L’analisi

Quel 12% di Pil dimenticato dalla legge di Bilancio

di Gian Primo Quagliano

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(AdobeStock)

2' di lettura

Quello che sta per finire sarà ricordato come un anno particolarmente nero per il mercato automobilistico italiano. Le immatricolazioni di autovetture si attesteranno intorno a quota 1,4 milioni: un livello da anni ’70 del secolo scorso. La colpa è della pandemia, ma non soltanto. Responsabilità importanti le ha anche il Governo che ha affrontato la crisi dell’auto con un approccio timido e poco efficace, per un settore che vale il 12% del Pil.

Nella prima parte dell’anno si sono rafforzati gli incentivi, già esistenti nel 2019 e con stanziamenti in parte ancora inutilizzati, alle auto elettriche e a basso impatto, dimenticando o volendo dimenticare che la diffusione delle soluzioni elettriche si scontra con un limite al momento invalicabile: l’inadeguata disponibilità di infrastrutture di ricarica che non consente ancora di fare dell’auto elettrica la soluzione di massa che tutti vorremmo. Questi incentivi alle auto a basso impatto sono stati però efficaci e hanno determinato una buona crescita percentuali delle immatricolazioni dei modelli incentivati, ma in valore assoluto il loro contributo alla crescita del mercato è stato modesto.

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Con gli emendamenti apportati al Decreto Agosto sono stati però emanati incentivi anche per le auto ad alimentazione tradizionale con emissioni comunque non superiori a 110 gr/km. La risposta del mercato è stata pronta, ma gli stanziamenti per quest’ultima categoria di auto si sono immediatamente esauriti con la conseguenza che, dopo una fiammata in settembre, in ottobre il mercato è tornato lievemente in rosso e in novembre le immatricolazioni hanno fatto segnare un calo significativo (8,34%), che sarebbe stato decisamente più elevato se non vi fossero stati una giornata lavorativa in più, una consistente iniezione di chilometri zero (in gran parte per auto che per questioni di normative non si potrebbero più immatricolare come nuove nel 2021) e una coda degli incentivi alle auto con alimentazione tradizionale prenotati prima che gli stanziamenti si esaurissero.

Per dicembre le previsioni sono infauste, come infauste sono le attese per il 2021. La proposta di Legge di Bilancio all’esame delle Camere non prevede nulla per l’automobile e la speranza che nel 2021 vi siano incentivi in grado di smorzare per l’auto gli effetti di una pandemia ancora lontana dall’uscita di scena rimane affidata agli emendamenti alla proposta di Legge di Bilancio. Le previsioni per l’anno che viene sono quindi strettamente legate ad incentivi anche per le auto con alimentazioni tradizionali e naturalmente all’entità degli stanziamenti.

In Spagna, Francia e Germania per sostenere l’auto sono stati stanziati miliardi, da noi poche centinaia di milioni. Se le decisioni di chi ci governa fossero ispirate dalla ragione e non da una giusta sensibilità ecologica trasformata in una ideologia sostenuta dalla fede, nel 2021 la crisi dell’auto potrebbe essere superata. Sul fatto che succeda è più che legittimo nutrire dubbi.

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