ANCORA incidenti

Quattro poliziotti fermati per violenze e stupro verso un 22enne, si infiamma la banlieue parigina

dal nostro corrispondente Marco Moussanet

AFP PHOTO / GEOFFROY VAN DER HASSELT

2' di lettura

Il timore di una nuova rivolta nelle periferie si riaffaccia in una Francia che non ha certo dimenticato quella del 2005, quando le “banlieues” vennero messe a ferro e fuoco.
La miccia – in un Paese alle prese con una confusa e incerta campagna elettorale, dove la tensione sociale è altissima, il terrorismo ha alimentato la scontro etnico e la disoccupazione dei giovani nei ghetti maghrebini non è mai stata così elevata – è stata riaccesa giovedì scorso da quattro poliziotti. Alla Cité des 3000, zona di palazzoni, droga e violenza del quartiere La Rose des Vents a Aulnay-sous-Bois, cittadina di 83mila abitanti nella cintura Nord di Parigi. Nel tristemente famoso “dipartimento 93” della Seine-Saint-Denis. La banlieue della banlieue.

Sospettando una vendita di droga, verso le cinque del pomeriggio i quattro poliziotti hanno fermato per controlli alcuni giovani. Uno di questi, Theo, è stato ripetutamente picchiato mentre era a terra. Come risulta chiaramente dalle riprese delle telecamere comunali e dalle immagini registrate da un altro ragazzo con il cellulare. Theo è stato quindi fermato e portato al commissariato. Poiché perdeva molto sangue è stato trasferito all'ospedale. Dove i medici hanno riscontrato delle lesioni all'ano profonde circa 10 centimetri, «chiaramente dovute all'introduzione di un oggetto».
«Oggetto» che, stando alle dichiarazioni del giovane e alle tardive ammissioni di uno dei poliziotti, non sarebbe altro che un manganello.

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I primi incidenti sabato sera

Cresce la rabbia della banlieue

La sera stessa, la Procura di Bobigny apre un'inchiesta per stupro collettivo e i quattro poliziotti vengono fermati. Sabato sera, alla Cité des 3000, ci sono i primi incidenti: auto incendiate, bidoni rovesciati, sabotaggio all'illuminazione pubblica, che fa sprofondare l'intero quartiere nell'oscurità totale.
Domenica sera uno dei poliziotti – accusato di aver volontariamente introdotto il manganello nell'ano del ragazzo di 22 anni - viene formalmente indagato per stupro. I tre colleghi per violenze.

La decisione non ferma le proteste, che ripartono nella notte tra domenica e lunedì. E ieri un corteo partito dalla Cité – con centinaia di persone che indossano la maglietta «giustizia per Theo» – sfila per le strade di Aulnay. Il sindaco interviene ripetutamente per cercare di calmare gli animi, ma non serve. Ieri notte nuovi incidenti, con auto bruciate, ristoranti dati alle fiamme, colpi in aria sparati da poliziotti attaccati e accerchiati.

La visita di Hollande
Il premier Bernard Cazeneuve e il presidente François Hollande (che è andato a trovare il giovane in ospedale, dov'è stato operato) si rendono finalmente conto del rischio di un allargamento delle proteste (che si sono già estese alla vicina Cité de l'Europe) e intervengono per assicurare che «giustizia verrà fatta», perché il comportamento delle forze dell'ordine «deve essere esemplare».
Chissà se basterà. Probabilmente no. Tanto più che la famiglia di Theo ha “scelto” come avvocato una star del Foro parigino, Eric Dupond-Moretti, famoso per la sua capacità di alimentare grandi campagne mediatiche intorno alle sue cause.

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