I lincei e l’epidemia degli ulivi

Quattro mosse per fermare la Xylella

di Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli


3' di lettura

L'evoluzione dell'epidemia di Xylella fastidiosa nel Salento ha registrato nei giorni scorsi una svolta. La Commissione Lincea sui problemi della Ricerca dell'Accademia Nazionale dei Lincei ha rilasciato un nuovo comunicato stampa. Il documento è esemplare per chiarezza e sforzo comunicativo. In esso si legge che alla luce della discussione parlamentare in corso per la conversione in legge del decreto predisposto dal ministro Centinaio al fine di fronteggiare l'emergenza, dovranno essere considerati prioritari quattro punti fondamentali:

1. In ragione dei nuovi, importanti finanziamenti delle attività di contrasto alla batteriosi annunciati dal governo e dalla Regione, è strategico redigere un preciso piano di impegno per gli stanziamenti disponibili. Sono da privilegiare le azioni di monitoraggio della batteriosi, la ricerca, la comunicazione e le misure di ristoro per gli agricoltori, i frantoiani e le aziende florovivaistiche danneggiate, evitando dispersioni in progetti di dubbia efficacia o solo marginalmente collegati alla epidemia di Xylella;

2. Si deve agire prontamente, ai fini delle misure di contenimento, eventualmente anche in deroga a misure di carattere ambientale, paesaggistico e storico che siano in conflitto con la necessità di preservare nel suo complesso ambiente, territorio ed economia olivicoli;

3. Le misure di diserbo, meccanico e chimico, e le misure fitosanitarie avverse al vettore sono fondamentali per prevenire l'ulteriore avanzamento della malattia, Non si deve frapporre ostacolo alla loro attuazione e si deve procedere a uno stringente monitoraggio della loro esecuzione, contrariamente a quanto sta avvenendo in molta parte del territorio interessato e proprio là dove la loro solerte applicazione sarebbe della massima urgenza e importanza.

4. È necessaria la sperimentazione approfondita sulle cultivar resistenti, ai fini di ottenere dati certi circa la possibilità di reinnesto della chioma in piante monumentali suscettibili al batterio e/o infette, e per favorire il recupero produttivo con nuove varietà che ben si adattino al paesaggio e all'economia della Regione Puglia.

    Si tratta di indicazioni chiare e frutto di valutazione approfondita e pluriennale da parte di alcuni fra i massimi esperti del Paese. Troppo tempo è stato perduto, troppi ettari sono stati distrutti e troppi ostacoli hanno rallentato l'azione dell'amministrazione nell'ottemperare pienamente a misure supportate da prove scientifiche, nonché dal buon senso e dall'osservazione sul campo. È auspicabile che la voce della comunità scientifica sia questa volta ascoltata.

    Le indicazioni della Commissione Lincea devono essere ascoltate in primo luogo dagli agricoltori, i quali hanno la responsabilità e l'onere di procedere secondo le indicazioni loro fornite – senza lasciare incolti i terreni, ora che siamo quasi al momento dell'involo degli adulti del vettore che trasmette l'infezione – e procedendo successivamente secondo i pochi, ma chiari consigli razionali.

    Le amministrazioni e le istituzioni regionali anche devono ascoltare quella voce, senza più intralciarsi a vicenda con bizantinismi burocratici e rallentamenti inesplicabili, che hanno reso impossibile procedere anche quando vi era la buona volontà dei proprietari dei terreni infestati.

    Ascolti a sua volta il Parlamento, accantonando le idee di una minoranza, fortunatamente ormai di limitato peso, che esprime la propria contrarietà alle indicazioni della ricerca scientifica.

    Oggi è possibile fare ciò che non fu fatto all'inizio dell'epidemia. La lezione che viene dalla distruzione degli ulivi del Salento deve indurre a smettere le inutili polemiche, per concentrare gli sforzi volti al bene comune.

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