Contraffazione valutaria

Quegli euro falsi sulla rotta Italia-Cina

di Ivan Cimmarusti

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(Mimmo Chianura / AGF)


3' di lettura

Ogni anno in Europa vengono messe in circolazione circa 600mila banconote false di diverso taglio. Nei soli ultimi 12 mesi le forze di polizia e le banche centrali dei singoli stati Ue ne hanno sequestrate per un importo complessivo di 101 milioni di euro (644mila pezzi in tutto, di cui 500mila in Italia). Banconote di pregiata fattura, che nel mercato nero possono anche fruttare fino al 40% del valore nominale.

A monte c’è un «circuito» illecito di falsari italiani che usa tecniche e strumenti «esportati anche all’estero», spiega il colonnello dei carabinieri Francesco Ferace, a capo dell’Antifalsificazione monetaria, un reparto dell’Arma altamente specializzato nella contraffazione valutaria. D’altronde basta leggere i dati della Banca centrale europea: l’80% degli euro falsificati in circolazione sono «coniati» con tecniche sofisticate che riportano a contraffattori del “Napoli Group”, organizzazione così soprannominata, che risulta tra le più specializzate al mondo nella contraffazione di denaro.

NELLA RETE DEI CONTROLLI

Nota: * Il dato risente di importanti sequestri compiuti in sedi di stoccaggio in Campania; Fonte: dati polizie europee

NELLA RETE DEI CONTROLLI

«I falsari italiani sono stati chiamati in varie parti d’Europa e del mondo per insegnare l’arte, se così si può definire, della contraffazione valutaria», continua Ferace. Il suo comando nell’ultimo anno ha sequestrato in Italia banconote false per un importo di 43 milioni di euro, arrestando 140 persone e denunciandone altre 471 con l’accusa disciplinata dall’articolo 453 del codice penale («Falsificazione di monete»), che prevede una pena da tre a dodici anni di carcere, più una multa da 516 a 3.098 euro. «Abbiamo dovuto tenere il passo dei falsari - dice Ferace -: i nostri investigatori sono specializzati. La stessa Commissione europea ha individuato il nostro corpo per tenere un programma di formazione avanzato per le forze di polizia della area euro e per funzionari di banca».

Cina-Italia, la via degli euro falsi

La produzione di banconote, attraverso tecniche tipografiche, è legata a falsari italiani e bulgari. In Italia sono state trovate tipografie in Campania, ma anche in Lombardia, Lazio e Piemonte, dove avviene produzione massiva di banconote perfettamente simili a quelle originali.

Tuttavia le attività di intelligence dell’Antifalsificazione monetaria hanno fatto luce su una forma di «delocalizzazione», con il placet delle mafie, nella produzione delle monete. «Le organizzazioni italiane - spiega Ferace - hanno delocalizzato la produzione di monete da 50 centesimi, 1 e 2 euro, trasferendo il know-how a gruppi cinesi. Sono perfette. È riprodotto in modo preciso anche il magnete che la Zecca di Stato pone al centro degli euro. Abbiamo scoperto stretti legami con gruppi in Cina, che producono in larga scala euro falsi poi fatti rientrare in Italia».

Già «700mila monete provenienti dalla Cina - continua l’ufficiale - sono state sequestrate: spedite dal porto di Shanghai, in un caso sono giunte Genova, ma non possiamo escludere che siano utilizzati altri porti italiani per immettere queste monete false nel circuito europeo».

La distribuzione in Italia ed Europa

Lo smistamento segue regole di mercato, basate su domanda e offerta. Esistono reti logistiche altamente evolute, che dall’Italia curano il trasporto in tutta Europa. Gli investigatori hanno tecniche per individuare il tragitto che fanno le banconote. Si tratta di «aspetti riservati, che attengono al nostro metodo di indagine e che, dunque, non sono divulgabili» conclude Ferace. Tuttavia, ogni banconota o moneta falsa ha una sorta di codice che è come fosse una specie di firma del falsario. Così sarebbe possibile scoprire se denaro falso prodotto in Italia sia giunto in altri paesi Ue. Di certo si tratta di un business da capogiro: nel mercato le banconote, se prodotte con sistemi di alto livello, possono costare anche la metà del valore reale. Soldi che inevitabilmente finiscono per incentivare forme di riciclaggio.

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