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Quanto pagheresti per continuare a usare Google? La (sorprendente) risposta

di Biagio Simonetta

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(REUTERS)


2' di lettura

L'ultimo datagate esploso nel ventre di Facebook ha riacceso una discussione mai risolta, quella relativa alla gratuità dei servizi online. Una delle conclusioni più ricorrenti è la seguente: se un prodotto altamente tecnologico è gratuito, allora l'utente stesso è il prodotto. E questo, in estrema sintesi e con una buona dose di dietrologia, spiega l'economia dei dati. Aziende come Facebook e Google offrono servizi gratuiti perché in cambio ottengono i dati degli utenti, materiale sempre più prezioso del mondo digitale. Ma se volessimo rovesciare il tavolo, cambiando le regole e cercando una strada alternativa, quanto saremmo disposti a pagare? È quello che si è chiesto l'Economist, partendo da un concetto abbastanza elementare in finanza: il Pil.

Il Pil e le web company
Il Pil pro capite americano, tra il 1946 e il 1975, è cresciuto in media del 2,3% annuo. Dal 1975 a oggi, invece, la crescita media annua si è assestata all'1,8%, facendo registrare un rallentamento abbastanza vistoso. Molti economisti ritengono che i conti nazionali possano sottovalutare l'importanza economica delle innovazioni tecnologiche. Nonostante l'avvento di Internet, degli smartphone e dell'intelligenza artificiale, l'impatto sul Pil di questa industria è rimasto pressoché invariato dal 2000 a oggi. E questo paradosso è in parte spiegato dal fatto che nella misurazione del Pil si tiene conto solo dei beni e dei servizi per i quali le persone pagano somme di denaro. Le web company come Google e Facebook offrono servizi gratuiti, chiedendo in cambio un log in che consente di “minare” quotidianamente i dati degli utenti. Ma questo fa in modo che da sempre venga sottostimato l'impatto sul reddito nazionale derivante dal loro utilizzo e dalla loro crescita.

Quanto costerebbe Google
Recentemente, il sito TechCrunch ha stimato che un eventuale Facebook a pagamento (che consentirebbe l'utilizzo del social network senza che questo prelevi i dati degli utenti) potrebbe costare dagli 11 ai 14 dollari al mese. È una stima, certo. E in molti hanno osservato che una piattaforma rivista in chiave “premium” non funzionerebbe. Il discorso su Google è invece molto più complesso. Big G, infatti, offre servizi ai quali è difficile rinunciare: dalle mappe al motore di ricerca, dal cloud alla casella di posta elettronica. Una stima di un costo non è semplice. Così, tre economisti (Erik Brynjolfsson, Felix Eggers e Avinash Gannamaneni) si sono inventati una statistica al contrario. Hanno chiesto a un campione di persone quanti soldi vorrebbero in cambio del non utilizzo di alcuni di questi servizi, e il risultato è stato abbastanza sorprendente.

Gli intervistati hanno dichiarato che per rinunciare a Google Maps vorrebbero in cambio 3.600 dollari all'anno. Per fare a meno di GMail, invece, ne vorrebbero 8.400. Mentre per rinunciare a Google Search (il motore di ricerca) chiederebbero ben 17.500 dollari annui. Cifre importanti che confermano la preziosità di molti servizi online da sempre gratuiti. È innegabile che business del genere siano alimentati dai dati degli utenti. Ma, almeno per ora, sembrano esserci poche vie d'uscita.

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