COMPAGNIE AEREE

Quarantene, screening, moduli: in Europa il 73% dei voli subisce restrizioni

Con la seconda ondata del COVID, le misure di contenimento sono tornate ai livelli di giugno. Le compagnie aeree chiedono i test rapidi

di Mara Monti

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Con la seconda ondata del COVID, le misure di contenimento sono tornate ai livelli di giugno. Le compagnie aeree chiedono i test rapidi


3' di lettura

Se i contagi stanno velocemente tornando ai livelli di marzo, data che segna la dichiarazione di pandemia da Covid-19, il settore del trasporto aereo, tra il più colpito dalla crisi, suo malgrado si adegua: le restrizioni adottate dai singoli paesi hanno quasi raggiunto i livelli visti a giugno con la fine del lockdown, sia a livello europeo sia Internazionale. Una voce determinante per il ritorno alla normalità dei voli ancora molto lontano dall’essere raggiunta, con impatti devastanti come dimostrano gli ultimi dati trimestrali delle compagnie aeree.

Uno studio di UBS Evidence Lab Inside ha analizzato 61mila rotte in 247 paesi assumendo sei diversi tipi di restrizioni ai voli: dalla quarantena, al passaporto sanitario richiesto dalle autorità, screening e monitor obbligatori all’arrivo, restrizioni dovute alla nazionalità e modifiche ai documenti di viaggio richiesti. Dall’analisi dei dati effettuata fino al 12 ottobre emerge che a livello globale le rotte soggette a restrizioni sono l’86% e in Europa il 73 per cento. Lo scenario è andato peggiorando nelle ultime settimane costringendo i governi a introdurre nuove limitazioni ai voli tornate a salire dopo che in Europa erano scese al 40% ad agosto per poi tornare al 63% in settembre fino ai livelli di questi giorni, il 73% come a giugno.

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Guardando ai singoli paesi, l’India è il paese con più restrizioni ai viaggi circa 410 seguita dagli Stati Uniti (408). In Europa con evoluzione l’epidemia, dalla media di 5 voli di marzo, oggi si è arrivati a 400 con la Spagna che vede il maggior numero di limitazioni (403) mentre la Lettonia il minor numero con 385. Di fatto, tutti i paesi europei hanno aumentato il livello di contenimento dei voli. L'Italia è allo stesso livello della Francia (395), la Germania 392 (ma il dato non è aggiornato con le ultime misure introdotte giovedì) lo stesso numero del Regno Unito.

Secondo gli analisti di Ubs, il fenomeno continuerà a pesare anche nei prossimi mesi, costringendo le compagnie a ridurre la capacità offerta. La conseguenza è che nel terzo trimestre, sempre secondo UBS, nessuna compagnia sarà in grado di generare profitti, uno scenario che potrebbe ripetersi nel trimestre successivo, quello più difficile dal punto di vista commerciale. Tuttavia i benefici dei piani di ristrutturazione messi in atto dall’avvio della crisi potrebbero cominciare a dare i primi segnali positivi.

Di certo è che i primi risultati del terzo trimestre non fanno sperare nulla di buono. Basti pensare che IAG, la holding che controlla British Airways, Iberia e Air Lingus ha già fatto sapere che nel quarto trimestre volerà con il 30% della capacità del 2019 dopo avere realizzato una perdita di 1,3 miliardi di euro nel terzo trimestre. Ancora più contenuta la presenza sui mercati della tedesca Lufthansa che alla luce della seconda ondata del virus, si prepara a non offrire più del 25% della sua capacità nella stagione invernale dopo avere messo a segno una perdita trimestrale di 1,2 miliardi di euro.

Non va meglio negli Usa dove le compagnie stanno chiedendo in coro un nuovo round di aiuti dal governo: con un fatturato in calo del 73% nel terzo trimestre, American Airlines ha registrato un duro colpo con una perdita di 2,4 miliardi di dollari. A suo favore gioca la liquidità nelle casse del vettore a 1,6 miliardi dollari, sufficienti per tre anni senza voli. Stesso discorso per Southwest Airlines il cui un fatturato è crollato del 65% nel terzo trimestre riportando una perdita di 1,2 miliardi di dollari.

Per fermare l’emorragia di liquidità prevista nel caso in cui la situazione della seconda ondata del virus dovesse perdurare ancora a lungo, le società del settore chiedono nuove misure ai governi. A loro favore ci sono le ultime parole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) secondo cui il rischio a bordo degli aerei «è basso» dal momento che i casi registrati in volo finora sono pochissimi. La richiesta dei vettori è quindi l’introduzione di un protocollo comune a tutti i paesi che possa rassicurare i passeggeri e fare ripartire il settore. Tra le misure il test rapido è al primo posto perché con esso si evitano le quarantene una delle restrizioni più fastidiose e che stanno mettendo in ginocchio il settore.

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