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Quei miliardi riciclati dalle banche dei quattro Paesi «frugali» che temono le frodi

Austria, Danimarca, Olanda e Svezia si oppongono al Recovery Fund e puntano su prestiti con controlli “anti frode”. Ma frenano la Ue nel fare luce sugli scandali bancari miliardari per riciclaggio di denaro che hanno colpito Swedbank, Ing, Danske Bank e Raffeisen.

di Alessandro Graziani

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Austria, Danimarca, Olanda e Svezia si oppongono al Recovery Fund e puntano su prestiti con controlli “anti frode”. Ma frenano la Ue nel fare luce sugli scandali bancari miliardari per riciclaggio di denaro che hanno colpito Swedbank, Ing, Danske Bank e Raffeisen.


4' di lettura

Il progetto di Recovery Fund europeo da almeno 500 miliardi proposto da Francia e Germania continua a trovare l'opposizione dei quattro Paesi cosiddetti “frugali”: Austria, Danimarca, Olanda e Svezia. Si oppongono al fatto che si punti su trasferimenti a fondo perduto e chiedono che invece si tratti di prestiti da rimborsare, condizionandoli a piani di riforme che i Paesi beneficiari dovrebbero poi implementare per rendere il debito pubblico sostenibile.

Il principio di fondo della bozza di proposta dei “quattro” è l’opposizione alla prima vera mutualizzazione del debito in Europa. Per la Ue si tratterebbe di una vera svolta che la Germania di Angela Merkel si è decisa a perseguire, anche su spinta degli industriali tedeschi, per accelerare nell'integrazione europea e per non rischiare che la crisi dell'Italia e del suo debito pubblico finiscano per travolgere l'intero progetto dell'euro.

I quattro Governi dei più piccoli Paesi nordici hanno peraltro validi e giustificati motivi di storia di finanza pubblica per opporsi a meccanismi di debito solidale. Se l'Italia si è presentata all'appuntamento con la crisi indotta dal Covid 19 con un rapporto debito/pil del 135%, ben diverse sono le pubbliche virtù dei quattro Paesi del Nord Europa che sono arrivati a fine 2019 con rapporti tra debito pubblico e pil ben più che sostenibili: Austria (79%), Olanda (57%), Svezia (41%) e Danimarca (35%).

Partendo da questi dati, sono comprensibili le riserve di chi dovrebbe aumentare il debito dei propri Stati con maggiori contributi al bilancio Ue per evitare che i conti pubblici dei Paesi del Sud Europa finiscano fuori controllo. Più della solidarietà, conterà il comune interesse a far parte di un mercato unico. La trattativa è in corso, si vedrà quale sarà il punto di arrivo.

Meno comprensibile è però l'ulteriore condizione al varo dei Recovery Fund che è stata posta dai quattro Paesi del Nord, ovvero la richiesta che per tutelare i prestiti da possibili “frodi” vi sia un «forte coinvolgimento della Corte dei conti europei, dell'Ufficio Ue anti-frode (Olaf) e della Procura europea (Eppo)». Il sottinteso sarebbe che le 4 nazioni virtuose possono anche accettare di prestare soldi ad altri Paesi europei, ma solo a patto che non vi siano rischi di frode. Il tono sembra riecheggiare quello di certe copertine di Die Welt e denota una supremazia culturale del Nord Europa.

È evidente che i controlli sul versante frodi sono più' che necessari in caso di erogazione di fondi della Ue, perché le mafie e il malaffare si sono infiltrate in varie economie europee. Ma le frodi, a differenza delle tendenze dei debiti pubblici, non sono caratteristiche solo di alcuni Paesi.

Per esempio i principali rischi di grandi frodi finanziarie, e di riciclaggio di denaro illecito, guardando alla storia dell'ultimo decennio arrivano proprio dalle grandi banche dei cosiddetti Paesi frugali, molto attenti nel controllare i conti pubblici ma fin troppo distratti nel monitoraggio delle centinaia di miliardi “sporchi” che hanno gonfiato gli attivi delle loro banche. «Un piano per rafforzare i poteri dell'Unione Europea per contenere il flusso di denaro sporco nelle banche ha incontrato resistenze in una riunione Ue da parte di alcuni Stati recentemente colpiti dai maggiori scandali di frodi finanziarie e riciclaggio di denaro», ha scritto l'agenzia Reuters venerdì 20 maggio citando tre fonti.

Già nella relazione della Commissione Ue al Parlamento e al Consiglio europeo «sulla valutazione di recenti presunti casi di riciclaggio di denaro concernenti enti creditizi dell'UE» (luglio 2019), si citavano dieci banche europee. Nessuna italiana, molte basate proprio nei 4 Paesi frugali. All'elenco della Commissione, basato su dati al 2018, si sono aggiunti altri casi.

La lista delle frodi miliardarie è lunga. Eccone alcune.

A inizio 2018 la banca olandese Rabobank ha accettato di pagare 369 milioni di dollari al governo statunitense dopo essersi dichiarata colpevole di riciclaggio di denaro sporco proveniente dal Messico. Pochi mesi dopo e' la volta della maggiore banca olandese Ing ad accettare di pagare una multa da 675 milioni di euro alle autorità olandesi che la indagavano per attività criminali fra cui riciclaggio e corruzione. Nel settembre del 2019 toccherà' poi alla banca olandese Abn Amro, controllata dallo Stato, a dover essere indagata per riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo.

Svezia e Danimarca sono unite da uno dei più grandi scandali di riciclaggio internazionale che, tramite le loro filiali in Estonia, ha colpito nel 2019 Swedbank e Danske Bank con transazioni illecite, secondo le accuse degli inquirenti, per 130 e 230 miliardi di dollari. Indagini in cui è stata coinvolta anche la banca austriaca Raiffeisen, che già era stata multata nel 2018 dalla Austrian Financial Market Authority per scarsa prevenzione nell'antiriciclaggio e finanziamento al terrorismo e che era sotto indagine dal 2016 nell'inchiesta Panama Papers sui paradisi fiscali.

La tendenza alla frode, come si vede, non è elemento distintivo di un singolo Paese europeo.

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