 dalla famiglia Goffi vanta un ruolo di primo piano nella produzione di ingredienti a base di frutta e creme per l’industria alimentare (gelati, yogurt, frutta candita e marron glacé) con un giro d’affari di oltre 100 milioni di euro realizzato per il 35% all’estero.

L’ingresso del partner finanziario ha immediatamente consentito alla Italcanditi di perfezionare tre acquisizioni di aziende attive nei settori della produzione di semilavorati per pasticcerie e gelaterie. L’ultima proprio lo scorso mese di agosto quando Italcanditi ha rilevato il 100% dell’Ortofrutticola del Mugello azienda specializzata nella lavorazione e produzione di prodotti a base di castagne e marroni esportati in oltre 30 paesi. Sulla scorta di questa operazione alcuni osservatori stimano che Italcanditi detenga oggi nella nicchia europea dei marron glacé una quota di mercato di circa il 50%.

Riproduzione riservata ©
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    Giorgio dell’OreficeVicecaposervizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: agricoltura, agroalimentare, made in Italy, vitinicoltura, olio

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