NUOVI VOLTI

Quando il sogno di diventare modella si realizza

A soli 18 anni, Nabou Thiam è la rivelazione delle passerelle italiane. E racconta come ha cominciato e quando ha capito di avercela fatta.

di Laura Leonelli

Nabou indossa blusa in pelle vegana e jersey, dolcevita tricot. Tutto ROKSANDA. Piumino ecosostenibile realizzato in Nylon Fast5Degradable, HERNO GLOBE. Cappello in nylon trapuntato, FLAPPER. Occhiali da sole in acetato con dettagli in gomma, BOTTEGA VENETA. Foto di Max Cardelli.

3' di lettura

Per l'intervista si è cambiata, ultima ora di scuola, campanella, corsa al pullman fino a Gardone, casa, zaino in un angolo, via la maglietta e dall'armadio escono una canottierina nera con una virgola di peperoncino rosso e una camicia bianca di seta. Di una giornata come le altre sono rimasti i jeans e le scarpe da tennis. Ma l'intervista è a Brescia, quaranta minuti di viaggio e la ragazza che scende dal pullman non è più solo Nabou Thiam, ma è Nabou la modella, Nabou fiore di giunco, uno splendore di grazia e timidezza, che cammina sfiorando l'asfalto. Un caffè in centro, inutile tentativo di offrirle qualcosa che non sia un bicchiere d'acqua, e Nabou racconta la sua breve storia, e mentre parla si arruffa i capelli a nuvola nera, e le mani girano intorno al viso inquadrandolo. Una parola e un sorriso. Ma allora ridi? «Sì ma nelle fotografie sono più a mio agio se sono seria, spero sempre che non mi chiedano di sorridere perché non sono capace», dice Nabou e di nuovo ride.

L'anno scorso questa magnifica diciottenne con cittadinanza italiana e senegalese e nata in Italia, un metro e settantotto di leggerezza, ha vinto il concorso Elite Model Look e con il suo chilometro di gambe, con quel corpo che si muove danzando, con quegli occhi che forse ancora non ci credono, è entrata nella grande famiglia di Women, l'agenzia diretta da Piero Piazzi. «Eravamo tantissime ragazze, poi a un certo punto hanno chiamato il mio numero, e allora ho capito che ce l'avevo fatta, sono scoppiata in lacrime e ho abbracciato la mia mamma». La madre, complice. Il padre, operaio in acciaieria, padre single da quando Nabou aveva tre anni, da convincere. Serata d'inverno, a tavola, in cucina: «Papà devo dirti una cosa», e chiunque, a qualunque grado di parentela, inizierebbe a tremare. Nabou prende fiato e riprende: «Mi sono iscritta a un concorso per modelle». Negativo, «poi però il papà si è ammorbidito, e quando ha cominciato a chiedermi come avrei fatto con le lezioni, i compiti, ho capito che non si sarebbe opposto».

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Con la promessa di finire la scuola, quest'anno maturità di ragioneria con indirizzo linguistico, e proseguire all'università, Nabou conquista il sì. E nel giro di pochi mesi, quando l'emergenza finisce e la vita riprende il suo passo, quel sì diventano tre sfilate per Dolce & Gabbana ed Etro, e una serie di servizi indossando Versace, Prada, Ermanno Scervino, Liu Jo, e Louis Vuitton. Modelli di neo modella? Vittoria Ceretti, anche lei top model di Gardone, «abitavamo vicine», e Naomi Campbell, «la camminata più bella e sicura di tutte, mi dà carica», racconta Nabou. Nabou che a sedici anni guarda i video delle sfilate e inizia a sognare.

Nabou che dice «un tempo ero un maschiaccio, ma poi ho avuto la fase principessa». Nabou che quando è in passerella confessa di non vedere niente, «ho un'ansia pazzesca, ma l'ansia è la mia adrenalina, esco, sento la musica, e ho solo paura di iniziare a ballare per conto mio». E quando si spengono le luci, cosa succede? «Durante le sfilate ho affittato un piccolo appartamento a Cimiano, vivevo da sola, ma adesso sono tornata a Gardone. Sono io che mi occupo della casa, pulisco, cucino. Mio padre esce alle cinque di mattina, io dormo ancora, ma mi ricordo di quando da piccolina mi portava a letto i cereali con il latte. Ci rivediamo a cena, e poi a dormire prestissimo, anche alle otto. A volte i miei amici mi scrivono, cosa fai? e io sono già sotto le coperte». Fine lockdown? «Sono andata al ristorante con il mio ragazzo e ho mangiato la mia prima cacio e pepe, che il giorno dopo ho rifatto a mio padre». E papà Alex sta già telefonando per sapere a che ora rientrerà sua figlia. «Ancora mezz'ora e prendo l'autobus».

E, correndo verso il futuro, che cosa desidera Nabou? «Sfilare per Versace». Ma con i tacchi alti, come va? «Un dolore tremendo». E le fotografie dei tuoi servizi, le tieni a casa? «No, mi fa strano vedermi così». Ma quando posi, quando sfili che età ti senti di avere? «Ah, mi sento grande, ventisei anni almeno». E gli occhi di nuovo guardano fuori dalla vetrata del caffè e le dita s'immergono e si nascondono nei capelli.

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