ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùfondi COMUNI ED ETC

Quanto pesa il petrolio nelle scelte di portafoglio

Secondo i gestori l’investimento sul settore oil va fatto in un’ottica di lungo termine, tenendo conto però che la tendenza sarà quella di puntare sempre di più sulle energie rinnovabili rispetto ai combustibili fossili

di Isabella Della Valle

Perché l’attacco al petrolio saudita ha sconvolto il mercato

Secondo i gestori l’investimento sul settore oil va fatto in un’ottica di lungo termine, tenendo conto però che la tendenza sarà quella di puntare sempre di più sulle energie rinnovabili rispetto ai combustibili fossili


4' di lettura

Era inevitabile che gli attentati ai pozzi in Arabia Saudita riportassero il petrolio alla ribalta. La breve ma intensa impennata dei prezzi in seguito agli eventi ha fatto sì che i prodotti investiti su questa commodity, Etc (exchange traded commodity) e fondi in particolare, portassero a casa rivalutazioni nell’ordine anche delle due cifre nel giro di 10 giorni. Dalla vigilia degli attentati a oggi il brent, vale a dire il petrolio estratto in Europa nel mare del Nord, è salito del 6,6 per cento.

Chi ha corso di più

Chiaramente sono stati gli Etc più aggressivi, vale a dire quelli a leva, ad aver amplificato i guadagni (anche le perdite per i prodotti short che avevano scommesso su un ribasso del greggio), mentre si aggirano intorno al 10% le valutazioni registrate dai prodotti tradizionali, sostanzialmente in linea con le quotazioni dell’oro nero (si veda tabella al termine dell’articolo).

Petrolio nel dimenticatoio

Prima dell’attentato in verità il petrolio era finito in secondo piano nelle scelte di investimento di investitori e gestori con un’incidenza sempre minore anche negli indici di Borsa, complice l’onda ecologista in Europa e che ha come filosofia quella di stare alla larga dai combustibili fossili per puntare, invece, sulle energie rinnovabili. Gli attentati, almeno per ora e da un punto di vista prettamente finanziario, hanno in parte modificato lo scenario e c’è chi prevede per il brent quotazioni superiori ai 76 dollari al barile, con tutto quello che ne consegue per società petrolifere e affini. Ma al di là delle previsioni sulle sorti del greggio in quanto tale, all’investitore medio piccolo interessa capire se nella fase di mercato attuale possa rivelarsi una scelta giusta puntare su quest’asset class.

Cosa dicono i gestori

«Un investitore non dovrebbe mai correre dietro ai movimenti di breve delle classi di attivo –ammonisce Giordano Beani, head of multi-asset fund solutions di Amundi Sgr -. Quindi se si vuole investire nel petrolio bisogna farlo in un’ottica di diversificazione di lungo periodo. Amundi peraltro è un investitore molto impegnato negli investimenti sostenibili e quindi preferisce investire sulle prospettive di lungo periodo delle energie rinnovabili e non di quelle basate sugli idrocarburi».

VIDEO / Huthi minacciano altri attacchi al petrolio saudita

Non devono dunque essere eventi congiunturali a condizionare le scelte di investimento o a far modificare un portafoglio ponderato per un certo arco temporale. E poi nel caso di Amundi la sostenibilità sembra essere diventata un’asset sulla quale puntare per i prossimi anni.

Quanto conta la volatilità

Giacomo Calef, country manager Notz Stucki , invece, coglie delle opportunità anche nel breve . «Rileviamo che il rischio di volatilità possa essere importante - afferma -. Da una parte una volatilità positiva perché date le attuali incertezze ci potrebbe essere una nuova fiammata del prezzo del petrolio e quindi anche un rapido rialzo per chi investe in questa commodity.

LEGGI ANCHE / Sul mercato del petrolio è già passata la paura: prezzi ancora in calo

D’altro canto, come abbiamo visto qualche giorno fa, gli spike possono ridursi anche molto velocemente. Tuttavia, l’economia dei paesi del Golfo cresce anche grazie al settore finanziario ed immobiliare con buone opportunità che l’investitore può cogliere attraverso la selezione di un gestore specializzato». Quindi oltre al greggio ci potrebbero essere altri validi motivi per investire sull’area geografica nel suo complesso.

Il ruolo dell’Etc

«Gli Etc replicano un indice che rappresenta una posizione in contratti future e non l’andamento del prezzo spot della commodity». Lo dice Luca Gabriele Trabattoni, country head Italy e Mediterranean Countries di Union Bancaire Privée (Ubp), secondo il quale, quindi, utilizzare questi strumenti per investire nel petrolio significa ritrovarsi con valori che possono essere molto disallineati con il sottostante «perché - prosegue -, oltre a includere fattori di speculazione su prezzi futuri, includono anche i costi di mantenimento delle posizioni nel tempo. Soprattutto dopo una fase di rialzo come quella appena avuta, è molto probabile che i prezzi indicati scontino valori che non vengano raggiunti dal mercato nel breve periodo».

I fondi attivi

Discorso diverso, invece, se la scelta cade sui fondi attivi che, o investono tramite future sulla commodity oppure su singoli titoli legati ad azioni petrolifere. «Questi potrebbero beneficiare di un rialzo temporaneo del petrolio aggiunge Trabattoni -, tuttavia riteniamo che al momento non vi siano grandi opportunità in un’ottica di trading. Nell’attuale contesto di mercato, infatti, guardando all’evoluzione del singolo stock entrerebbero nella valutazione elementi esogeni rispetto al mercato dell’oro nero come ad esempio le aspettative sulla crescita globale, che è in calo». A prescindere dalla motivazione che spinge a investire sulle commodity, anche Calef sottolinea l’importanza della gestione professionale prima di avventurarsi in questo settore. «In qualunque caso – conclude Calef - conviene investire in un fondo perché un gestore attivo può più rapidamente ribilanciare il portafoglio rispetto ai ribilanciamenti programmati di un Etc».

Investire direttamente in azioni

Differente la posizione di Invesco che preferisce puntare direttamente sulle aziende petrolifere rispetto a un Etc sul petrolio. «Le motivazioni sono molto semplici - spiegano dalla società -: prezzo più trasparente e replica più efficente. Ulteriore punto a favore è il fatto di non avere il costo del contango (cioè le asimmetrie di prezzo legate ai contratti derivati, ndr)». Una scelta evidentemente più indicata a un investitore esperto.


LA GAMMA DEI CLONI PER I RISPARMIATORI ITALIANI
Andamento dal 13 settembre e da inizio anno degli exchange traded product (Etp) specializzati sul settore petrolifero

Loading...
Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti