crisi pandemia

Quattro non profit su 10 prevedono una riduzione delle entrate sopra il 50%

Il report realizzato da Italia Non profit e Assifero rileva la crisi del terzo settore. Fino a luglio donati 785 milioni da aziende, enti filantropici e privati

di Alessia Maccaferri

default onloading pic
(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Complici lockdown con il fermo delle attività e delle campagne di fundraising, il 41% delle non profit prevede per il 2020 una riduzione delle entrate superiore al 50 per cento (e per un altro 38% saranno ridotte in modo significativo). E per il 2021 ritiene sia necessaria una vera e propria trasformazione, che passa dalla diversificazione delle fondi di ricavo e dall’investimento nel capacity building. È quanto emerge da Non Profit Philanthropy Social Good Covid-19 Report, messo a punto da Italia Non Profit e Assifero, con una indagine realizzata tra aprile e giugno 2020 intervistando quasi 1.400 soggetti.

Il blocco delle attività istituzionali cioè quelle rivolte ai cittadini ha riguardato in maniera trasversale tutti i settori. Secondo l’indagine, scaricabile gratuitamente, il 30% degli intervistati ha dichiarato un blocco nella attività formative ed educative; il 28,4% ha dovuto sospendere le iniziative dedicate al tempo libero e alle attività culturali; il 18,7% ha dovuto bloccare l'assistenza alle persone. Eppure in questa situazione drammatica gli enti non hanno preso alcuna misura (37,1%), hanno fatto ricorso alla Cig (21,3%); solo il 9,6% ha messo in campo misure come l’apertura o l’estensione di fidi/linee di credito.

Loading...

Quali soluzioni?

Quando l’emergenza sarà rientrata le non profit investiranno maggiormente nella raccolta fondi (19,9%), nella creazione di riserve finanziarie per crisi future (16%), nell’investimento sul brand awarness (15,2%), nella formazione (13,4%), nel capacity building (12,7%). Per finanziare il processo di trasformazione le organizzazioni avrebbero bisogno di più contributi non vincolati a progetti specifici (53,5%), di donazioni in kind come hardware e software e servizi probono (17,3%). Inoltre per continuare ad operare gli enti hanno necessità di fondi, formazione specifica per la gestione di pandemie e supporto nell'utilizzo di strumenti digitali.

Più di 785 milioni di donazioni

L’iniziativa ha fotografato anche aiuti nel periodo aprile-luglio 2020. Sono state mappate 975 iniziative da parte di 722 donatori che hanno mosso più di 785 milioni di euro. Ecco i principali risultati:

● le iniziative di supporto hanno coinvolto tutto il territorio nazionale e la Lombardia, la regione più colpita dalla prima ondata, è quella che ha ricevuto più supporto, con 326 iniziative mappate. Seguita da Emilia-Romagna (101), Piemonte (89) e Veneto (85)

● le industry più attive nell'ambito della solidarietà sono state banche e assicurazioni, il comparto agroalimentare e zootecnico (64), manifattura e Industria

● gli aiuti del periodo di riferimento si sono orientati in favore degli ospedali, ma anche degli enti non profit, la pubblica amministrazione/protezione civile e i cittadini

● le forme di supporto più diffuse sono state: contributi in denaro ma, data la natura dell'emergenza, sono state numerose le donazioni di beni e servizi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti