medio oriente

Quattro «zone sicure», il piano di Putin per la Siria

di Antonella Scott


default onloading pic
Vladimir Putin con Recep Tayyep Erdogan a Sochi

2' di lettura

La crisi tra Turchia e Russia è alle spalle, e solo i pomodori turchi resteranno esclusi dalla piena ripresa dei legami commerciali: per proteggere gli agricoltori russi, il bando all’export resterà in vigore ancora per qualche anno. Con il loro incontro di ieri a Sochi, il giorno dopo la visita di Angela Merkel, Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyep Erdogan hanno rilanciato un legame messo a rischio nel novembre 2015 dall’abbattimento di un jet russo impegnato a ridosso del confine turco-siriano.

E ora il “disgelo” passerà inevitabilmente per la Siria. Dove qualcosa sembra si stia muovendo: secondo quanto ha detto Putin, Erdogan a Sochi ha dato il proprio appoggio a un piano di cui il presidente russo aveva parlato la sera precedente al telefono con Donald Trump, a sua volta favorevole. Il piano prevede la creazione di quattro zone sicure per i civili, in cui assicurare il divieto di volo e il rispetto della tregua, con il contributo di peacekeepers che Putin immagina russi, turchi e iraniani. Le quattro “no-fly zones” sarebbero la provincia di Idlib, nella Siria nord-occidentale, Homs a Ovest, East Ghouta presso Damasco, e le provincie meridionali. «Russia e Turchia possono cambiare il destino della regione», ha detto Erdogan in conferenza stampa. Aggiungendo però la propria determinazione a combattere i curdi siriani dell’Ypg a protezione dei confini meridionali turchi. L’Ypg ha l’appoggio degli americani nella lotta contro lo Stato Islamico, ma da Ankara è considerata organizzazione terroristica alla pari appunto dell’Isis o di al-Qaida.

Del piano di Putin si discute ad Astana, in Kazakhstan: negoziati per la Siria co-sponsorizzati da russi, iraniani e turchi. Rappresentanti dell’opposizione siriana, scettici sulle “zone sicure” di Mosca e sui peacekeepers russi, hanno sospeso la partecipazione all’incontro. Mentre Trump, al contrario, ha deciso di alzare il livello della presenza americana ad Astana inviando come rappresentante il vicesegretario di Stato per il Medio Oriente, Stuart Jones. La Casa Bianca ha definito «molto positiva» la discussione tra Putin e Trump sulle “zone sicure” in Siria, «in cui mantenere una pace duratura per ragioni umanitarie».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...