MIND THE ECONOMY

Quanto vale la coerenza? Ci salva dalla “money pump”

Crediamo di poter trovare sempre un “greatest fool”, uno meno sveglio di noi, cui far bere il frutto amaro della nostra incoerenza, oppure siamo coscienti del fatto che il mondo pullula di allibratori olandesi?

di Vittorio Pelligra


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6' di lettura

«Cor passato ce famo er sugo». Si legge così, scritto con incerta padronanza della bomboletta e dell’italiano, su una saracinesca romana. E quanto è vero, visto che a giravolte spettacolari, inversioni a U, capovolte acrobatiche, la politica, e non da oggi, ci ha abituati abbondantemente. Repentini cambi di posizione, principi enunciati a parole e subito traditi nei fatti, posizioni ondivaghe e scelte di convenienza. Sembrerebbe, la coerenza, uno dei valori meno gettonati tra quelli che regolano le azioni di chi ci governa. Non tutti, naturalmente, ma un buon numero sembrerebbe di sì.

Le cronache parlamentari di questi ultimi mesi, settimane, giorni, forniscono un ricco e interessante campionario al riguardo.
Coerenza, dunque. Un insieme di affermazioni, credenze o principi possono definirsi coerenti quando possono essere veri, tutti, contemporaneamente, dice la definizione della logica classica: “Amo il rock e adoro i Rolling Stones”, può andare bene, per esempio, mentre “Siamo i veri eredi di San Francesco e votiamo il decreto sicurezza bis”, è invece una posizione un po’ più problematica, logicamente e pragmaticamente. “Lavoro molto e ho poco tempo libero”, è ok, sotto il profilo della coerenza, mentre “Da noi chi sgarra viene messo alla porta, però votiamo contro l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno”, invece presenta qualche difficoltà. Anche in questo caso, infatti, è piuttosto complicato dimostrare che entrambe le parti di quella affermazione possano essere vere, contemporaneamente, a meno, appunto, delle suddette giravolte e acrobatiche capovolte.

Il problema, però, è alcune parti sono fattualmente vere – il decreto sicurezza è stato effettivamente votato, così come l’opposizione all’autorizzazione a procedere – allora questi comportamenti gettano un’ombra di dubbio sulla veridicità delle altre parti delle affermazioni, quelle di principio, appunto: l'’essere eredi di San Francesco o l’essere intransigenti con chi sbaglia. E allora? Il problema dov’è? Uno non può cambiare idea? Solo gli stupidi non cambiano idea. Perché, se si affermano dei principi, bisogna poi comportarsi coerentemente con questi? Del resto, la politica si fonda sulla ricerca del consenso, no?!? Se non hai il consenso non puoi fare le cose, magari anche cose buone, bisogna essere pragmatici e realisti, al punto da citare in Senato famose espressioni dell’ex-Ministro Rino Formica.

Quindi, se ogni tanto si cambia idea, si adattano i principi, si flette la propria posizione in modo da renderla compatibile con il sentire del popolo, che male c’è? Nessun male, infatti. Cioè, qualche male ci sarebbe, effettivamente. Da un punto di vista etico ci sono un sacco di argomenti contrari all’incoerenza e all’opportunismo, ma questo non è il mio campo – io sono un “economista” – quindi lasceremo da parte le questioni di “giusto” o “sbagliato”. Ma se, allora, l’incoerenza non è “male”, nel senso che decidiamo di soprassedere rispetto alle considerazioni di carattere morale, quali altre ragioni potrebbero esserci per decidere di non sacrificarla per un bene più grande e, cioè, il consenso o la possibilità di “fare”? Ebbene, le ragioni possono essere anche solo di convenienza. Per spiegare l’insorgere delle bolle speculative (alcuni beni iniziano ad essere scambiati sul mercato a prezzi crescenti e decisamente superiori al loro valore fondamentale, fino a quando qualcuno non se ne accorge e tanti, molti, rimangono con un pugno di mosche) si usa spesso la cosiddetta “greatest fool theory”. La teoria secondo la quale c'è sempre un compratore meno furbo di te. Comprare un certo bene ad un prezzo esagerato, può aver senso, se lo si fa con la ragionevole certezza di poter velocemente vendere quello stesso bene ad un altro compratore “meno furbo di te”, ad un prezzo maggiorato. Questo compratore, a sua volta, sarà motivato ad acquistare il bene esattamente sulla base dello stesso ragionamento, e così via, per valori crescenti di prezzo, fino a quando la “bolla” non esploderà lasciando pochi ricchi e moltissimi in braghe di tela.

Gira però, sempre tra gli economisti, un’altra storia che è quella che ha come protagonista un “allibratore olandese”. Gli allibratori olandesi sono, nell’immaginario economico, persone furbissime capaci di farti accettare scommesse allettanti, ma dalle quali si esce invariabilmente perdenti. Gli allibratori olandesi vanno in giro per il mondo con un apparecchio che si chiama “money pump”. È un meccanismo attraverso il quale è possibile rendere una persona contemporaneamente più felice e più povera. L’idea è molto semplice; un tempo la si insegnava agli studenti del corso introduttivo di microeconomia del primo anno, poi ci siamo adeguati agli standard americani, e queste cose, così come la storia del pensiero economico, abbiamo smesso di insegnarle. La premessa prima è che una scelta oculata, da parte di un’impresa o di un consumatore, dovrebbe basarsi su criteri di razionalità.

Definire la razionalità è molto complesso per cui, per ridurre la questione all’osso, spesso si afferma che la razionalità, in ambito economico, equivale a poco più che alla transitività delle preferenze. Questo vuol dire, per esempio, che se preferisco il mare alla montagna e la montagna al lago, allora dovrei preferire anche il mare al lago. Queste preferenze vengono dette “transitive”.

Agire sulla base di preferenze transitive induce comportamenti razionali e coerenti. Ma perché, da un punto di vista puramente economico, è auspicabile avere preferenze transitive e comportarsi in maniera coerente? Immaginate che le mie preferenze non rispettino questa condizione e siano, invece, in-transitive. Allora potrei, per esempio, a) preferire il mare alla montagna, b) la montagna al lago, ma questa volta anche c) il lago al mare. Immaginate di dover pianificare la vostra vacanza; andate su un sito di prenotazioni e trovate una bellissima occasione, per una vacanza di una settimana al lago per voi e per la vostra famiglia, al costo di mille euro. La prendete. Dopo qualche giorno, sempre navigando su internet, vi imbattete in un'altra offerta: una bellissima vacanza in montagna al prezzo di mille e cento euro. Siccome, come dice il punto b) preferite, in fondo, la montagna al lago, decidete di disdire la prima offerta e di confermare la vacanza in montagna. Nei giorni successivi ricevete un avviso: una bellissima vacanza al mare al costo di soli mille e duecento euro. Siccome preferite, come abbiamo visto al punto a), il mare alla montagna, decidete di accettare l’offerta. Ma non è finita, perché, passato qualche giorno, un nuovo banner sul vostro computer vi informa di una occasione last minute per una stupenda vacanza al lago, per soli mille e trecento euro. Cosa fate? Siccome secondo le vostre preferenze, come da punto c), il lago è preferito alla montagna, allora annullate la precedente prenotazione e confermate la vostra bellissima vacanza al lago. Il vostro soggiorno è soddisfacente e riposante. Dopo una settimana, tornate a casa ritemprato nel corpo e nello spirito. Il resto della famiglia felice e serena. Fino a quando, però, rimettendo a posto il bilancio familiare, vostra moglie si accorge di cosa avete combinato. La vostra scelta di acquisto delle vacanze, proprio perché fondata su preferenze intransitive vi ha portato a un comportamento che definire irrazionale è poco. Siete finiti in mezzo ad una “money pump”: avevate, all’inizio, una vacanza al lago per un costo di mille euro e siete finiti, dopo qualche scambio maldestro, con la stessa vacanza al lago pagata trecento euro in più. L’intransitività delle vostre preferenze vi è costata trecento euro; spariti, volatilizzati, aspirati dalla “money pump”. Il costo della vostra incoerenza.

A volte la politica, la vita pubblica, in generale, e non solo il mondo degli affari, avrebbe bisogno di maggiore coerenza, non tanto e non solo per ragioni etiche e morali, anche! Ma anche solo per neutralizzare queste “money pump”.
Molto dipende da come ci poniamo davanti al mondo: crediamo di poter trovare sempre un “greatest fool”, uno meno sveglio di noi, cui far bere il frutto amaro della nostra incoerenza, oppure siamo coscienti del fatto che il mondo pullula di allibratori olandesi? Nel primo caso saremmo indotti a investire anche in maniera dissennata spinti solo dalla ricerca del profitto (politico), nel secondo caso saremmo, invece, spinti a salvaguardare la coerenza ai nostri principi e valori e a considerarla come il capitale più grande che abbiamo a disposizione. Un capitale, costruito nel tempo e da mettere a frutto, magari nel lungo periodo; certamente da proteggere a tutti i costi da operazioni spericolate che, alla fine, rischiano di lasciarci con nient’altro che qualche piva nel sacco.
Non è vero, naturalmente, che le ragioni etiche e morali non c’entrino niente con la necessità di una condotta coerente, ma se non per questo, almeno fatelo perché vi conviene, in fondo.

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