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Quaranta milioni di cinesi tornano in lockdown: dopo Chengdu ora anche Shenzhen

Dopo Chengdu, tocca all’ipertecnologica Shenzhen tornare in quarantena dopo la scoperta di poche decine di casi di positività. Torna ad aleggiare lo spettro di Shanghai

di Rita Fatiguso

2' di lettura

La Cina non ha ancora vinto la sua guerra al Covid-19. I venti milioni di abitanti di Shenzhen ripiombano al buio per colpa di appena 84 casi positivi.
Tutta la città è in strettissimo lockdown per due giorni, il Governo locale della megalopoli ipertecnologica ha bloccato sette dei suoi 10 distretti.
Shenzhen è in buona compagnia. Chengdu, la capitale del Schuan, nella Cina Sud Occidentale, ha imposto ai suoi 21 milioni di residenti di rimanere a casa dal pomeriggio di giovedì scorso.

Agli inizi dell’anno Shanghai è stata chiusa per due mesi

Lo spettro di Shanghai

Così il Governo centrale non cede sulla strategia Zero-Covid che, accanto alla crisi energetica, è il fattore che più sta destabilizzando l'economia mondiale. In totale una quarantina di milioni di cinesi sono in quarantena, per giunta in una fase difficilissima a causa della siccità, la peggiore in settant'anni, che affligge soprattutto le aree centrali della Cina tagliate dal grande fiume Yang-tze, la cui capacità è dimezzata.

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Chengdu è stata la città più grande ad essere messa in quarantena dopo i due mesi del blocco di Shanghai all'inizio di quest'anno. Una chiusura che ha lasciato molte ferite nella popolazione e colpito l’economia della città.

Chengdu è una città ricca di storia

A Chengdu anche la siccità

Nella capitale del Sichuan la siccità ha toccando livelli record con tratti dello Yangtze, il più lungo della Cina, praticamente asciutti con importanti ripercussioni sull’energia idroelettrica, sui trasporti e sulle attività di grandi aziende, alcune costrette a sospendere le operazioni.
Il fiume azzurro è il terzo fiume più grande del mondo, fornisce acqua potabile a oltre 400 milioni di cinesi ed è fondamentale per la catena di approvvigionamento globale, ma quest’estate il flusso d’acqua sul tronco principale dello Yangtze è stato inferiore di oltre il 50% alla media degli ultimi cinque anni. Con il lockdown causato dal Covid la città dovrà limitare ancora di più vita quotidiana e produzione industriale.

Il fiume azzurro in secca

Le ferite per l’economia

La siccità ha colpito almeno 2,2 milioni di ettari di terreni agricoli in Sichuan, Hebei, Hunan, Jiangxi, Anhui e Chongqing. Nelle zone più colpite sono stati rilasciati 980 milioni di metri cubi di acqua dai bacini idrici per bilanciare le carenze, ma è nella provincia Sud-Occidentale che il livello dei fiumi ha causato danni sul versante energia, perchè l’area dipende per l’80% dalle forniture di elettricità dal settore idro-elettrico.

Molti grandi gruppi come Toyota, Foxconn e Tesla sono stati costretti a sospendere la loro attività. Adesso dovranno chiudere per Covid-19. Segnali di speranza, invece, da Hong Kong, proprio sull’altra sponda rispetto a Shenzhen, dato che l’ex colonia cinese sta valutando nuove misure per tornare alla normalità.

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