i bailout dell’eurozona

Quando Ursula von der Leyen propose di usare le riserve auree come garanzie

Nel 2011 l’esponente della Cdu, nominata dai Ventotto alla guida della Commissione, espresse posizioni rigoriste sulle condizioni per concedere i prestiti agli Stati

di Roberta Miraglia


La tedesca Ursula von der Leyen presidente della Commissione Ue

2' di lettura

Infuriava la crisi del debito sovrano. Era il 23 agosto 2011 quando Ursula von der Leyen espresse una posizione da “falco” che venne sconfessata dal suo stesso Governo. In un’intervista alla televisione tedesca Ard l’allora ministro del Lavoro dell’Esecutivo Merkel disse che futuri salvataggi della zona euro avrebbero dovuto essere garantiti con riserve auree o quote di aziende di Stato. Il dibattito riguardava la Grecia, che soltanto un anno prima, nel maggio 2010, aveva ricevuto un bailout da 110 miliardi di euro.

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La Finlandia non si fidava delle riforme greche e chiedeva collaterali ad Atene per contribuire ai pagamenti del salvataggio deciso dalle istituzioni europee e dal Fondo monerario internazionale. Allora la delfina di Merkel, che martedì è stata proposta dai Ventotto alla guida della Commissione Ue dopo l’affossamento della candidatura del socialista olandese Frans Timmermans, affermò che futuri bailout avrebbero potuto essere ottenuti soltanto in cambio di garanzie, quali appunto riserve auree o quote di aziende nazionali.

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«Molti Stati stanno facendo ingenti sforzi per pagare il proprio debito - disse - e questo gli fa onore. Ma per rendere gli sforzi sostenibili nel lungo termine, c’è bisogno di collaterali». Si parlava della Grecia ma in quel momento, nell’estate 2011, il Paese che più preoccupava era l’Italia investita in pieno dalla crisi con lo spread passato in pochi mesi da meno di 200 a oltre 500 punti base (570 a novembre) .

I Piigs - come erano chiamati i Paesi periferici dell’Eurozona - stavano “cadendo” uno dopo l’altro. Al salvataggio della Grecia nel 2010, era seguita pochi mesi dopo l’esplosione della crisi del sistema bancario irlandese e le istituzioni europee insieme al Fondo monetario internazionale avevano dato il via a un piano di sostegno da 85 miliardi. Un anno dopo, a maggio 2011, anche il Portogallo era stato soccorso con un prestito di 78 miliardi .

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Le affermazioni della ministra esprimevano in quel momento la posizione dell’ala più rigorista della Cdu e fu la stessa Angela Merkel a sopire le polemiche chiedendo ai suoi di accantonare propositi del genere. Persino il ministro delle Finanze tedesco, il falco Schäuble criticò l’idea.

Passata la grande crisi, la fedele alleata di Angela Merkel, che ha servito nei suoi Governi per 14 anni, si è dedicata alla riforme interne, a partire da quella dell’esercito tedesco dopo la nomina nel 2013 a ministro della Difesa, la prima donna in Germania a ricoprire l’incarico. Così come sarà la prima donna a diventare presidente della Commissione europea se il Parlamento di Strasburgo avallerà la scelta dei Governi. Una strada molto in salita per Von der Leyen che ha contro i socialisti a partire da quelli tedeschi . E la scelta dell’esponente Cdu, un tempo destinata a succedere a Merkel alla guida del partito, sta mettendo a dura prova la già sfilacciata Grande Coalizione al punto che un ex leader dell’Spd, Sigmar Gabriel, è arrivato a ipotizzare una rottura dell’alleanza.

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