ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùconsumi DI FINE ANNO

L’economia dell’albero di Natale: quanto spenderemo per gli addobbi

Si accendono gli alberi (veri) delle piazze delle grandi città. Nelle case degli italiani, lo scorso anno, ne sono entrati 3,6 milioni, soprattutto abeti rossi, venduti a un prezzo medio di 33 euro. Veneto e Toscana le regioni dove avviene la maggior parte della produzione

di Sara Deganello


Torna Spelacchio, la geniale campagna Netflix. C'è anche Marzullo

3' di lettura

Alberi di Natale pronti all’inaugurazione: l’erede di Spelacchio, in piazza Venezia, offerto alla città di Roma quest’anno da Netflix, è stato fornito da Rattiflora, azienda che si occupa di decorazione vegetale per privati ed eventi, dai matrimoni alle sfilate di moda, con sede a Casnate con Bernate (Como). L’abete, un esemplare di Abies Nordmanniana (o abete del Caucaso) di 23 metri e 12 tonnellate, proviene dal vivaio Spertini di Cittiglio (Varese) ed è già in viaggio per la capitale. Decorato con 80mila luci led sarà inaugurato l’8 dicembre.

Rattiflora ha fornito anche gli abeti dell’allestimento natalizio di piazza Duomo a Milano, che circonderanno l’albero principale in maglia metallica e led a basso consumo: una struttura di 37 metri con diametro di 24 che verrà acceso ufficialmente il 6 dicembre. Intorno, piante di Abies Nordmanniana provenienti da un vivaio toscano, che hanno dai 12 ai 16 anni di vita, con altezza compresa tra 3 e 4 metri. Collocati nel loro vaso di coltivazione – dove verrà allestito un sottobosco con piante come juniperus tappezzante, muschio, mirto, rododendri, cornus, agrifogli, nandine – saranno ripiantati a fine allestimento nel territorio milanese. L’investimento, di 975mila euro, è di Esselunga, che lo dona alla città di Milano.

«Toscana, con le zone di Pistoia e Arezzo, e Veneto sono le regioni che raggruppano il maggior numero di vivai di alberi di Natale», sottolinea Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. Non a caso la zona del Casentino, ad Arezzo, ha ospitato un Consorzio per la valorizzazione dell’albero di Natale da qualche anno sciolto, ma che per quindici anni ha certificato una delle vocazioni della zona. Certo, non si vive di soli alberi di Natale, testimoniano le aziende. Il motivo è ovviamente la stagionalità del prodotto. E anche il dilagare degli alberi di plastica che negli ultimi anni hanno soppiantato quelli veri. «Se l’81% delle famiglie fa in casa l’albero di Natale, 6 su 10 ne compra uno artificiale, nuovo o recuperato dagli anni precedenti», racconta Bazzana.

Lo scorso Natale Coldiretti ha calcolato come nelle case degli italiani siano entrati 3,6 milioni di alberi veri, con un costo medio di 33 euro l’uno (si va da 10 a 60 euro a seconda della misura), per un valore di circa 120 milioni di euro. Le piante sono soprattutto abeti rossi (Picea Abies Excelsa) alti 1-2 metri. «Quest’anno è ancora presto per fare previsioni», commenta sempre Bazzana, «perché decorare l’albero è una tradizione che si segue dall’8 dicembre in poi. È un settore molto altalentante, che dipende dalle mode e dai momenti».

Lo scorso anno c’è stata l’onda emotiva successiva alla tempesta Vaia di fine ottobre che divelse in Veneto 14 milioni di piante: una campagna di Coldiretti commercializzò molte punte di abete provenienti dagli schianti sull’Altopiano di Asiago (Vicenza), al prezzo simbolico di 15 euro. Quest’anno tutte quegli esemplari sono inutilizzabili, come confermano dal Consorzio usi civici di Rotzo-Pedescala, la zona dell’Altopiano colpita come molte altre lo scorso anno e dalla quale proviene il grande abete rosso che illuminerà a festa piazza San Pietro in Vaticano a Natale quest’anno.

«Importiamo punte di abete anche dall’Olanda», raccontano da Rattiflora, «perché è uno dei mercati più grossi. Poi da alcuni anni spingiamo gli alberi ricostruiti: un cono di legno a cui applichiamo fronde vere. Quest’anno dovrebbero avere un riscontro maggiore». «Per Natale arrivano alberi in Italia anche dal Nord Europa e dalla vicina Austria», aggiunge Bazzana di Coldiretti, che ricorda come il rapporto tra piante coltivate e alberi che derivano da diradamenti e potature indispensabili per la gestione dei boschi sia di 9 a 1.

Gli abeti natalizi in commercio sono tutti provenienti da coltivazioni controllate: il vivaista è iscritto a un registro ufficiale e ogni esemplare venduto, sia in vaso che reciso, «dovrebbe avere un cartellino», sottolinea ancora Bazzana. È lo scontrino della filiera certificata: ogni albero espiantato o tagliato viene rimpiazzato da una nuova pianta. Non c’è alcun disboscamento selvaggio. Alla fine delle feste, gli alberi veri in vaso, se sopravvissuti, vanno ripiantati, nei giardini o nei vivai di provenienza. Per gli altri, c’è il compostaggio.

I vivaisti più piccoli come Maria Apa, titolare dell’omonima azienda nel Casentino che vende 2-300 alberi di Natale all’anno più altri prodotti come le patate, lamenta grosse difficoltà: «Non è più come 10 anni fa. La gente non vuole spendere più di 8-10 euro per esemplari da 1,5 metri. Soprattutto, vuole un albero che non si rovini: in casa fa caldo, cadono gli aghi, sporca. Così scelgono la plastica. Se non riusciamo a vendere dobbiamo comunque diradare il bosco, altrimenti le piante diventano rosse sotto, brutte». Di soli alberi di Natale non si vive. Eppure, in questo momento dell’anno, l’appuntamento degli addobbi attorno a «o tannenbaum» rimane irrinunciabile.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...