Lotta al Covid

Quarta dose utile o no? Cosa dicono gli esperti e dove è già partita

In Europa via in Spagna, Danimarca e Ungheria. Brusaferro (Iss): presto per parlarne, la terza già protegge dalla malattia grave

di Nicola Barone

Quali stati prevedono il vaccino obbligatorio

4' di lettura

Ultime in ordine di tempo sono arrivate Spagna, Danimarca e Ungheria, mano a mano avanza il percorso dei Paesi nell’Unione europea verso la quarta dose di coronavirus. Negli Stati Uniti le vaccinazioni supplementari limitatamente a parti fragili della popolazione sono partite da una settimana, dopo che Israele ha fatto da battistrada optando per un nuovo booster già in avvio dell’anno e dove è stato superato il mezzo milione di persone immunizzate. Uno studio condotto da scienziati locali ha mostrato che la quarta dose di vaccino anti-Covid aumenta di cinque volte gli anticorpi a una settimana dalla sua somministrazione.

Il passo di Spagna, Danimarca e Ungheria

La linea delle autorità sanitarie esplicitata dal presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro non vede cambiamenti immediati all’orizzonte («la terza dose protegge molto bene dalla malattia grave, se ne sta studiando la durata ed è presto per parlare della quarta»). Nel momento in cui la situazione della pandemia è peggiorata a causa della rapida diffusione della variante Omicron, altri governi hanno rotto gli indugi. Come in Danimarca, a ridosso dell’allentamento di alcune delle restrizioni prima in vigore (i parlamentari si sono accordati per riaprire cinema, parchi di intrattenimento e musei; inoltre verranno ammessi spettatori, seppur in numero limitato, agli eventi sportivi sia all’aperto sia al chiuso). L’Ungheria è invece il primo Paese dell’Unione europea a partire con la quarta dose del vaccino anti-Covid a chiunque su richiesta. Del resto è previsto un ulteriore sostanziale aumento dei casi da Covid nel Paese dell’Europa centrale a causa della rapida diffusione di Omicron. Anche le autorità sanitarie spagnole dal canto loro hanno autorizzato la somministrazione di una quarta dose di vaccino anti-Covid ma a persone con alta fragilità, come i pazienti sottoposti a chemioterapia o radioterapia, quelli trapiantati o sotto terapia con farmaci immunosoppressori.

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Disco verde dai Cdc americani

Negli Stati Uniti dagli esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie è stata indicata l’opportunità di un altro booster per chi è immunocompromesso del vaccino cinque mesi dopo la terza dose. In generale il tasso di vaccinazioni negli Stati Uniti appare in ribasso rispetto al passato, ma sta aumentando il numero di persone che ricevono le dosi aggiuntive.

Ema scettica su booster ogni tre o quattro mesi

Tuttavia il regolatore dei farmaci dell’Unione europea ha espresso dubbi sulla appropriatezza della quarta dose, almeno relativamente alla generalità delle persone. «Non abbiamo ancora visto i dati», si è limitato a notare il responsabile per i vaccini dell’Agenzia europea del farmaco Ema Marco Cavaleri, durante un briefing video con la stampa martedì 11. «Siamo abbastanza preoccupati per una strategia che preveda vaccinazioni ripetute in un lasso di tempo breve. Non possiamo continuare a dare dosi di richiamo ogni tre o quattro mesi».

Il dibattito sulla riformulazione del preparato

Negli ultimi giorni si sono succedute diverse prese di posizione da parte dei più eminenti studiosi italiani, tra le quali prevale in linea di massima la prudenza. «È presto per giudicare. Dobbiamo vedere i dati di Israele e non sappiamo neanche quanto possa durare la protezione data dalla dose di richiamo», ha segnalato Giovanni Maga, direttore istituto genetica molecolare del Cnr. In merito agli eventuali effetti negativi di una sovrastimolazione del sistema immunitario «è difficile pensare a un sovraccarico del sistema immunitario ma stimolarlo con lo stesso antigene non credo possa essere la soluzione ottimale anche perché il virus varia». Piuttosto «bisognerebbe utilizzare una formulazione diversa, è opportuno ripensare il vaccino». Per l’immunologo Sergio Abrignani, «sulla base delle conoscenze immunologiche scaturite dallo studio in 50 anni dei moderni vaccini, non ha molto senso ripetere una quarta dose a 2-3 mesi dalla terza con un preparato non aggiornato». Senza contare che «le immunizzazioni ripetute in tempi ravvicinati a volte producono lo spegnimento della risposta immunitaria».

Un punto problematico riguarda la fase particolare di trasmissione del coronavirus in Italia, con incidenza al momento alta ma di cui si attende in tempi ragionevolmente la decrescita. Omicron «sicuramente è ormai maggioritaria in tutta Italia» ma «ragioniamoci su prima di dire che è necessario fare una dose ad hoc», secondo Pierluigi Lopalco, epidemiologo e docente di Igiene all'Università del Salento. «Ema sta ragionando con le aziende, ha senso vaccinare per Omicron in primavera quando ormai l'ondata sarà passata? Allora meglio impegnarsi per mettere a punto dei vaccini polivalenti».

Ciccozzi: non distrarsi dal fare la terza

«Un richiamo e quindi una quarta vaccinazione non deve distrarre dal fare la terza che sappiamo efficace all’88% anche contro Omicron», avverte il direttore dell'Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma Massimo Ciccozzi. Dalle aziende produttrici sono stati avviati test su vaccini aggiornati alle varianti in circolazione. «Teniamo conto nel frattempo che se Omicron rimane con lieve sintomatologia e non scende ad infettare le cellule polmonari fermandosi alle prime vie respiratorie, siamo diretti verso una endemizzazione, così come l’evoluzione naturale dei virus ci insegna. Dunque pressione selettiva ambientale (mascherine) e naturale (sistema immunitario indotto dal vaccino) saranno le armi vincenti che porteranno il virus all’adattamento all’uomo».

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