ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùEffetti della guerra in Europa

Reportage / Guerra in Ucraina, quel muro al confine con la Bielorussia

Viaggio nell’estremo Est della Polonia, dove si sta costruendo una barriera per i migranti non europei

di Gigi Donelli

Migranti, la Polonia avvia la costruzione del muro al confine con la Bielorussia

4' di lettura

Che l’aria in questa terra di confine sia davvero cambiata lo suggerisce lo schieramento dei missili Patriot lungo la pista di atterraggio all’aeroporto regionale di Jasionka-Rzeszòw. Sono arrivati dalla base tedesca di Ramstein il 15 marzo, una settimana prima della visita in Polonia di Joe Biden. Due giorni dopo il bombardamento russo sulla base di Yavoriv, 20 chilometri appena in territorio ucraino, a poco più di un’ora d’auto da qui dove, missili a parte, tutto scorre in una apparente normalità.

La presenza delle batterie di Patriot e dei cinquemila soldati della 82esima divisione aerotrasportata passati da poco attraverso lo scalo per affiancare il dispositivo difensivo polacco, contribuisce evidentemente all’atmosfera complessiva. Rzeszòw è una capitale regionale dinamica che ha un passato tormentato e tragico. Le guerre mondiali, la riscrittura dei confini, il passaggio rovinoso degli eserciti, lo sterminio della sua popolazione ebraica e l’esodo forzato degli sconfitti di turno tra Est ed Ovest dell’allora confine sovietico fanno parte del suo Dna. Un voivodato oggi governato dalla 42enne Ewa Maria Leinart, vasto quanto il Veneto, coperto per un terzo di foreste, e abitato da meno di due milioni di persone. Duecentomila vivono nella capitale regionale. Ai piedi dei Carpazi il benessere delle dodici stelle (quelle dell’Europa) s’irradia da un ventennio attraverso la sistematica trasformazione delle infrastrutture di questo solido bastione conservatore.

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Difesa, aerospazio, e presto anche idrogeno

La città è dei giovani diretti all’università e al prestigioso politecnico, decisi ad arruolarsi al più presto nelle truppe dei manager che da ogni parte del mondo corrono da e per le quasi 200 società del locale distretto aerospaziale e della difesa. La presidente regionale Leinart, la “marescialla”, ora dice di voler diversificare, restando comunque nel futuro, e puntando anche sull’idrogeno.

La guerra, comunque sia, non è estranea alle dinamiche che in trent’anni hanno trasformato l’ex Sudest depresso e impoverito della Polonia, nella città dei cantieri, dove si vendono nuovi appartamenti per giovani famiglie a 1.200 euro al metro quadro.

Il conflitto oltre frontiera qui non suscita dilemmi: i russi sono invasori e sono i soli responsabili della tragedia. I profughi ucraini - che si sono riversati nel paese da Medyka e dagli altri punti di transito - vanno aiutati con tutte le risorse disponibili. L’ipotesi di un coinvolgimento futuro della Polonia nelle ostilità, almeno a parole e grazie alla massiccia e rassicurante presenza americana, non sembra fare troppa paura.

Prima di consegnarmi le chiavi dell’auto l’impiegato della compagnia di noleggio vuole rassicurarmi: «I Patriot non solo possono abbattere i missili balistici in arrivo dalla Russia, ma funzionano anche contro i caccia più evoluti e persino contro i lanci delle armi a corto raggio. Allora, buon viaggio!».

L’Aviation Valley, immersa nelle foreste

Imbocco finalmente la strada che risalendo parallelamente al confine ucraino attraversa l’“Aviation Valley” in direzione di Lublino. Lo stabilimento di turbine e motori di Pratt & Whitney con i suoi 4.500 addetti è subito ai margini della città. Dopo altri 50 chilometri c’è il polo elicotteristico di Mielec, quello del “Black Hawk”, comprato da Sikorsky e poi nel 2015 dalla Lockheed Martin. Ancora avanti, si arriva alla Pzl Swidnik del gruppo Leonardo che produce elicotteri da guerra e non.

Le fitte foreste che coprono lo spazio verso il confine possono proteggere dagli sguardi indiscreti. Sulla sponda orientale c’è la regione ucraina della Volinia, l’angolo nordoccidentale del paese, teatro 70 anni fa di alcune stragi di civili polacchi che ancora pesano nei rapporti tra vicini. L’Est di confine è anche il bastione del più rigoroso conservatorismo targato PIS. «Dio, onore e patria» qui vanno per la maggiore e le aggressive campagne contro i diritti civili culminati nella rete delle città “Lgbt-free” abbracciata da diversi sindaci della regione, hanno portato più volte allo scontro, tanto con le ong polacche che con le autorità europee. Una campagna aggressiva che ha costretto persino l’amministrazione Biden a prendere le distanze.

I migranti qui non sono tutti uguali

Nel settore di confine di Wodawa la crisi umanitaria scatenata dalla guerra russa in Ucraina si salda con quella dei migranti mediorientali lungo la frontiera bielorussa. Un confine che diventa una recinzione invalicabile per i successivi duecento chilometri. La risposta della Polonia cambia radicalmente, addirittura si si ribalta: accogliere gli ucraini è un dovere, respingere gli yemeniti, gli iracheni, gli afghani e tutti gli altri non europei lo è altrettanto.

A Biawa Podlaska si fatica a trovare una camera per la notte. Gli alberghi lungo la frontiera sono pieni di militari polacchi e di rifugiati della Volinia. Il paese è triste e si fa presto silenzioso. All’albergo Unibus, due stelle e un grande parcheggio, la sera, una volta messi a letto i bambini, un gruppo di donne arrivate ai primi di marzo dall’Ucraina si attarda bruciando sigarette. Per loro è il tempo dell’attesa, e le notizie che arrivano da oltre frontiera non sono buone. Intanto nella zona chiusa nella foresta prosegue la costruzione del muro. Le donne che fumano mi spiegano che costruire quel muro appare indispensabile anche a loro. «Sono profughi diversi» mi dice la più giovane. L’unico a non essere convinto sembra essere il portiere di notte che le guarda distante, alza le spalle e torna ai suoi compiti.

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