L’intervista / Matteo Lepore, sindaco di Bologna

Quattro anni di caos per un futuro sostenibile

Il dem Matteo Lepore sembra non essere spaventato dai cantieri a cielo aperto, da ovest a est, dal Passante alla linea rossa del tram, che metteranno sottosopra la città dal prossimo anno

di Ilaria Vesentini

Matteo Lepore

3' di lettura

Alla battuta che passerà alla storia come il sindaco più impopolare di Bologna, per il caos che i cittadini dovranno sopportare ogni volta che proveranno ad attraversare la città, risponde pacato: «Ci serve l’ottimismo della volontà, è una grande occasione per Bologna e per il Paese ed è una missione che va portata a termine. Siamo consapevoli che ci saranno disagi e che serviranno interventi per semplificare e velocizzare gli iter e attualizzare i contratti ai nuovi prezzi di materiali ed energia, ma io credo che se c’è una città che ce la può fare, anche in questo contesto difficilissimo, è proprio Bologna». Il dem Matteo Lepore, che lo scorso 4 ottobre ha conquistato al primo turno Bologna con il 61,9% dei voti, prendendo il testimone dal suo “maestro” Virginio Merola, da cui ha ereditato i progetti da cantierare, sembra non essere spaventato dai cantieri a cielo aperto, da ovest a est, dal Passante alla linea rossa del tram, che metteranno sottosopra la città dal prossimo anno.

Ce la farete a reggere un tale sovraccarico di opere, controlli, monitoraggi e proteste dei bolognesi?

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Avevamo già previsto 472 assunzioni di personale quest’anno solo con risorse proprie del Comune, su 4.500 dipendenti complessivi attuali, un potenziamento di organico senza precedenti per irrobustire gli uffici, tra cui proprio Urbanistica, Appalti e Direzione centrale. Senza contare sui soldi che ci dà lo Stato, perché arriveranno altre unità grazie ai fondi del Pnrr.

Alla presentazione del Passante di nuova generazione, ha dichiarato che Bologna, nel suo ruolo di crocevia d’Italia, ambisce non sono a far transitare milioni di persone, ma a trattenerle sul territorio. Ce la farà una piccola città di 140 chilometri quadrati e meno di 400mila abitanti a sfidare Firenze e Venezia?

L’economia turistica è un tema recente per Bologna, siamo arrivati prima dell’emergenza Covid a superare i 4 milioni di presenze, un numero che è meno della metà di quello di Firenze e un terzo della città lagunare e oggi siamo ancora a metà dei voli in aeroporto rispetto al 2019. Non vedo, nel medio termine, il rischio di dover contingentare gli ingressi in città e di non riuscire a far fronte in termini di accoglienza. Credo invece che Bologna abbia bisogno di una strategia per valorizzare sia la sua centralità nei traffici europei, sia la sua sostenibilità. Tutte le opere che stiamo per inaugurare hanno l’obiettivo di ridurre le emissioni: il Passante da solo taglierà 1.500 tonnellate l’anno di CO2, con la rete tranviaria e il nuovo servizio ferroviario metropolitano noi invertiremo la proporzione tra utilizzo dell’auto privata e trasporto pubblico.

Non la spaventa il subbuglio in cui getterà Bologna per la concomitanza di cantieri che hanno aspettato anni se non decenni e si accavallano?

Bisogna avere lo sguardo lontano e offrire ai cittadini alternative per la mobilità urbana, abbiamo le tecnologie per predire i flussi di traffico e organizzare gli spostamenti più efficaci anche durante i disagi dei cantieri. Oltre al potenziamento di tram e servizio ferroviario, istituiremo 30 zone in tutta la città per privilegiare pedoni e ciclisti. E dal 2024, chi entrerà in centro con mezzi inquinanti dovrà pagare:stiamo definendo le regole in questi giorni.

Qual è il progetto più complesso da realizzare tra quelli che ha promesso in campagna elettorale?

È il più bello, quello che tiene insieme la Via della Conoscenza e Impronta verde: vogliamo rigenerare un’area di 500 ettari attorno alla stazione Alta velocità e al Tecnopolo, dove arriverà il supercomputer europeo Leonardo, sfruttando le aree ferroviarie dismesse, per creare un quartiere del sapere e dell’abitare smart,
con sei parchi urbani, capace di attrarre talenti, ricercatori, start up, a due passi dalle Due Torri e a un’ora da Milano, due da Roma e mezz’ora da Firenze.

La Bologna del 2030 come sarà?

Una città della scienza a emissioni zero, che vincerà le sfide dell’umanità grazie ai suoi 100mila cervelli tra ricercatori e studenti e grazie al supercomuter del Cineca, da dove passerà il 90% della capacità di calcolo del Paese, sarà la culla dell’eccellenza non solo scientifica, ma anche sanitaria ed energetica.

L’Industria non entra nella sua visione futura?

Al contrario! Bologna ha tutte le competenze e gli asset, al pari di Milano, per essere sempre più competitiva per le imprese, per attrarre investimenti, ricerca, manager. E non dimentichiamo che per valore aggiunto della manifattura e numero di brevetti ed export pro capite, Bologna batte Milano.

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