Interventi

Quattro rivoluzioni per l’apprendimento

di Franco Amicucci


4' di lettura

Quando si inizia a parlare di tecnologie per l’apprendimento la prima contestazione che parte quasi in automatico è quella sul rischio del venir meno del rapporto umano.
E se provassimo a dimostrare il contrario, che un buon uso della rivoluzione tecnologica nell'apprendimento può invece migliorare la relazione tra allievi e docenti, tra allievi e tra docenti e l’apprendimento stesso?
Sembra una provocazione, ma l’esperienza di 2200 formatori di oltre 400 Academy e strutture formative delle più grandi aziende italiane e di decine di docenti universitari impegnati sull’innovazione della didattica che si sono ritrovati in 4 appuntamenti digitali, gli appuntamenti di Exploring elearning 2020 per confrontarsi sulle pratiche innovative in atto e sul futuro dell’apprendimento, hanno dimostrato come le profonde innovazioni che lo stanno rivoluzionando, al contrario di quanto si paventa come minaccia, possono permettere l’attenzione alle motivazioni e ai diversi stili di apprendimento personali nonché fare formazione continua, coinvolgere grandi numeri, portare attenzione al sociale, alle fragilità e disabilità delle persone. Le esperienze di Academy aziendali come Fca, Enel, Tim, Abb, FFSS, Ovs, Webuild, Aeronautica Militare, BNL, UnipolSAi e di tante altre aziende che si sono confrontate con docenti di Università come Luiss, Bicocca, Sapienza, Sant’Anna, Alma Mater, vari Politecnici, hanno fatto emergere che sono in atto profonde innovazioni dell’apprendimento.
Vediamo le principali.
L'intelligenza artificiale (AI) ha fatto il suo ingresso, veloce e pervasivo.
Come Google riconosce il suo utente abituale e personalizza i contenuti e la pubblicità adattandosi al profilo del navigatore, così la formazione ha iniziato, grazie a sistemi di intelligenza artificiale, ad adattare i corsi online agli stili di apprendimento e ai bisogni del fruitore.
Iniziando ad apprendere in ambienti digitali governati da software intelligenti, si alimenta una mole di informazioni, i big data, che permette di adattare progressivamente i percorsi formativi e una sempre più raffinata personalizzazione dell'offerta formativa. Si parla ormai di adaptive learning e formazione predittiva, che consiste nel formare le persone ai lavori e alle innovazioni che saranno introdotte in azienda negli anni successivi.
I tutor intelligenti cercano di replicare l’azione di un docente umano, invitando il discente a svolgere attività o fornendo feedback durante attività pratiche per facilitarne l’apprendimento.
Ecosistemi digitali di apprendimento.
Le grandi organizzazioni in questi anni si sono dotate di una molteplicità di ambienti, strumenti e contenuti, reali e virtuali, come piattaforme e-learning, intranet, web tv, app, accessi a canali esterni come i Moocs, library con migliaia di brevi corsi online, che permettono un apprendimento dinamico, on demand, granularizzato e correlato alla performance richiesta. Grazie a nuove APP, come Digital Journey di Skilla, pochi minuti al giorno bastano per fruire di brevi contenuti legati al digitale sul proprio smartphone. Notifiche push, gamification, microlearning e micro-testing sono le caratteristiche chiave dei nuovi ambienti. La tendenza è quella di mettere a disposizione delle persone corsi da fruire in ogni momento ed in ogni luogo, sia durante il lavoro che fuori, perché le nuove library non trattano solo di tematiche professionali, ma anche delle passioni umane, come cucina, arte, sport, teatro invitando al tempo stesso le persone a segnalare corsi utili trovati nel web, fino ad invitare le persone stesse a creare loro stessi corsi per i colleghi. Come nel marketing, anche nella formazione emerge la figura del prosumer, consumatore e produttore al tempo stesso di contenuti.
Le tradizionali aule formative sono all'interno di questo ecosistema, ma con profonde evoluzioni. Le aule di formazione aziendali, nelle Academy più evolute, sono sempre più brevi, integrate con l'online, non più frontali ma interattive, veri e propri laboratori esperienziali.
Realtà virtuale, realtà aumentata, simulatori, robotica educativa
L'ibridazione fisico e digitale, phygital, è ormai una realtà. Grazie alle nuove tecnologie sta diventando sempre più facile creare ambienti di simulazione virtuale per immergersi in operazioni tecniche e situazioni comportamentali e sperimentare operazioni, attività, comportamenti in ambiente protetto, dove l'errore è permesso ed è strumento di apprendimento. Inoltre, nei contesti di simulazione, la ripetizione e il pieno coinvolgimento cognitivo, emotivo e corporeo accelerano e consolidano l'apprendimento. Grazie alle nuove tecnologie la persona, mentre lavora, avrà un accesso ultrarapido a tutte le informazioni della rete e l'interazione con tali informazioni sarà prevalentemente vocale, filtrata ed assistita da un assistente virtuale in grado di processare il linguaggio naturale umano e convertire lo stesso in intenti di ricerca di informazioni o supporto.
Lo persona potrà visualizzare le informazioni collezionate direttamente sulle zone di interesse o a bordo del proprio campo visivo tramite dispositivi di realtà aumentata, come occhiali o lenti a contatto AR (Realtà Aumentata) oppure nel proprio smartphone, inquadrando le zone di interesse. Si attivano così dinamiche di apprendimento istantaneo on the job.
Blockchain
Registri presenza per le aule, password per le piattaforme elearning iniziano ad essere sostituiti da forme di autenticazione biometrica.
Si diffonderanno sempre di più sistemi in grado di analizzare le reportistiche, i tracciamenti della formazione e la capitalizzazione degli stessi. Già alla fine del 2017 il Joint Research Center della Commissione europea, nello studio Blockchain in Education dimostra come la blockchain e le digital credential rappresentano l'opportunità di trasformare le competenze in una nuova forma di “moneta” come misura del capitale sociale e intellettuale della persona. Il primo naturale passo nell'applicazione della blockchain all'education è quello della notarizzazione dei certificati, come si è iniziato a fare in alcune università italiane quali la Bicocca. L'estensione dell'utilizzo della blockchain a tutte le nuove forme digitali di apprendimento formali e non formali, permetterà di registrare in modo sicuro e decentralizzato le digital credential acquisite e di realizzare un personal ledger formativo in cui custodire i risultati raggiunti.
Che riflessioni tratte da questa rivoluzione in atto?
Insieme alle grandi potenzialità che le nuove tecnologie presentano per il futuro dell'apprendimento, come la personalizzazione, la contestualizzazione ai bisogni del momento, la possibilità di formare la persona per tutto l'arco della sua vita, emergono anche rischi evidenti, il primo dei quali è quello di creare una società a doppia velocità, dove da una parte abbiamo organizzazioni e persone che, per motivi finanziari e culturali, possono utilizzare pienamente le innovazioni in atto e dall'altra chi ne è escluso.
Ma la preoccupazione più grande è per i nostri sistemi scolastici, in forte ritardo sul comprendere la rivoluzione in essere. Se grandi investimenti vengono dedicati al mettere le rotelle ai banchi, facendo passare questa come l'innovazione del momento, capiamo quanta strada c'è ancora da fare.

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