Interventi

Quattro direttrici per affrontare le sfide che attendono l’Europa

di Luigi Sbarra

4' di lettura

Caro Direttore,

«Il vecchio mondo legato ai parametri rigidi ed al trionfo della meccanica delle regole non esiste più». Ha ragione il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta quando sottolinea sul Sole 24 Ore che «il modello giusto per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche si chiama Next Generation Eu».

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Oggi l’Europa ha cambiato rotta nel segno della condivisione
e della solidarietà. Stare insieme è la carta vincente. Questa
è la grande novità del Recovery Fund. Nessun Paese da solo può risolvere problemi globali.

Restano però domande fondamentali: che cosa succederà dopo il 2022, con la cessazione della sospensione del Patto di stabilità e crescita e della deroga agli aiuti di Stato alle imprese? Tradotto: i passi avanti che sono stati fatti saranno confinati dentro una fase emergenziale, come se si trattasse di una parentesi da chiudere? Si tornerà al vecchio ordine, alla vecchia politica con i suoi deficit strutturali? O invece si affermerà definitivamente una nuova strategia di convergenza e di crescita dal volto umano? Riusciremo a governare e incardinare nel solco della sostenibilità sociale le grandi transizioni industriali, ecologiche e demografiche?

Ecco perché è importante stabilizzare il Next Generation Eu e lo spirito che lo ha prodotto per una svolta strutturale che acceleri il completamento dell’integrazione economico-sociale e il percorso verso la realizzazione dell’Unione politica.

La vera sfida è modificare profondamente il sistema
di governance europea, promuovere un’Europa sociale, che risponda concretamente
ai bisogni dei cittadini.

Quattro sono per la Cisl
le direttrici da seguire.

La prima comprende una serie di profondi correttivi “sociali” al sistema attuale: la riforma del Patto di stabilità con un nuovo Patto per la sostenibilità, come sostiene anche Enrico Letta, e il superamento del Fiscal compact; la piena e vincolante inclusione dei princìpi del Pilastro europeo, per promuovere l’incremento dei livelli salariali, dei sistemi di contrattazione collettiva, le relazioni industriali, i sistemi di protezione sociale; l’introduzione di indicatori di benessere più ampi del Pil.

La seconda direttrice è quella che porta a rendere permanenti alcuni strumenti messi in campo durante la pandemia.

Il Next Generation Eu deve essere l’embrione di una politica fiscale comune, di un bilancio federale europeo autonomo, della possibilità di emettere debito europeo per affrontare instabilità ed emergenze e distribuire risorse agli Stati membri secondo un progetto condiviso, vincolante, solidale e cofinanziato di sviluppo sostenibile.

In modo analogo, il Fondo Sure può aprire la strada
a un sistema di ammortizzazione sociale generativo ma anche
di forte investimento sul capitale umano (formazione, riqualificazione, nuove competenze).

La terza direttrice è quella di una riforma dell’architettura decisionale europea, iniziando da un ruolo più ampio della Commissione e del Parlamento europeo e dal superamento, finalmente, della regola dell’unanimità. Va esteso il principio del voto a maggioranza qualificata. Sono da rivedere competenze e ambiti di intervento, perché il sistema è troppo condizionato
da veti e interessi nazionali su aspetti fondamentali: politica estera, difesa, politiche migratorie.

La quarta direttrice è quella di approdare a un nuovo sistema decisionale che sia realmente partecipato.

Il ruolo della società civile e delle parti sociali deve essere pieno
ed effettivo. Perché come dimostrato anche da questo difficilissimo periodo, la partecipazione dei lavoratori è fattore di strategicità economica, oltre che di democratizzazione del sistema.
È un cambiamento che deve partire dalle scelte macroeconomiche, che deve passare per la governance delle risorse del Pnrr,
fino ad arrivare alla democrazia economica in tutti gli ambiti economici, privati e pubblici.

Il coinvolgimento delle parti sociali nell’implementazione del Piano di ripresa e resilienza deve essere stabilizzato, attraverso
la procedura del Partenariato utilizzata nei Fondi europei,
con meccanismi che diano forti condizionalità sociali agli investimenti, ai progetti e alle riforme. Significa, tra l’altro, che per ogni euro destinato alle nuove tecnologie, un altro euro deve essere orientato su buona occupazione aggiuntiva, formazione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Si dovranno promuovere con ancora più forza contrattazione e partecipazione, anche per i loro effetti redistributivi e di convergenza, rifuggendo da ipotesi legislative impositive come
il salario minimo dove le relazioni industriali sono ben estese e sviluppate, come in Italia.

Servono vincoli sociali forti nei trattati internazionali
e nelle politiche commerciali, per garantire che tutte le aziende applichino i contratti e operino lontano dallo sfruttamento
e in coerenza con le linee indicate dall’International labour organization sul lavoro dignitoso.

Occorre una politica energetica comunitaria che renda meno dipendenti gli Stati dai grandi fornitori di gas dell’Est: una priorità assoluta di fronte all’ondata inflattiva che sta travolgendo imprese e famiglie nel nostro continente. Bisogna applicare e promuovere in tutto il mondo quella global tax indicata anche al G20 di Roma per costringere i colossi multinazionali a dare il proprio contributo, a fronte delle briciole che hanno elargito in questi anni nonostante fatturati a dieci zeri. Va coordinata infine una politica industriale che imponga responsabilità sociale alle imprese sovranazionali e combatta delocalizzazioni predatorie in ogni Stato.

L’augurio è che non manchino consapevolezza e coraggio.

E che già la Conferenza sul futuro dell’Europa possa contribuire ad aprire una necessaria stagione “costituente”, verso l’orizzonte degli Stati Uniti d’Europa. Solo così potremo orientare in senso progressivo le grandi trasformazioni in atto, rispondendo alle sfide che abbiamo di fronte a noi: la protezione dell’ambiente, una politica migratoria solidale, la digitalizzazione, la creazione di prospettive positive per il lavoro dei giovani.

Come diceva il compianto David Sassoli, fautore instancabile dell’Europa sociale e dei popoli, «dobbiamo farlo superando le nostre differenze, lavorando insieme, rispettando la nostra diversità, per porre le basi di un nuovo contratto sociale, democratico ed europeo». Anche per lui, per onorare il suo impegno, abbiamo oggi
il dovere di andare fino in fondo.

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