banche e spettacolo

Quando Pop.Vicenza finanziava i film di Pieraccioni e strizzava l’occhio alla clientela

di Marco lo Conte

La locandina del film “Un fantastico via vai”, con Leonardo Pieraccioni

3' di lettura

«D’altronde, quando sei venuto da me in filiale a chiedere un prestito, non avevi tutti i requisiti per ottenerlo e io i soldi te li ho dati lo stesso....». Il day after il salvataggio delle banche venete c’è ancora chi si chiede come sia stato possibile portare al dissesto due istituti di credito in una delle zone più ricche del Paese. Il tema degli affidamenti in deroga ai criteri stabiliti dalle regole compliant , con il senno di poi, è stato centrale nella formazione di sofferenze e crediti non esigibili da parte della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Com’è stato possibile, dunque, derogare al punto da far saltare questi due istituti di credito? Lo spiega la battuta con cui si apre questo articolo: pronunciata non da un whistler-blower, nè da un insider e nemmeno da un impegato desideroso di svelare le lasche pratiche affidatarie della sua banca, bensì da Leonardo Pieraccioni.

Il comico toscano ha interpretato il ruolo di un bancario della Banca Popolare di Vicenza in “Un fantastico via vai”, film di cui è stato anche regista uscito a Natale 2013 che lo vede protagonista di una serie di avventure e disavventure amorose ambientate in una città della provincia italiana. Un film in parte finanziato da Banca Nuova (società del gruppo controllato all’epoca da Zonin) insieme a Levante e Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution. Un finanziamente che aveva utilizzato la legge sul tax credit per fare product placement, ossia per valorizzare il marchio della banca e veicolarne i valori attraverso la storia che vedeva il comico toscano protagonista.

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«Oltre all'intervento finanziario di Banca Nuova legato alla legge sul Tax Credit Esterno - si leggeva sul comunicato diffuso in occasione dell’ufficio del film -, è stata realizzata un'intelligente operazione di plot placement in cui il brand Banca Popolare di Vicenza è divenuto parte integrante del contesto narrativo».

Un’attività su cui l’ufficio marketing ha lavorato con attenzione, coinvolgendo 50 coppie di clienti che hanno vinto due biglietti per assistere alla proiezione del film nelle sale convenzionate; e un concorso che ha visto vincitrici 10 coppie di clienti che hanno potuto incontrare Leonardo Pieraccioni e il suo cast in quella che è stata definita «un’esperienza irripetibile».

Parole che, oggi, assumono un significato particolare. Quali messaggi e quali valori sono stati veicolati attraverso il film? Difficile pensare che la frase pronunciata da Pieraccioni sullo scarso rigore nell’erogare prestiti a imprese e privati, non sia stata inserita in modo casuale nella sceneggiatura. D’altronde la politica del private placement, utilizzando le agevolazioni fiscali previste dalla legge 244/2007 (recentemente riformata), ha visto protagonista la Popolare di Vicenza in diverse pellicole. Dal 2010 in poi la Banca Popolare di Vicenza ha investito 10,5 milioni di euro in nove film: un’operazione “simpatia” studiata per strizzare l’occhio alla clientela più sensibile alla politica commerciale dell’istituto. Che, tuttavia, ha portato al disastro sia la banca che molti suoi clienti.

La Popolare di Vicenza non è stato l’unico istituto di credito che ha utilizzato il veicolo narrativo (e i correlati strumenti di tax credit) per colpire il target di riferimento. Anche Banca Etruria ha posizionato il proprio brand nel suo caso in una fiction tv: niente meno che Don Matteo, serial di punta da prima serata di RaiUno con protagonista Mario Girotti, al secolo Terence Hill, cui l’ammiraglia del servizio pubblico affida la comunicazione di quei valori orbitanti intorno alla cultura cattolica: famiglia, rispetto, legalità. Proprio il personaggio del maresciallo dei Carabinieri Cecchini, interpretato da Nino Frassica, esprime il desiderio di regalare un oggetto d’oro a una nipote al consulente bancario.

«Le suggerisco un bel lingotto d’oro - gli risponde il consulente: la nostra banca è tra le prime in Europa per la compravendita dell’oro» «Bella idea, glielo dico pure al capitano Tommasi», commenta Cecchini-Frassica. Oltre 7 milioni di telespettatori hanno visto questa scena in televisione: un risultato molto rilevante per un product placement strategico per Banca Etruria che in quel periodo - er ail 14 marzo del 2014 - percepiva i primi scricchiolii tanto da spingerla a collocare alla clientela retail le proprie obbligazioni subordinate.

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