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Quantum computing, Italia indietro ma i grandi iniziano le sperimentare

Il Governo interviene con un finanziamento da 320 milioni, ma sono investimenti ridotti rispetto ai rivali europei. Mancano competenze e ritorni certi

(Graham Carlow Photography)

3' di lettura

Il quantum computing in Italia è prerogativa di pochi: il 50% delle grandi aziende non possiede alcuna conoscenza in merito, mentre solo il 14% ha avviato una o più sperimentazioni. Sono più di venti i progetti rilevati, di cui tre annunciati pubblicamente.

C’è da registrare però che quest’anno finalmente anche l'Italia entra a far parte dei governi che hanno deciso di investire in queste tecnologie di frontiera con un finanziamento di 320 milioni di euro in tre anni per un Centro Nazionale su Hpc (High-performance computer), Big Data e quantum computing, recentemente costituito. È un segnale positivo di attenzione verso una tecnologia critica per la competitività economica e per la sicurezza nazionale.

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Tuttavia, gli investimenti arrivano con ritardo e sono ancora esigui rispetto ad altri paesi europei: tra gli oltre 7 miliardi stanziati in Europa, a livello comunitario e nei singoli paesi attraverso politiche nazionali, la Germania ha allocato 2,65 miliardi di euro tra il 2018 e il 2028, la Francia 1,8 miliardi nell'orizzonte 2020-2026.

Il quantum computing in Italia

La prima edizione dell’Osservatorio Quantum computing & Communication del Politecnico di Milano sottolinea che l'approccio avuto finora ha generato uno scenario italiano caratterizzato da centri di ricerca pubblici all'avanguardia ma poco valorizzati in una visione strategica d'insieme. Inoltre, il panorama dell'offerta è in mano a grandi aziende internazionali che hanno attivato team nel nostro Paese e società di consulenza che hanno iniziato a lavorare con alcuni grandi clienti a progetti di sperimentazione applicativa.

Si tratta di grandi aziende all'avanguardia, caratterizzate da capacità di investimento e cultura sull'innovazione, decise a rendersi precursori della tecnologia nel paese.

Nel campione generale, invece, il percorso di avvicinamento al quantum computing è ancora embrionale. Le principali difficoltà riscontrate riguardano la mancanza di competenze sul tema e la difficoltà a investire senza un chiaro ritorno nel breve termine.

Il mercato internazionale dell'offerta è in fermento: l'Osservatorio ha identificato 179 attori nel mondo, l'86% dei quali sono nuovi business nati proprio in questo campo, che complessivamente hanno raccolto investimenti per 3,4 miliardi di dollari negli ultimi 5 anni, di cui 1,6 miliardi solo nel 2021.

Anche il mercato della domanda ha iniziato a interessarsi al quantum computing. In particolare, considerando i soli annunci pubblici, sono state identificate 96 grandi imprese private che hanno annunciato la realizzazione di 126 progetti sul tema a livello globale negli ultimi sei anni. Sono aziende con risorse e strutture dedicate all'innovazione, che hanno iniziato a sperimentare la tecnologia con l'obiettivo di comprenderne le opportunità, sviluppare know-how e garantirsi del vantaggio competitivo dalla precoce industrializzazione di soluzioni.

L'ambito applicativo più diffuso è quello dell'ottimizzazione (43% dei progetti identificati), che riguarda problemi volti a trovare la soluzione ottimale all'interno di una serie di possibilità, come nel caso dei percorsi in campo logistico. Segue a breve distanza la simulazione (38%), caratterizzata dalla rappresentazione e simulazione del comportamento di sistemi complessi, come le molecole e i composti chimici nella scoperta di nuovi farmaci. Sono infine meno diffusi i problemi relativi al pattern recognition, classification e clustering (19%), che si svolgono all’interno di grandi dataset con lo scopo di alimentare modelli predittivi, come nel caso del riconoscimento di frodi.

I settori più attivi sono in questo momento il mondo bancario e assicurativo (con il 21% dei progetti), seguito da chimico-farmaceutico (20%), automobilistico (18%), energetico, utility e telco (12%), aerospaziale e difesa (11%), manifatturiero (9%), logistica e retail (5%).

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