editorialetassi e derivati

Quei rischi eccessivi delle banche tedesche

di Marco Onado

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(picture alliance / dpa)


3' di lettura

Quello che sorprende nel modo con cui la Bundesbank ha annunciato i risultati di uno stress test che boccia quasi settanta banche, sia pure di modeste dimensioni, non è tanto il fatto in sé, quanto l’insistenza con cui si attribuisce la responsabilità ad una possibile ulteriore diminuzione dei tassi di interesse, chiamando quindi in causa prepotentemente la politica monetaria della Bce. Nel lungo discorso di presentazione pubblicato sul sito della banca centrale tedesca si snocciolano i risultati in modo molto asettico, insistendo sul fatto che uno scenario di tassi di interesse bassi comporterebbe una diminuzione della redditività del capitale (Roe) del 16% per la media degli oltre 1500 istituti non vigilati direttamente dalla Bce.

Silenzio completo sul problema vero, che non è la variazione, ma il livello di partenza, largamente inferiore all’1%, perché da sempre le banche tedesche sono afflitte da una bassa redditività di base e da un livello di costi operativi fra i più alti dell’eurozona. Tanto è vero che l’indagine periodica Mediobanca ci dice che nel primo semestre 2016 (ultimo dato disponibile) le grandi banche tedesche avevano un rapporto fra costi e ricavi totali (cost-income ratio) dell’82%: cioè più di 3 euro su 4 dei ricavi se ne andavano in stipendi e costi generali, mentre tutti i Paesi dell’Unione europea (e il Regno Unito) sono sotto il 70%. Non sorprende allora che il Roe medio sempre per le grandi si sia fermato all’1,4% contro una media europea del 6,1%.

Ed è bene ricordare che l’indagine Mediobanca conferma anche l’inquietante punto interrogativo che grava sui giganti del sistema tedesco: i derivati attivi in portafoglio sono quasi un terzo del totale (Italia 9,5%) e i titoli di “livello tre”, quelli più opachi e rischiosi, sono addirittura il 42% del capitale netto tangibile (Italia 8,7%). È una grande area grigia su cui la Bce ha promesso di esercitare a breve una valutazione critica, si spera con la stessa severità adottata nel valutare la qualità dei crediti a famiglie e imprese. Nel frattempo, ogni riserva sulla solidità di questi istituti è lecita.

Per quanto riguarda le piccole e medie banche tedesche i risultati di questo stress test contengono un elemento da valutare con attenzione (giustamente sottolineato nella presentazione ufficiale): come sempre accade quando la redditività langue, le banche aumentano la loro propensione al rischio, il che significa finanziare iniziative più grandi rispetto al modello di business tradizionale, ridurre i margini di garanzia o comprimere ulteriormente i tassi attivi o qualsiasi combinazione di questi tre ingredienti pericolosi. La probabilità che si stiano accumulando rischi eccessivi come era successo nei Paesi anglosassoni alla vigilia della crisi è quindi tutt’altro che piccola. Vero è che le autorità negano che si sia formata una bolla immobiliare, ma dovrebbero ricordare che lo avevano detto anche le autorità americane nel 2006.

In generale questo stress test conferma i problemi di scarsa redditività dello zoccolo duro del sistema bancario tedesco e delinea uno scenario di futuri problemi legati al livello dei tassi e/o al peggioramento della qualità del credito. Un quadro complessivo tutt’altro che confortante e che difficilmente può essere risolto solo dal basso per così dire, cioè attraverso fusioni spontaneamente decise dalle singole banche, come invece sembrano pensare le autorità tedesche. Anche perché sullo sfondo si erge minaccioso il problema delle grandi banche, tuttora in attesa di soluzione.

Il problema è che il sistema bancario tedesco nel suo insieme sta distruggendo patrimonio, perché il suo Roe è largamente inferiore al suo costo del capitale; è vero che si tratta di una situazione comune ad altri sistemi, ma fra i Paesi grandi la Germania è quello con il divario più ampio che non può essere colmato solo da miglioramenti ciclici o da iniziative singole. Occorrerebbero iniziative ben più incisive e anche Bruxelles deve finalmente prendere posizione e decidere quali riforme strutturali sono necessarie per riportare il sistema bancario nella condizione di creare ricchezza per i suoi azionisti e sviluppo per il sistema produttivo. Insomma, davanti a problemi così vasti, prendersela con la politica monetaria ha la raffinatezza intellettuale della vecchia invettiva “piove governo ladro”.

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