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Quel lungo derby in Borsa tra il “chitarrista” Valeri e il “marinaio” Perilli

di Alessandro Graziani


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5' di lettura

Qualcuno ricorda la Cimo Sim? Era una società di intermediazione mobiliare di Milano fondata a metà anni ‘90 da due tra i più noti agenti di cambio milanesi: Cesare Mozzi e Walter Cimatti. Due “fuochisti”, dicevano allora per descrivere quelli che meglio operavano nelle fasi di rialzo della Borsa. Legati al finanziere Francesco Micheli e poi alla Interbanca guidata da Giorgio Cirla. Nel mondo che cambiava e, con l’avvento del mercato telematico e l'addio al salone delle grida di Piazza Affari, Cimatti e Mozzi avevano puntato su una serie di giovanotti emergenti.

Tra questi spiccava a metà anni ‘90 Alessandro Valeri. Ragazzo sveglio, bravo sui numeri, buona parlantina e bravo a parlare inglese. Parlare inglese fluently, anche nella Milano della metà degli anni ‘90, nel mondo dei vecchi agenti di cambio non era proprio diffuso. I telefoni cellulari iniziavano ad esistere, ma le e-mail non c'erano ancora e il fax - nella borsa del fissato bollato - pareva un'invenzione che avrebbe cambiato l'umanita'. Tutto questo per dire che Mozzi e Cimatti avevano fatto il loro tempo e che per uno vispo come Valeri, diventato vicedirettore generale della Cimo Sim, si aprivano spazi sconfinati. E così fu. Ma prima di arrivare alle odierne fortune della Intermonte Securities dell’ormai quasi 60enne Valeri, bisogna capire il personaggio.

Valeri non è solo un uomo di finanza capace di muoversi tra grandi fondi esteri e i segreti inconfessabili di clienti Vip. Valeri è prima di tutto un chitarrista. E anche un po’ uno showman. «Se non avesse fatto il broker - scherzano i suoi amici - poteva fare concorrenza a Fiorello». Il fatto è che, oltre a essere chitarrista, è anche un leader. E un chitarrista-leader cosa fa? Organizza una sua band. La sua sono i Lokomotion, autori di svariate canzoni, cd, dvd, con tanto di concerti e serate al Blue Notes di Milano (ma anche a feste di amici o a una sagra di paese, dress code a piacere, l’essenziale è divertirsi).

Allo stesso modo della band, uscendo dalla Cimo dei vecchi eroi, Valeri organizzò il team dei nuovi broker per fondare quella che allora si chiamo' Intermobiliare Securities. Più delle successive vicende azionarie - l'alleanza poi sciolta con Mps, etc, etc... - ha rilievo il fatto che il nucleo della band o del team è rimasto più o meno lo stesso nel corso di tanti anni. Nel frattempo, dato il crollo dell'attività di intermediazione sul piccolo catino italiano di Piazza Affari, Valeri & friends si sono inventati e affermati nell'attività di banca d'affari da cui ormai arriva buona parte dei ricavi di Intermonte. Poteva diventare il quasi monopolista delle boutique finanziarie milanesi. Ma il “chitarrista” ha sempre dovuto scontrarsi con il “Marinaio”. Eh sì, perché nell’ormai piccolo mondo della finanza di Borsa milanese da quasi trenta anni si gioca ogni giorno un derby che Inter-Milan al confronto sembra uno scherzo. Il derby è tra il medesimo Valeri e Francesco Perilli, grande capo di Equita Sim.

Con Perilli, il “marinaio”, è sempre stata battaglia. I due team si conoscono e si stimano. Si parlano addirittura. Ma tra i due leader non c'è mai stata chimica e - si dice in Piazza Affari - non ce ne sarà mai. Eppure negli ultimi 25 anni quel poco che è passato in Borsa dai broker italiani (che non è poco in valore assoluto, ma sono le commissioni d’intermediazione a essere scese a livelli bassissimi), in gran parte è transitato da loro. Che ai vecchi agenti di cambio, agli inizi, parevano oracoli solo perché spiegavano - parliamo di fine anno ‘90 - di come i nuovi strumenti derivati influenzavano l'andamento delle quotazioni. Epica, si racconta ancora, quella volta che, pochi mesi dopo il debutto dei futures sull'indice Mib, la Borsa di Milano arrivò a perdere il 10% nel finale di seduta. «Attacco alla lira», strillarono in serata dalle sim bancarie e dai pochi agenti di cambio rimasti attivi. I due guys Perilli e Valeri erano tra i pochi a capire che l’opera maldestra era stata causata solo da un trader attivo sui derivati. Alcuni pensarono al giovanissimo Claudio Borghi, all’epoca all’opera tra Deutsche e Morgan Stanley e ora parlamentare della Lega, ma tutti gli indizi puntavano invece sul “bombarolo” Gian Marco Mensi, costretto a chiudere in fretta e furia un basket azionario in vista della scadenza trimestrale dei futures.

Si diceva, Perilli. Anche lui si avvia serenamente verso i 60 anni (a dicembre 2019 ne festeggerà 59), ma come Valeri pare lo stesso giovanotto intraprendente di 30 anni fa, a parte qualche ciuffo di capelli bianchi. Perilli è il marinaio, o il “marine militare”, per tutta Piazza Affari. Non solo perché ogni momento libero lo dedica alla barca a vela ma perché da giovane è stato per due anni Ufficiale per la Marina Militare Italiana e ha conservato, nello stile, un certo tratto militaresco nella gestione dei rapporti di lavoro e della gerarchia. E' uomo di mondo, è cresciuto nella grande scuola della vecchia Euromobiliare di Alberto Milla e di Guido Roberto Vitale. Ma non c’è dubbio che il team dei fedelissimi lo ha sempre riconosciuto come il leader carismatico. Non solo perché è da sempre il loro “capo”, come lo chiamano tuttora parlando tra di loro i dipendenti della nuova Equita, ma perché lo vivono come il più bravo del team. Così come capita a Valeri in Intermonte, dove la leadership non è imposta dall'alto per gerarchia ma accettata da tutti per le capacità e le competenze.

Entrambi hanno lo stile di gestione delle risorse umane dei vecchi “paron”: sfuriate e cazziatoni immerorabili, gesti di aiuto e solidarietà privata che tutti internamente alle due aziende ricordano e che hanno contribuito a galvanizzare i team. Sintetizzando il tratto umano e lavorativo di entrambi, si potrebbe dire che culturalmente non sono i più vecchi dei giovani ma i più giovani della vecchia guardia. Hanno prima rimpiazzato gli ex agenti di cambio, da cui tanto hanno imparato, e sono stati poi i più bravi a inventarsi il nuovo mestiere della banca d’investimento Made in Italy per compensare i ricavi calanti - causa tecnologia - del brokeraggio azionario. Facendolo, hanno anche creato posti di lavoro qualificati nell'industria finanziaria italiana. Bella coppia, verrebbe da dire. «Coppia? Bravissimi ma non li accomunate mai in niente, quei due non si sopportano. Mazzola e Rivera, in confronto, a Milano erano due grandi amici», commenta un ex broker rivale.

In effetti, il duello Perilli-Valeri va oltre la normale competizione. E sopravvive tuttora in nome di una rivalità che forse risale alle origini dei diversi mondi di appartenenza o più semplicemente alle tante battaglie competitive sostenute - con ogni mezzo - nel “catino” rimpicciolito di Piazza Affari. Entrambi, peraltro, negli ultimi anni hanno avuto l’intelligenza di fare un mezzo passo indietro per promuovere la trasformazione delle due vecchie sim in boutique finanziarie attive con successo nell'm&a. Equita si è anche quotata in Borsa, Intermonte non ancora. Trasformare un’azienda non è mai facile, Perilli e Valeri (o Valeri e Perilli) ce l’hanno fatta. Creando due realtà che sul mercato incidono. Chiedo a un banchiere d’affari che li conosce e stima entrambi: avrebbe senso se Intermonte ed Equita si aggregassero per costruire un grande polo italiano nel loro settore? «Loro e i loro team sono così bravi che insieme farebbero concorrenza totale a Mediobanca e altri big - spiega il banker - ma conoscendo Valeri e Perilli, credo che l'idea di mettersi insieme abbia la stessa probabilità' di una fusione tra Inter e Milan». Forse anche meno. Il derby milanese della finanza e' destinato ad andare avanti a lungo.

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