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Quel braccio di ferro tra russi e americani che deciderà il futuro di internet

La candidata Usa ha vinto a mani basse. Ma sulla guida dell’Itu si gioca una partita decisiva per la conservazione del web come l’abbiamo conosciuto

di Pierangelo Soldavini

Epa

3' di lettura

Alla fine gli Stati Uniti hanno deciso di riprendersi la guida dell'organismo che sovrintende alle telecomunicazioni globali. Era dagli anni 60 che avevano lasciato ad altri la guida dell'International Telecommunications Union, l'agenzia plurisecolare che ha anticipato le stesse Nazioni Unite di 80 anni, ultimo un cinese, Houlin Zhao, il cui mandato scade a fine anno.

Ma questa volta gli americani non potevano proprio tirarsi indietro dal che l'altro candidato era un russo. E la corsa a due si è svolta in uno dei momenti più bui della concertazione internazionale nata nel 1945 con la creazione dell'Onu sulle ceneri della Società delle Nazioni, messa in crisi dalla guerra in Ucraina e dal duro scontro tra l'Occidente e la Russia che dal confronto sul campo si è allargato anche al web, oltre ai gasdotti. Senza dimenticare lo spettro della minaccia nucleare.

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Tanto più che il concorrente, il russo Rashid Ismailov, era stato viceministro delle telecomunicazioni, ricoprendo anche cariche manageriali in giro per il mondo in colossi internazionali del calibro di Ericsson, Nokia, Huawei, vale a dire i protagonisti dell'infrastruttura del web globale.

Entrambi i candidati avevano fatto campagna elettorale puntando sull'espansione della connettività globale in un mondo in cui quasi tre miliardi di persone sono ancora esclusi dal diritto alla connessione.

Il nuovo segretario generale dell’Itu, l’americana Doreen Bogdan-Martin(Afp)

Per Washington, però, sarebbe stato uno smacco politico troppo grosso lasciare l'organismo di governance delle telecomunicazioni mondiali in mano a un russo, proprio nel momento in cui Mosca è sospettata di utilizzare il web per mettere a rischio le attività di aziende, reti critiche e pubbliche amministrazioni per mettere sotto pressione i governi occidentali e ammorbidire la loro posizione di appoggio all'Ucraina.

Alla fine all'Itu non c'è stata partita, neanche a scrutinio segreto: l'americana Doreen Bogdan-Martin, veterana dell'Itu e attuale direttore della divisione per lo sviluppo delle Tlc, ha vinto con una maggioranza di 139 a 25, diventando così la prima donna a ricoprire la carica di segretario generale dell'Itu nei suoi 157 anni di storia.

Nata nel 1865, sotto il segno del telegrafo e del codice Morse, l'organizzazione ha attraversato la trasformazione delle comunicazioni mondiali fino all'internet. Ed è proprio attorno al web e al suo futuro che si giocava la partita di un'organizzazione che raggruppa 190 Stati ma anche più di 900 tra aziende, centri di ricerca e Ong.

Goran Marby, capo dell'Icann, aveva messo in guardia nel pieno della sfida che la posta in gioca era altissima: «In futuro le persone in tutto il mondo potrebbero non essere in grado di connettersi a un'unica internet interoperabile». Forse lo ha fatto in maniera strumentale, ma Ismailov non aveva nascosto le sue intenzioni quando aveva sostenuto che la sua candidatura era un modo per contrastare il “dominio” americano sul web.

Sotto la guida del cinese Zhao l'Itu aveva spalleggiato la Belt and road initiative di Pechino e messo in cantiere un'auspicata nuova versione dell'Ip che minacciava una balcanizzazione di internet introducendo qualche forma di centralizzazione. Non è un mistero che ci fosse anche una sintonia con Mosca per quanto riguarda la governance di internet e la possibilità di mantenere una sovranità nazionale, vale a dire la possibilità per ogni Stato di regolamentare (e controllare?) la propria parte di rete.

Per 40 anni il web ha rappresentato un universo di cooperazione e di fiducia trasversale al mondo. Ma, come già la cooperazione scientifica nello spazio, non si può pretendere che sia immune alle tensioni geopolitiche. La minaccia è dietro l'angolo.

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