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Quanto sarà green il BTp targato Gualtieri? Lo schema secondo Bruxelles

Il ministro dell’Economia Gualtieri, ha annunciato l’emissioni di green bond sovrani per l’Italia. Verranno utilizzati i Green Bond Principles dell’Icma già usati dalla Francia? Oppure si attenderà il via libera dell’Ue alla bozza sui green bond europei? In questo caso però i tempi si allungheranno. Di molto

di Vitaliano D'Angerio


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Roberto Gualtieri (Sintesi Visiva)

4' di lettura

«Vorremmo emettere dei green bond, emissioni di titoli di debito italiani esplicitamente destinati a sostenere gli investimenti nella sostenibilità ambientale». Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia, è stato molto esplicito nell’annunciare i BTp green anche in Italia. La comunicazione è arrivata nel corso della presentazione a palazzo Chigi della Nadef, la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza . Ma si fa presto a dire green bond. Bisognerà capire infatti che tipo di titoli di Stato verdi verranno emessi dall’Italia.

Il green bond secondo la Francia
Il primo green bond al mondo è stato lanciato dalla Polonia nel dicembre 2016 per l’equivalente di 750 milioni di euro. Non è stato però quello di Varsavia a diventare il riferimento del mercato. Il titolo di Stato verde più noto è stato lanciato dalla Francia nel gennaio 2017: 7,5 miliardi di euro. I green bond francesi furono collocati nell’arco di pochi minuti e la domanda superò di tre volte l’offerta, fino ad arrivare a 23 miliardi di euro di prenotazioni.

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Tutto questo nonostante il rendimento del Green Oat francese, pari all’1,74%, fosse di poco superiore all’1,60% garantito dai consueti bond ventennali. Francia e Polonia utilizzarono i Green Bond Principles dell’Icma, l’associazione internazionale dei mercati di capitali (500 membri in 60 Paesi) che ha elaborato la griglia a cui fanno in generale riferimento le società ed enti emittenti. Icma ha tra l’altro elaborato pure i Principi per i Social Bond, strumenti finanziari meno diffusi delle obbligazioni verdi.

I 4 principi chiave dell’Icma
Sono quattro principi chiave dello schema Icma: 1) l’impiego dei proventi del green bond; 2) il procedimento di valutazione e selezione dei progetti; 3) la gestione dei proventi; 4) il reporting. A proposito dell’uso dei proventi, Icma chiede di specificare quanto dell’incasso viene usato per il finanziamento di nuove iniziative e quanto per rifinanziare vecchi progetti già in essere. Tali progetti devono essere chiaramente identificati. Inoltre, ed è una delle parti più sensibili, sul versante gestione è necessario collocare i proventi da green bond in una posta specifica del bilancio (sub-account) con un auditor o «terza parte» che ne verifichi la gestione e l’effettiva allocazione.

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Il “vincolo” all’utilizzo dei proventi aveva inizialmente creato qualche ostacolo alla Polonia: Varsavia aveva indirizzato i 750 milioni di euro ai settori delle energie rinnovabili, agricoltura sostenibile, riforestazione, parchi nazionali e reti ferroviarie; però ha dovuto realizzare una modifica legislativa per costituire questo vincolo sulla posta nel bilancio dello Stato. La contabilità statale di Varsavia non prevedeva infatti tale possibilità.

Bruxelles e i certificatori di green bond
Non c’è però soltanto l’Icma. Bruxelles ha lavorato molto sul tema green negli ultimi due anni. C’è infatti la bozza degli esperti (Technical expert group) scelti dalla Commissione Ue per creare un quadro chiaro sulla finanza sostenibile in Europa. I tre settori su cui si sono concentrati gli esperti sono la tassonomia (classificazione), i benchmark (gli indici per i prodotti finanziari) e i green bond. Su quest’ultimo punto Aldo Romani, il padre dei green bond, Head of sustainability funding della Banca degli investimenti europea (Bei ) aveva dichiarato a Plus24-Sole24Ore: «I requisiti più importanti del rapporto del Teg sul Green Bond Standard europeo sono l’uso della tassonomia Ue per la classificazione delle attività eligibili e la certificazione di conformità da parte di un verificatore esterno accreditato». E ha aggiunto: «Lo standard dei green bond europei ovviamente è su base volontaria – spiega Romani – ma chi lo applica dovrà far certificare il framework ovvero la struttura e gli obiettivi dell’obbligazione verde. A farlo saranno dei consulenti accreditati». I certificatori (o terze parti) dovranno dunque essere iscritti in un albo europeo che non è previsto invece per le terze parti che certificano i principi Icma.

Le strade del Mef
Che farà dunque il Mef? Attenderà l’approvazione della bozza sui green bond europei o procederà come ha già fatto la Francia? Ci sono aziende emittenti che hanno seguito strade alternative indicando, per esempio, soltanto degli obiettivi (per esempio il taglio di emissioni di CO2) da raggiungere in un certo periodo di tempo unitamente alla certificazione di una terza parte. I Green Bond Principles, in tal caso, non sono stati applicati. È questa una strada percorribile dal Mef o Bruxelles chiederà di rispettare i parametri decisi dagli esperti del Teg? Lo scopriremo nei prossimi mesi. L’attesa per le decisioni di Bruxelles potrebbe però allungare di tanto i tempi di emissione del green bond italiano. Per accorciare i tempi, c’è da segnalare un corposo studio di 80 pagine realizzato dalla Commissione di studio sulla finanza d’impatto istituita sotto il Governo Gentiloni.

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