Montagna alternativa

Quei villaggi fra le vette dove regnano autenticità e lentezza

località disposte fra le Alpi, soprattutto quelle orientali, dove vigono regole “slow”: auto, piste nere e sushi sono banditi, si passeggia fra i boschi e si conosce la cultura locale

di Chiara Beghelli

Viles tipici a Longiarù, in Val Badia

2' di lettura

Scegliere dove e come andare in vacanza è un atto politico. Dopo il paesaggio sublime del viandante davanti al mare di nebbia di Friedrich, il turismo socialdemocratico della Svezia anni 30 e l’estetica del Sole-whisky-e sei in pole position delle Vacanze di Natale del boom anni 80, l’atto turistico politico contemporaneo guarda alle mete sostenibili, di prossimità, di impatto vicino allo zero ma vero, non per velleità di greenwashing esistenziale e instagrammabile.

Una delle proposte più nuove e interessanti è la rete dei Villaggi degli Alpinisti (Bergsteigerdörfer), 35 località disposte fra le Alpi, soprattutto quelle orientali, dove vale la formula «meno è meglio». A lanciarli già nel 2005 è stato il Club Alpino Austriaco, che ha poi coinvolto i colleghi internazionali (come il Cai) per promuovere un turismo montano ricco del silenzio delle vie pietrose dei borghi, di brusii del bosco e di cibo legato alla storia agricola della zona.

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In Italia cinque villaggi: Balme, dove nacquero le guide alpine

Sono ammesse alla rete le comunità che dimostrano un legame autentico con il territorio, anche attraverso uno sviluppo edilizio che lo tuteli e non lo cementifichi, che si possano raggiungere con mezzi di trasporto pubblici e offrano attività decelerate anche d’inverno, che vuol dire ciaspole e arrampicate invece di discesa libera e snowboarding. In Italia si trovano cinque villaggi: due sono entrati quest’anno, Balme (in Piemonte) e Triora (in Liguria). Balme dista solo 57 km da Torino e si trova nel punto più alto della Val d’Ala, fra monti che custodiscono la sua storia mineraria e hanno visto la nascita delle guide alpine, grazie ad Antonio Castagneri, al quale è dedicato l’ecomuseo tematico.

Triora, storie di vette e streghe

Da Triora, paese di confine con 200 abitanti sulle Alpi liguri, si intuisce la presenza del mare grazie agli uliveti che però presto lasciano spazio alle conifere, ed è luogo suggestivo anche per alcuni oscuri processi di stregoneria di fine Cinquecento. Fra i Villaggi degli Alpinisti più d’esperienza c’è la Val di Zoldo, dove le Dolomiti bellunesi si offrono in versione quasi selvaggia e pertanto inaspettata, da scoprire percorrendo (in estate) i «viaz», cammini che tagliano la montagna in senso orizzontale lungo cenge e passaggi individuati nel tempo dai cacciatori di camosci.

Balme, in Piemonte

In Alto Adige fra masi e fortezze

In Alto Adige ecco Longiarù, nella sua riservata valle laterale alla (giustamente) celeberrima Val Badia, nel parco Parco Naturale Puez-Odle, patrimonio Unesco, dove anche d’inverno si possono visitare i «Viles», gruppi di masi costruiti sui versanti rivolti al soleggiato sud, tutti con una tipica forma a fungo e qualcuno anche medievale, cresciuti grazie e insieme ai vicini lariceti. Infine a Mazia, nell’Alta Val Venosta, che ricorda per forma e colori gli altipiani del Tibet, le rovine delle fortezze Obermatsch e Untermatsch evocano l’antica e dimenticata storia dei predoni (nobili) della zona, che la difendevano dagli invasori come oggi farebbero con il karaoke.

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