le indicazioni dell’ISS

Scuola, ecco le linee guida in caso di contagi: ma su quarantena e didattica a distanza restano nodi irrisolti

Se un alunno manifesta la sintomatologia a scuola, le raccomandazioni dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute prevedono che vada isolato in un'area apposita assistito da un adulto che indossi una mascherina chirurgica e che i genitori vengano immediatamente allertati ed attivati .Ma tra le criticità segnalate c’è l’individuazione del «meccanismo con il quale gli insegnanti posti in quarantena possano continuare a svolgere regolarmente la didattica a distanza, compatibilmente con il loro stato di lavoratori in quarantena»

di Andrea Gagliardi

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Se un alunno manifesta la sintomatologia a scuola, le raccomandazioni dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute prevedono che vada isolato in un'area apposita assistito da un adulto che indossi una mascherina chirurgica e che i genitori vengano immediatamente allertati ed attivati .Ma tra le criticità segnalate c’è l’individuazione del «meccanismo con il quale gli insegnanti posti in quarantena possano continuare a svolgere regolarmente la didattica a distanza, compatibilmente con il loro stato di lavoratori in quarantena»


4' di lettura

Identificare un referente scolastico per il Covid-19 adeguatamente formato, tenere un registro degli eventuali contatti tra alunni e/o personale di classi diverse, richiedere la collaborazione dei genitori per misurare ogni giorno la temperatura del bambino e segnalare eventuali assenze per motivi di salute riconducibili al Covid-19. Sono alcune delle raccomandazioni contenute nel rapporto “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell'infanzia” messo a punto da ISS, Ministero della Salute, Ministero dell'Istruzione, INAIL, Fondazione Bruno Kessler, Regione Veneto e Regione Emilia-Romagna, che contiene anche i comportamenti da seguire e le precauzioni da adottare nel momento in cui un alunno o un operatore risultino casi sospetti o positivi.

Le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità

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Cosa fare in caso di contagio

Il documento, di taglio operativo, descrive le azioni da intraprendere nel caso un alunno o un operatore scolastico abbia dei sintomi compatibili con il Covid-19, sia a scuola che a casa. Ad essere attivati saranno il referente scolastico, i genitori, il pediatra di libera scelta o il medico di medicina generale e il dipartimento di Prevenzione. «Se ad esempio un alunno manifesta la sintomatologia a scuola, le raccomandazioni prevedono che questo vada isolato in un'area apposita assistito da un adulto che indossi una mascherina chirurgica e che i genitori vengano immediatamente allertati ed attivati. Una volta riportato a casa, i genitori devono contattare il pediatra di libera scelta o medico di Medicina Generale che, dopo avere valutato la situazione, deciderà se è necessario contattare il Dipartimento di Prevenzione (DdP) per l'esecuzione del tampone». Se il test è positivo il DdP competente «condurrà le consuete indagini sull'identificazione dei contatti e valuterà le misure più appropriate da adottare tra le quali, quando necessario, l'implementazione della quarantena per i compagni di classe, gli insegnanti e gli altri soggetti che rientrano nella definizione di contatto stretto. La scuola in ogni caso deve effettuare una sanificazione straordinaria».

Le criticità legate alla quarantena

Resta una criticità, segnalata nel documento. Deve essere «identificato il meccanismo con il quale gli insegnanti posti in quarantena possano continuare a svolgere regolarmente la didattica a distanza, compatibilmente con il loro stato di lavoratori in quarantena». Quest’ultima infatti, essendo equiparata dall’Inps a malattia, impedirebbe al docente di svolgere la didattica a distanza. È questo l’orientamento di insegnanti e i sindacati, pronti alla mobilitazione. Ecco perché una parte del governo spinge per effettuare test rapidi immediati in caso di contagio, evitando così la quarantena di tutta la classe. Del resto l’efficacia dei test rapidi è stata certificata dallo stesso ospedale Spallanzani. «Il test antigienico dà risposte in 30 minuti ed è altamente attendibile. Sarebbe assolutamente utile poter usare questo tampone rapido nei pronto soccorso, nelle scuole, nella grande distribuzione, lì dove c'è grande affluenza» ha detto a Timeline, su Sky TG24 Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani. E nelle stesse linee guida dell’Iss è previsto in caso di contagio accertato «l'invio di unità mobili per l'esecuzione di test diagnostici presso la struttura scolastica in base alla necessità di definire eventuale circolazione del virus»

Genitori senza più sussidi

Non finisce qui. I problemi si annunciano seri anche per i genitori, costretti a rimanere a casa insieme ai figli in quarantena. Un problema che si annuncia tanto più grave se si considera che il ricorso allo smart working in forma semplificata è stato esteso solo fino al 15 ottobre. E che il diritto allo smart working per i lavoratori genitori con almeno un figlio minore di 14 anni, previsto dal decreto Rilancio, vale solo fino al 14 settembre. Inoltre il bonus baby sitting e il congedo parentale straordinario, introdotti in favore dei genitori lavoratori a causa della sospensione delle attività scolastiche, scadono il 31 agosto.

Ipotesi nuovi incentivi

Non a caso la ministra Lucia Azzolina in un’intervista a Repubblica nella quale ha accusato i sindacati di «sabotare» la riapertura della scuola (un passaggio criticato aspramente dal Pd e dalle rappresentanze dei lavoratori della scuola) ha ipotizzato misure a sostegno delle famiglie in caso in cui, per un contagio in una classe, gli studenti debbano stare a casa in quarantena. La ministra ha ipotizzato incentivi soprattutto per far stare a casa i padri, a tutela delle donne che «sono state le più penalizzate, anche nel lockdown». Una realtà supportata anche dai numeri: a usufruire dei congedi parentali Covid previsti dai decreti Cura-Italia e Rilancio, sono state le madri nel 76% dei casi. Secondo una ricerca svolta dal Dipartimento di Scienze umane per la formazione dell'Università Bicocca, il 30% delle mamme lavoratrici pensa di lasciare il lavoro nel caso in cui l'anno scolastico 2020/2021 riprenda con la didattica a distanza.

Iss: difficile stima su diffusione virus in classe

Il documento con le raccomandazioni degli esperti sulla riapertura della scuola sottolinea ad ogni modo che è difficile stimare al momento quanto la riapertura delle scuole possa incidere su una ripresa della circolazione del virus in Italia. «In primo luogo - si legge - non è nota la trasmissibilità di Sars-CoV-2 nelle scuole. Più in generale, non è noto quanto i bambini, prevalentemente asintomatici, trasmettano Sars-CoV-2 rispetto agli adulti, anche se la carica virale di sintomatici e asintomatici, e quindi il potenziale di trasmissione, non è statisticamente differente. Questo non permette una realistica valutazione della trasmissione di Sars-CoV-2 all'interno delle scuole nel contesto italiano. Non è inoltre predicibile il livello di trasmissione (Rt) al momento della riapertura delle scuole a settembre».

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