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«Quasi nemici»: vite parallele e rivalità dei campioni del ciclismo

Dario Ceccarelli ripercorre un secolo di grandi sfide ciclistiche facendoci entrare nelle vite di dieci coppie (più una) di campioni che hanno segnato la loro epoca

di Massimo Donaddio

4' di lettura

Una viaggio nella storia del ciclismo attraverso le sue rivalità più celebri. Le vite parallele dei più famosi corridori, raccontate attraverso il filo rosso del confronto-scontro sportivo ma anche umano e personale. Una passione antica, che diventa romanzo popolare grazie agli eroi della bicicletta, capitani coraggiosi di mille battaglie fatte di fatica, di sudore, di intemperie, di scalate, di volate, di fughe, di cadute, di riscatti.

Dario Ceccarelli, pregiata firma sportiva di questo sito, ripercorre in un libro fresco di stampa un secolo di grandi sfide ciclistiche facendoci entrare nelle vite di dieci coppie (più una) di campioni che hanno segnato la loro epoca e spesso si sono anche passati tra loro un particolarissimo testimone, quello di essere beniamini delle folle che sulle strade del ciclismo ci sono sempre state, a guardare le corse dei loro campioni, oltre che ad ammirarne le gesta dinanzi alla tv.

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Più che vera rivalità, marketing d’epoca

Rivalità “pubbliche, private e molto spericolate” di sportivi “quasi nemici”, li definisce Ceccarelli nel suo libro edito da Minerva con prefazione di un ciclofilo convinto come Romano Prodi. L’autore racconta la competizione molto accesa, la voglia di primeggiare tipica dei campioni di ogni epoca, ma spesso ingigantita ad arte anche per motivi di interesse e passione pubblica, per speculazione mediatica, perché così il ciclismo si “vendeva” di più. Soprattutto in Italia, il paese dei guelfi e dei ghibellini, dove si commenta e ci si divide per qualsiasi cosa, dove ognuno la vede a modo suo.

A questo gioco le star del ciclismo, soprattutto dei tempi d'oro, si prestano volentieri (si veda il caso paradigmatico di Coppi e Bartali), salvo poi confermare sempre in privato un rapporto di stima e di (quasi) amicizia a prova di bomba. D'altronde sanno benissimo, che, così come le vittoria di ciascuno, anche le rivalità fanno parte del gioco, e del business.

Il Diavolo rosso e Manina

La carrellata parte da due personaggi che forse al grande pubblico non dicono più moltissimo, ma la cui storia è zeppa di aneddoti: i piemontesi Giovanni Gerbi, astigiano, detto “Diavolo rosso”, e Giovanni Cuniolo di Tortona, detto “Manina”, per la sua abilità di aiutarsi nei duelli in volata con gli avversari anche con gli arti superiori, oltre che con quelli inferiori. Ceccarelli snocciola fatti e racconti divertentissimi, che restituiscono l'immagine di un ciclismo primordiale, povero, denso di fatica ma schietto e già talentuoso nei suoi protagonisti principali.

Girardengo e Binda

Dopo gli esordi è la volta di due campioni leggendari, Costante Girardengo di Novi Ligure e il monumentale Alfredo Binda: il primo, un po' più anziano, signore delle corse per circa un decennio (e poi fortunato imprenditore delle biciclette); il secondo, ciclista davvero completo e imbattibile, riservato e taciturno ma impressionante nella potenza e nei risultati: vinse 5 volte il Giro d'Italia e – caso unico – fu poi pagato per restarsene a casa e non rendere la gara già chiusa prima che fosse corsa. L'intensa rivalità tra i due fu guardata con attenzione anche dal fascismo e da Benito Mussolini in persona, che aveva puntato invece su Learco Guerra. Ma il campionato del mondo 1932, con arrivo ai Fori imperiali, incoronerà ancora una volta l'imbattibile Binda. Lo stesso corridore di Cittiglio (Varese) dovrà in seguito gestire, da commissario tecnico, la rivalità tra Coppi e Bartali, entrata nella leggenda dello sport italiano.

Immancabili Coppi e Bartali

L'”Airone” di Castellania e “Ginettaccio” sono le colonne grazie alle quali il ciclismo si impone come lo sport nazionale a cavallo del secondo conflitto mondiale. Coppi e Bartali sono a loro modo protagonisti della ricostruzione di un Paese, alla quale hanno dato una mano non irrilevante. Ma nel libro di Ceccarelli c'è spazio anche per una storia al contrario: quella di Luigi Malabrocca e Sante Carollo, mitici interpreti del ruolo della “maglia nera”, l'ultimo che chiude la corsa, un piazzamento (se così si può dire) che fino al 1952 procurava un premio al “vincitore”.

Gimondi e Il cannibale

Per il resto sono storie di veri campioni: nella pista – Antonio Maspes e Sante Gaiardoni, signori del mitico velodromo Vigorelli di Milano - e poi sulle strade del Giro d'Italia e, soprattutto del Tour de France: Anquetil-Poulidor, colonne del ciclismo transalpino; Gimondi e Merckx il Cannibale; Moser e Saronni; Bugno e Chiappucci, fino ad arrivare al ciclismo globalizzato e ormai profondamente modificato con i britannici Bradley Wiggins e Chris Froome.

Pantani contro Marco

Resta un capitolo per Marco Pantani, l'uomo che ha fatto sognare l'Italia dello sport a cavallo del nuovo millennio, morto tristemente a soli 34 anni per overdose di cocaina in un residence a Rimini. Qui il rivale è Marco stesso, sono i demoni che hanno squassato la mente di un formidabile corridore che non è riuscito a ripartire dopo la macchia del doping, non è più riuscito a rialzarsi dopo i colpi della sorte avversa, dopo un crollo emotivo che ha reso i suoi fantasmi più reali della stessa realtà, facendolo chiudere - e perdere - sempre più in se stesso. L'ultimo, sfortunato campione del ciclismo che tutta l’Italia ha amato e (per una volta) riunito.

Dario Ceccarelli
Quasi nemici. Le grandi rivalità (pubbliche, private e molto spericolate) che hanno infiammato la storia del ciclismo
Edizioni Minerva, 176 pagg., 16,90€

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