l’analisi

Quel connubio tra tecnologia e finanza che scuote i listini

di Marco Giorgino

(Reuters)

3' di lettura

La fine dell’anno è sempre il momento per tirare le somme dell’andamento dell’anno intero. L’andamento del mercato azionario nell’anno che si sta chiudendo non è stato di certo positivo, dopo periodi prolungati in cui il bilancio è stato di tutt’altro tenore. Il risultato è di certo frutto di alcune situazioni di tipo macroeconomico e di politica monetaria che proprio nella fine del 2018 hanno avuto occasione di concretizzarsi, ma è anche funzione di un modo di fare trading sui mercati che sempre più fa sentire la propria influenza. Il trading automatico sta diventando sempre più importante sull’intera operatività delle borse mondiali. Un recente articolo sul Wall Street Journal, dal titolo “Behind the Market Swoon”, riporta come il 28,7% degli scambi sui mercati azionari dipenda da fondi hedge che basano le proprie strategie di investimento su algoritmi e modelli che alimentano l’operatività di computer molto potenti. E tale valore è più che raddoppiato dal 2013. A questo si somma l’operatività dei fondi passivi, degli high-frequency traders, degli investitori in indici e di tutti gli altri investitori le cui logiche di investimento non sono determinate dall’analisi dei fondamentali delle imprese e che, a loro volta, possono essere influenzate dagli stessi algotrader. Complessivamente, quindi, l’operatività non guidata dai fondamentali delle imprese sale a circa l’85%. Un valore enorme.

Il connubio tra tecnologia e finanza è da sempre stato un elemento di evoluzione dei mercati finanziari. La domanda da porsi è se questo connubio sia sempre costruttivo e positivo per il corretto funzionamento dei mercati stessi. O se invece la tecnologia arrivi a prevalere sfuggendo al controllo e agli obiettivi stessi per cui viene utilizzata. Stando alle statistiche sopra citate, larga parte dell’operatività sui mercati oggi viene alimentata da modelli che usano come input i momentum del mercato. Quando i mercati raggiungono determinati valori o invertono determinati trend, tali modelli non fanno altro che attivare scelte che amplificano l’andamento stesso dei mercati. Se i mercati toccano valori che sono dei limiti minimi nei modelli o che segnano trend ribassisti, i modelli spingono a vendere contribuendo a dare ulteriori impulsi all’andamento negativo. L’opposto quando i mercati toccano valori che sono dei limiti massimi nei modelli o che segnano trend rialzisti, questa volta amplificando andamenti positivi. E questo poi guida l’operatività di altri operatori che non considerano i fondamentali delle società nelle proprie scelte di investimento, ma che seguono gli indici. Nelle ultime settimane i modelli di trading automatico hanno creato qualche problema, poiché hanno rilevato la convergenza di una serie di elementi che tutti insieme hanno dato un contributo fortemente negativo. Si pensi al rallentamento della crescita in alcune importanti macroaree del mondo, come quella giapponese, quella cinese e quella europea, come agli elementi di incertezza sul tasso di crescita dell’economia statunitense. O alla fine delle politiche monetarie espansive in Europa o all’inizio di politiche monetarie più restrittive negli Stati Uniti. O ancora all’incertezza su alcune “partite politiche” importanti, come quella relativa alla Brexit. In questo contesto non si può certo non considerare il rallentamento dei profitti societari nell’ultimo trimestre. Rimane, però, il fatto che al toccare certi limiti e valori e al verificare determinate condizioni, il trading basato su algoritmi ha generato una serie di azioni che non hanno fatto che amplificare un andamento già di per sé negativo.

Loading...

Anche sulla base di questa esperienza la domanda da porsi è se i criteri di progettazione degli algoritmi disciplinano sempre le condizioni di mercato nel modo corretto o se, invece, rischiano di sovra pesare o sotto pesare determinati andamenti e variabili. Non avere la possibilità di integrare valutazioni più analitiche che tengano davvero in considerazione le specificità del momento e dei fondamentali delle diverse situazioni rischia di creare nei mercati delle condizioni che possono, al limite, arrivare a minarne la stabilità. E su questo, anche se se ne parla da tempo, le Autorità di vigilanza e i regolatori devono porre un’attenzione crescente.

(Professore ordinario di finanza aziendale al Politecnico di Milano)

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti