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Quarta ondata Covid e bollette mettono a rischio i conti pubblici

Se l’economia dovesse crescere meno del previsto a causa della pandemia e dei costi energetici, la strategia di riduzione di deficit e debito programmata per il 2022 potrebbe essere insufficiente

di Marco Rogari, Gianni Trovati

Tutti i numeri della Nadef: debito in calo al 153,5%, rapporto deficit/Pil al 9,4%

2' di lettura

L’ipotesi di parziale efficacia dei vaccini di fronte a varianti del Covid-19 ventilata a fine settembre dalla Nota di aggiornamento al Def si è trasformata in realtà. E con lei rischiano di realizzarsi i contorni dello scenario avverso tratteggiato dai tecnici del ministero dell’Economia di fianco alla più ottimistica previsione che sta alla base del programma di finanza pubblica.

Tradotto in cifre, nell’ipotesi della Nadef un prolungamento della quarta ondata pandemica che si traducesse in nuove misure restrittive dell’attività economica significherebbe un taglio dell’1,4% alla crescita tendenziale messa in calendario per l’anno prossimo. In pratica, la dinamica di base del Pil si fermerebbe al 2,8% (e non 1,8% come erroneamente scritto nel documento) invece di correre al 4,2%, portando la crescita reale spinta dalla manovra ora in discussione al Senato al 3,3% invece del 4,7% fissato come obiettivo dal governo.

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Questa girandola di percentuali serve a misurare l’allarme prodotto dall’ennesima recrudescenza pandemica sui conti pubblici, e in particolare sulla linea di riduzione di deficit e debito che rappresenta il cuore del programma 2022. Ma c’è di più.

I rischi di un rallentamento

Perché un nuovo rallentamento dell’economia, che può essere causato anche dal peggioramento netto della situazione in Paesi come la Gran Bretagna e la Germania che sono fra i nostri principali partner commerciali, sarebbe inevitabilmente destinato ad alimentare il pressing sul governo per un nuovo scostamento di bilancio. Che più di un esponente di punta della maggioranza già mette in calendario per febbraio, una volta superato un voto quirinalizio che già di suo solleva più di un’incognita sul governo.

Prematuro ipotizzare cifre

La richiesta di nuovo deficit, per la quale è prematuro ipotizzare cifre con un qualche fondamento, servirebbe prima di tutto per rimettere mano ai fondi contro il caro-bollette, che fin qui hanno assorbito risorse per 9,3 miliardi coralmente giudicati insufficienti per tamponare anche i rincari di primavera.

Al conto si aggiunge però la possibile esigenza, rievocata ancora ieri dal premier Draghi nella conferenza stampa di fine anno, di rimettere mano agli aiuti all’economia per cifre anche decisamente superiori ai 150 milioni accantonati in manovra in particolare per il turismo.

Perché il quadro attuale di finanza pubblica non pare offrire strumenti alternativi a un nuovo scostamento per la caccia a risorse aggiuntive. Soprattutto dopo che il decreto fisco-bis e i sofferti emendamenti parlamentari alla legge di bilancio hanno esaurito i margini residui dei fondi non spesi per gli aiuti emergenziali di quest’anno.

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